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mercoledì 9 agosto 2017

CHE NE E' STATO DI TE, BUZZ ALDRIN? di Johan Harstad

Trama 4/5: In un mondo in cui tutti vorrebbero trovarsi sotto la luce dei riflettori per un giorno, un’ora, o almeno qualche minuto, c’è chi aspira solo all’oscurità e al silenzio. Non tutti vogliono essere il numero uno, spiega a se stesso e agli altri Mattias, il cui idolo è l’astronauta Edwin “Buzz” Aldrin, il secondo uomo sulla luna e il valoroso capitano del modulo lunare: lui sì una ruota ben funzionante nell’ingranaggio, come anche Mattias si augura di diventare. Per questo ha scelto il lavoro tranquillo del giardiniere, la compagnia di pochi amici e di una fidanzata amatissima e si prepara a vivere un’esistenza piena e soddisfacente anche se – o proprio perché – trascorsa nell’ombra. Un giorno però l’idillio si spezza: il vivaio fallisce, la fidanzata lo lascia e l’orizzonte che Mattias si è costruito si rivela di colpo troppo angusto per lasciargli una via d’uscita. Per fortuna l’amico Jørn, leader di un gruppo rock, lo arruola per un concerto nelle isole Faroe nella segreta speranza che l’amico torni a far sentire la sua fantastica voce. Ma Mattias non è ancora pronto per la ribalta. Per lui la tournée si interrompe ancora prima di cominciare. Confuso e dolorante, si sveglia in piena notte su una strada deserta, con una ingente somma di denaro in tasca e nessun ricordo dell’accaduto. Soccorso dallo psichiatra Havstein, Mattias si unirà a lui e alla sua piccola comunità di ex pazienti ospitata in una vecchia fabbrica dismessa. È in questa natura fatata e solitaria, fatta di pochi colori lancinanti – dal verde incessante e senza alberi al rosso sangue del mare durante la rituale caccia alla balena – che Mattias conosce finalmente la discesa agli inferi di un passato troppo doloroso per essere ricordato e la successiva risalita alla vita adulta, alla responsabilità di se stesso, degli altri, dell’amore.

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Avevo cominciato questo libro ancora a maggio, poi però l'avevo accantonato perchè mi pareva un po' pesante e noioso... Con le ferie mi sono detta che era tornato il suo momento, che forse con un'attimo di calma avrei potuto apprezzarlo, e in effetti è stato così.
E' un libro difficile da recensire, il protagonista Mattias vorrebbe essere come Buzz Aldrin, il secondo uomo sulla luna perché è facile essere il primo ma molto più difficile essere il secondo. Perché?
Molte persone caratterialmente sono al centro dell'attenzione, per quello che fanno per come lo fanno per le loro idee e perchè qualcuno è così e basta.
E poi ci sono gli altri, i secondi, che vogliono essere importanti ma invisibili, vogliono essere utili a qualcosa ma senza avere un'attenzione sproporzionata, vogliono aiutare gli altri, ma senza essere ringraziati nella pubblica piazza.
E poi ancora ci sono quelli che non voglio essere ne visibili ne utili, ma questa è un'altra storia.
Essere secondi non è facile, sia perchè si rischia comunque di avere i riflettori puntati contro, sia perchè si potrebbe effettivamente non essere in prima fila e comunque non venire riconosciuti. E' un confine labile quello tra rimanere in disparte ma considerati e quello di rimanere in disparte e non essere nemmeno calcolati.
Ora Mattias mi ha fatto arrabbiare in molte pagine.
E forse questo è lo scopo del libro.
Non so, però capisco l'essere secondi, ma non comprendo per niente scappare dai problemi, scappare dalle situazioni ingestibili sia praticamente sia a livello di emozioni. E Mattias scappa continuamente.
Scappa dai compagni di scuola, dalle amicizie, dagli amori, dalla famiglia,  fa stufare tutti quelli che gli stanno attorno, quindi è molto difficile volergli bene anche per il lettore. In effetti pur essendo il protagonista non mi è stato simpatico per niente, ma mi è piaciuto il contorno, per quanto lui scappasse erano inevitabili i sentimenti e le sensazioni che lo circondavano, perché si può cercare di essere il secondo quanto si vuole, ma l'essere considerati, sta lì la chiave di tutto.

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PAG.13
La persona che ami è fatta per il 72% di acqua e non piove da settimane.

PAG.13
E' martedì. Su questo non c'è dubbio. Me ne accorgo dalla luce, fuori dalle finestre il traffico scorrerà tutto il giorno tranquillo, disimpegnato, la gente andrà avanti e indietro per abitudine, non per necessità. Martedì. Il giorno più inutile della settimana.
Un giorno che quasi non si nota, tra tutti gli altri. L'ho letto da qualche parte, non ricordo più dove, ma a quanto pare secondo le statistiche si è appurato che in un normale martedì si conclude il 34% di contratti in meno che in qualsiasi altro giorno della settimana su scala mondiale. E' semplicemente così. In compenso ci sono molti più funerali il martedì che nel resto della settimana. Le cose tendono ad accumularsi, non c'è niente da fare.

PAG.38
Perché è capitato anche a te, di esserti innamorato di qualcuno della tua classe, il primo o il terzo giorno di scuola, e lo spazio diventa infinitamente ristretto, stare nel banco diventa imbarazzante, non c'è un punto su cui puoi fissare lo sguardo, perché se guardi lei, o lui, se ne accorgono tutti, e se guardi da un'altra parte, il muro, per esempio, al di là di chi ti interessa, verso la lavagna, come se lei o lui non esistesse, anche allora se ne accorgerebbero e penserebbero che non sei normale, a startene lì a far finta che non te ne importa niente. Perché non si può nascondere sei trasparente. Sei come cellofan. E altrettanto fragile.

PAG.169
Stai cercando te stesso? Pensa se quello che trovi non ti piace, e devi viverci per il resto della vita.

PAG.174
... e io dovevo lottare per tener su la testa e non farla penzolare sul petto, pareva diventata un macigno, piena com'era di avanzi di ogni tipo e troppa aria pura.

PAG.183
Mi manca l'anonimato. L'assenza di aspettative. Mi manca il vecchio me stesso. Non mi sento bene. In un certo senso l'avevo previsto che non poteva andare così liscia. Ho trent'anni di vita da cancellare. Nessuno ha così tante gomme.

PAG.319
Parlavo, parlavo, e quando la sera andavo via, le parole restavano lì, attaccate alle pareti, al soffitto, sparse sul pavimento, in disordine.

PAG.332
"Sai, Mattias, è impossibile non lasciare qualche traccia di sè. Ci sarà sempre qualcuno che ti vede. Qualcuno che ti ricorda. Qualcuno che ti ama. Quasi sempre. Non c'è niente da fare."
"Non è questo. Non è che non voglia lasciare tracce, solo che non devono per forza essere così visibili per tutti. [...] Non tutti vogliono stare in prima fila. Qualcuno può anche decidere di essere il numero due."

PAG.379
SeRve una forza di volontà immensa, e fortuna, e abilità per arrivare primi. Ma serve un cuore gigantesto per essere il numero due.

PAG.392
La palla di neve che avevo cominciato timidamente a far rotolare quel giorno in montagna, qualche settimana fa, era cresciuta a dismisura e ormai precipitava a valle con una forza immane, e chiunque avesse cercato di fermarla, l'avrebbe fatto a costo della vita.



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