giovedì 10 agosto 2017

IL SENSO DI UNA FINE di Julian Barnes

Trama 3/5: La vita di Tony Webster è stata un fiume relativamente tranquillo, da costeggiare al riparo di scelte ragionevoli e sistematici oblii. Ora però la lettera di un avvocato che gli annuncia un'inattesa quanto enigmatica eredità sommuove il termitaio poroso del passato, e il tempo irrompe nella noia del presente sotto forma di parole risalenti all'adolescenza, quando Tony procedeva all'educazione morale, sentimentale e sessuale che ne avrebbe fatto, inavvertitamente come spesso accade, l'adulto che è. Il percorso a ritroso nelle zone d'ombra della vita, con i suoi dolori inesplorati e i suoi segreti, diventa cosi riflessione sulla fallacia della storia, "quella certezza che prende consistenza là dove le imperfezioni della memoria incontrano le inadeguatezze della documentazione", secondo il geniale amico dei tempi del liceo, Adrian Finn. Ed è dunque a quel punto di congiunzione, ai ricordi imperfetti come ai documenti inadeguati, che il vecchio Tony deve ora guardare per comprendere le vicissitudini del tony giovane. come ha potuto la ragazza di allora, veronica ford, preferirgli l'amico raffinato e brillante, adrian? ci sono solo camus e wittgenstein dietro l'estrema decisione di adrian? da che cosa ha voluto metterlo in guardia tanti anni prima la madre della ragazza? perchè a distanza di quarant'anni veronica ritorna nella sua vita con un bagaglio di silenzi e il rifiuto di dargli ciò che è suo? gli indizi da studiare tessono un filo d'arianna di reminiscenze inaffidabili.

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Questo libro è formato da due capitoli, e se del primo avrei sottolineato la maggior parte delle frasi, del secondo ho trovato buona parte inutile e qualche frase da ricordare.
In realtà non è affatto un brutto libro, anzi, però ti fa ragionare sulla percezione che abbiamo di noi stessi in gioventù e come cambiano le cose con il tempo...
Da giovani ci sentiamo invincibili, particolari, alcune volte particolarmente acuti e intelligenti, ci sentiamo di avere progetti grandiosi e alla fine potremo cambiare il mondo. Poi dalla scuola si passa al lavoro, che per quanto nobiliti fa perdere la voglia di vivere, perchè diciamocelo, solo pochi riescono a fare un lavoro che piace e soddisfa, tutti gli altri tirano a campare... e quando ci guardiamo indietro si vede quanto è stata ridimensionata la percezione del nostro futuro. E in un lampo siamo diventati mediocri. Non metto in dubbio che nel proprio piccolo ognuno di noi possa anche essere soddisfatto di quanto raggiunto, ma è comunque molto diverso da quanto avevamo in mente, ci siamo adeguati e adagiati e non abbiamo fatto la differenza. E poi ci sono le amicizie, quelle che avevamo dichiarato non avremmo mai perso perché erano importanti e invece la vita ti porta a percorrere strade diverse, e ciò che ti aveva accumunato prima, poi ti separa. E succede sempre, io ammiro quelli che sono amici da quando andavano a scuola e ora hanno tipo che ne so, 40 anni, per me è impossibile, la gente cambia anche da un anno all'altro, o almeno io sono cambiata e quindi anche le amicizie non possono andare avanti in eterno a meno che le persone in questione non facciano nulla, siano statici, senza avere nessuna evoluzione, ne esterna ne in profondità....
Insomma non è un libro facile, se decidi di fare due conti anche della tua vita e non solo di quella del protagonista, potresti vedere spiattellato qualcosa che non volevi vedere, oppure leggi e chiudi e amen...
In ogni caso, una buona lettura!

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