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mercoledì 9 agosto 2017

E GLI IPPOPOTAMI SI SONO LESSATI NELLE LORO VASCHE di Jack Kerouak e William Burroughs

Trama 2/5: 13 agosto 1944: il giovane Lucien Carr, per difendersi dalle avances dell’amico David Kammerer, lo ammazza e ne getta il corpo nelle acque dello Hudson. Due altri suoi amici, William Burroughs e Jack Kerouac, vengono arrestati per non aver denunciato l’omicidio. Forse anche per elaborare a modo loro l’accaduto, i due scrittori ne tracciano in seguito un resoconto a quattro mani iperrealistico e visionario, dissepolto solo in anni recenti. Raccontando a capitoli alternati, Burroughs e Kerouac assumono il punto di vista di due personaggi-narratori: Burroughs quello di Will Dennison, barista originario del Nevada, sempre preceduto dalla sua «ombra di un metro e novanta», Kerouac quello del marinaio Mike Ryko, «un finlandese diciannovenne dai capelli rossi». Attraverso il loro sguardo e intorno ai protagonisti del tragico fatto di cronaca vediamo così delinearsi una folta compagnia anarco-utopista e sgangherata, euforica e malinconica, che trascorre giorni e notti bevendo e fumando in pub luminescenti, leggendo Faulkner e sognando di raggiungere Parigi. Sullo sfondo, una New York caotica, atterrita e aggressiva, una metropoli di fine guerra in cui il caos visivo è tutt’uno con quello acustico, con le radio che trasmettono le note della Prima Sinfonia di Brahms o il reportage concitato di un giornalista su un circo in fiamme dove «gli ippopotami si sono lessati nelle loro vasche». In questo unico, anomalo dettato contrappuntistico, il lettore può trovare miracolosamente armonizzati gli stili e le lingue di due protagonisti primari della beat generation: il realismo «on the road» e l’andamento jazz di Kerouac (specie nei dialoghi), e le accensioni lisergiche di Burroughs, preannuncio del suo sperimentalismo allucinato.

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Avete presente quando arrivate in posta, o salite sull'autobus e arrivate che le due pettegole di fianco hanno già iniziato un discorso parecchi secoli prima?
Attimo di silenzio al vostro arrivo e poi si riprende con il gossip.
Voi percepite tutto il discorso perché è inevitabile, solo che lo seguite dal vostro arrivo e non da prima, quindi è difficile tessere tutti i fili che uniscono personaggi e trama.
Alla fine spesso non capite e tirando le somme dite "queste non hanno altro da fare che parlare di ste cazzate". Poi magari era un discorso serio, e aveva un senso, ma se non sapete tutto il contesto, se non conoscete la filosofia delle persone coinvolte, come ci sono arrivate lì e tutto il resto, effettivamente è una cazzata. Ma magari anche no.
Ecco questo libro è la stessa cosa, sono arrivata a metà discorso.
Ho ricordi vaghi della beat generation e quel poco che ho letto secoli fa ero nella fase "mi tocca leggerlo per la scuola", quindi non ho ovviamente cognizione di causa, anzi sarebbe pure il caso di ripassare un po' con maggiore consapevolezza. Nel frattempo mi sono letta questo libro, scelto solo per il titolo, e mi sono ritrovata un fatto realmente accaduto, romanzato, i nomi dei personaggi cambiati, ma per chi inizia il discorso da principio i nomi sono noti, per chi arriva a metà discorso pare una cazzata.
Il titolo abbastanza evocativo mi ricorda molto "ognuno naviga nella propria merda" ma non importa, se questi della beat sono stati dei grandi scrittori bevendo fiumi di alcool, meglio che affrontiate questa lettura almeno con un paio di birre in corpo (per iniziare), è caldo magari non dispiace una birretta fresca :)

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