Link Utili

mercoledì 9 agosto 2017

FOSSI IN TE IO INSISTEREI di Carlo G. Gabardini

Trama 5/5: Lettera a mio padre sulla vita ancora da vivere.

***
 Quando ero alle medie, c'era un ragazzo secchione con gli occhiali e la R pronunciata, non moscia che sembra una V, ma una R che si fa sentire. Parlava veloce e quando leggeva dava un'intonazione a ciò che leggeva che sentivi veniva dal cuore, non dalle parole. Insomma, a me piaceva molto, ma le medie sono una fase di transizione, se vuoi che gli altri ti guardino ti deve piacere quello popolare, anche se in cuor mio, a me piaceva lui. Quando ho visto Camera Cafè ho visto il personaggio interpretato da Gabardini, Olmo, con la R pronunciata, che parlava veloce ed è stato amore... letteralmente. Ora lui ha fatto coming out ma io lo amo ancora, quindi Carlo porta pazienza, sono donna ma potresti anche passarci sopra (non fate battutacce).
Fatta questa piccola premessa, quando ho visto il libro esposto l'ho preso subito, perché secondo me leggerlo significava sentire Carlo che lo raccontava con la sua parlata veloce e la R pronunciata.
E poi da quando papà non c'è più prendere un libro in cui un figlio parla del papà tocca per me una corda che non posso ignorare.
E' ancora fresca la mia perdita e mi domando spesso se da qui a 10-15 anni sarà ancora questo vuoto, sarà ancora che mi fermo a chiedere: "papà sto facendo questo, papà sto affrontando quello, è giusto? mi mandi un segno così capisco se sto facendo giusto o sbagliato"...
Mio papà e il papà di Carlo secondo me avevano molto in comune, erano personalità importanti (non nel senso famosi, importanti perché avevano un peso nella famiglia, tra gli amici, ovunque) e quando mancano queste persone chi resta porta un peso molto più grande di altri, e soprattutto questo peso ti condizionava prima, e dopo ancora di più.
Ora vi confido delle cose, che è più facile scriverle che raccontarle a qualcuno guardandolo negli occhi:
Noi abbiamo fatto un funerale civile a papà perchè non siamo mai stati credenti cattolici, papà credeva in Pacha Mama, e voleva essere cremato. Lui era convinto che sarebbe morto a 86 anni, non so perchè proprio a quell'età comunque lui era convinto, e ha sempre detto di voler essere cremato e le sue ceneri sparsi sul la Schiara (è la montagna più alta del gruppo della Schiara nelle Dolomiti Bellunesi). Abbiamo fatto come voleva lui, ma la mamma non se l'è sentita di portarlo lassù, allora l'abbiamo tenuto a casa, per il momento, quando compirà 86 anni lo porterò lassù come voleva... abbiamo trovato un compromesso.
Comunque al funerale civile non c'è una messa o qualcuno che parla, in teoria i familiari e gli amici si preparano qualcosa da leggere, e alla fine la famiglia ringrazia. Non è usuale fare il rito civile, e la gente è imbarazzata a parlare davanti al dolore, e soprattutto a dire qualcosa di suo pugno invece che leggere da un libro.
Così io e la mamma abbiamo scritto qualcosa, lei una lettera bellissima, lunga, in cui raccontava un sacco di cose.
Io invece ho scritto un foglio, che ho letto tra i singhiozzi, e alla fine mi sono sentita una cretina perché avrei potuto scrivere tantissimo, e i giorni successivi mi sono venute in mente una serie di aneddoti e frasi bellissime e poetiche, ma quel giorno no, non mi è venuto altro che quelle poche scemenze che ho letto. Alla fine della mia lettura nessuno ha fatto una mossa, sembravano pietrificati. Poi alla fine del funerale, persone che avevo visto pochissimo in vita mia mi hanno detto che ci sarebbero sempre state per me, e così è tuttora, una parente alla lontana mi ha abbracciato e ha detto: "siamo rimasti senza parole dalla tua lettura, penso che se morissi, vorrei che i miei figli dicessero questo per me, è la prova più grande dell'affetto che provi, non dimenticarlo mai quell'affetto"... a me erano sembrate delle scemenze. Chissà cosa ho percepito io di quello che ho detto....
Comunque, se avessi avuto il tempo penso che avrei voluto scrivere un libro come questo di Gabardini, perché rispecchia esattamente tutto quello che ho provato, provo, e proverò per mio papà.
E' un libro che porterò nel mio cuore, nella mia vita, tutti i giorni, e Carlo, un grazie di cuore per aver messo nero su bianco quello che io non sono stata in grado di scrivere, grazie per aver condiviso con me questo tuo amore e dolore e ricordo, e grazie al tuo papà e al mio che ci hanno sostenuto e ci hanno detto "Fossi in te io insisterei"!

***
PAG.73
Perché quando muore tuo padre, scompare un ruolo, una funzione, non solo una persona.

PAG.115
Ho la sensazione che tutti siano diventati mio padre e io il bimbo scemo, eterno indeciso, che ormai non sa più nemmeno scegliere fra acqua frizzante o naturale, e chiede approvazione per qualsiasi cosa non fidandosi mai di se stesso e del proprio giudizio. Ecco perché questo fatto non mi sembra per nulla positivo. Anche perché forse, sotto sotto, dire che mi fido di tutti indistintamente equivale a dire che non mi fido di nessuno.
E' che, andato via te, io qua di maestri non ne ho mica trovati. Poi magari tu non eri il miglior maestro possibile, però il padre - almeno quello - uno mica se lo deve scegliere. E se non scegli, non puoi sbagliare. E se non hai sbagliato, almeno per un poco il senso di colpa si placa.

PAG.123
... E voglio dirti una cosa: vuoi sentirla?"
"Non lo so."
"Te la dico lo stesso. Hai mai pensato che tuo padre sia morto per permettere a voi di vivere?"
"..."
"..."
"No. Mai."
"Guarda che il papà era una personalità molto ingombrante. Io lo conoscevo bene, era mio fratello. Un uomo straordinario, geniale, ma non semplice da crescerci accanto. Forse non è sbagliato che sia andata così. Forse è meno insensato di quello che pensi, Carlopepe."

Nessun commento:

Posta un commento