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giovedì 10 agosto 2017

LA CURA SCHOPENHAUER di Irvin D. Yalom

Trama 5/5: Julius Hertzfeld, eminente psichiatra, è alle prese con i conti che si fanno quando, come lui, si è affetti da una grave malattia. Per riparare gli errori commessi e per lanciare un'ultima sfida, contatta un ex paziente, Philip, filosofo arrogante, sessuomane e narcisista, e lo coinvolge in una terapia di gruppo. Del gruppo fa parte però anche una delle vittime della sessuomania di Philip, e la situazione genera un livello di tensione e coinvolgimento tali che nessuno resta più lo stesso. Hertzfeld affronta il trattamento di Philip ricorrendo al pensatore che l'arrogante filosofo considera il suo guru personale, il suo alter ego: Arthur Schopenhauer. E la "cura Schopenhauer" inizierà a mostrare i suoi effetti.

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Quando finisco un libro di Yalom mi viene da piangere al pensiero di staccarmene... Ha un modo di scrivere che mi mette completamente a mio agio e non mi stancherei mai di "ascoltarlo". Poi teniamo presente che i libri di Yalom sono intrisi di filosofia, materia per me oscura visti i miei studi tecnici, eppure sto scoprendo delle cose molto interessanti di filosofia, anche se non credo che opterò per studiarla nel modo tradizionale.
Mi stupisce come alcuni grandi filosofi abbiano anticipato di molto i tempi odierni e abbiano affrontato e visto con occhio clinico dei temi che io personalmente sto affrontando solo in quest'ultimo periodo della mia vita.
In questo libro per esempio il grande filosofo è Schopenhauer, di cui ho sentito parlare, sapevo che era un pessimista incallito e che era molto solo (come molti del suo genere). La storia raccontata alterna capitoli di narrativa a capitoli sulla vita di Schopenhauer, alcuni letti con curiosità e altri più noiosi che mi hanno ricordato perchè non ero attratta da questi studi. Ho apprezzato in alcuni tratti anche i rimandi al pensiero buddista che non avrei mai pensato potesse intrecciare la sua strada con i filosofi "nostrani".
La trama è piuttosto semplice: un medico che si relaziona con la morte imminente da lì a un anno circa, che fa un bilancio delle sedute di terapia fornite ai propri pazienti e decide di contattarne uno in particolare al quale sembra che la terapia non abbia giovato, con la curiosità di capire se invece ha dato i suoi frutti a lungo termine.
I due si rincontrano e stipulano una forma di contratto, uno farà da mentore all'altro se l'altro parteciperà alle sedute di gruppo per sei mesi.
E la cosa in un primo momento non sembra portare grandi frutti, ma il relazionarsi con gli altri comporta un cambiamento dapprima impercettibile e poi dirompente e devastante. E stare seduti in cerchio ti fa sentire talmente partecipe che anche tu ti metti in gioco e quando il medico chiede "come ti senti in relazione a quanto ti è appena stato detto" per un attimo pensi che la domanda sia rivolta a te, e poi ti accorgi che qualcun'altro prende la parola e risponde.
Ho letto che molti sono rimasti delusi dal finale sbrigativo, in realtà penso che sia solo una percezione, la realtà sarebbe stata uguale, ma noi ad un certo punto siamo talmente partecipi al gruppo che come i protagonisti non abbiamo nessuna voglia della "fine", la rifiutiamo e l'epilogo ci sembra così freddo e impersonale.
Un libro che merita davvero di essere letto, e gustato parola per parola, con la malinconia dell'ultima pagina.

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