Trama 5/5: Quattordici persone, nevrotiche e alienate nel loro rapporto con il lavoro e con il mondo esterno, decidono di lasciare una Terra disumana e oppressiva e di partire per il pianeta Delmak-O. Per Ben Tallchief, dopo una vita fallimentare, sembra embra aprirsi un futuro di euforica comunione con gli altri; e così è anche per Seth Morley, insoddisfatto del suo lavoro. Ma all'improvviso il satellite delle comunicazioni viene distrutto e i quattordici umani si ritrovano da soli sul pianeta, in un crescendo di misteri, terrore e morte.
La realtà oggettiva vacilla, e l'intero paesaggio sembra solo un inganno dei sensi, un fondale di cartapesta dove gli uomini si agitano come marionette mosse a caso da una divinità folle e imperscrutabile. Scritto nel 19GB, Labirinto di morte affronta uno dei temi più cari a Philip K. Dick: cosa è reale e cosa non lo è.
Romanzo collettivo che sfocia a volte in un trattato filosofico, Labirinto di morte echeggia di quel pensiero religioso astratto e logico che sarà per Philip K. Dick il vero e proprio motivo dominante nell'ultima sua opera, la Trilogia di Valis.
La realtà oggettiva vacilla, e l'intero paesaggio sembra solo un inganno dei sensi, un fondale di cartapesta dove gli uomini si agitano come marionette mosse a caso da una divinità folle e imperscrutabile. Scritto nel 19GB, Labirinto di morte affronta uno dei temi più cari a Philip K. Dick: cosa è reale e cosa non lo è.
Romanzo collettivo che sfocia a volte in un trattato filosofico, Labirinto di morte echeggia di quel pensiero religioso astratto e logico che sarà per Philip K. Dick il vero e proprio motivo dominante nell'ultima sua opera, la Trilogia di Valis.
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Cosa è reale e cosa non lo è? E qual è il confine tra finzione e realtà?
Credo che queste domande ce le poniamo tutti, Dick in particolare si è fatto queste domande in un tempo non sospetto, un tempo in un cui non esisteva Facebook e tutti i social, non c'erano i cellulari tanto meno gli smartphone per essere sempre connessi, non c'erano probabilmente ne le scie chimiche ne i complotti delle multinazionali. Forse c'era solo la fantasia e le visioni di chi si faceva di sostanze stupefacenti (come erano stupefacenti gli effetti) o semplicemente di chi sognava mondi tecnologici e all'avanguardia.
Peccato che la tecnologia si sia evoluta per rispondere alle esigente del Grande Fratello, altro visionario...
Comunque Dick in questo libro ci porta per mano e ci fa camminare sempre in bilico, su di un confine molto stretto tra realtà e follia, tra ciò che è realmente vero e ciò che noi percepiamo come vero.
Inquietante, claustrofobico, e oltre modo reale (o forse l'ho percepito io così), nel senso che molte cose a ben guardare anche nella nostra vita non si capiscono bene, non sappiamo se siano vere o se siano solo percezioni, e quante volte ci è sembrato di vivere un sogno, quando ci risvegliamo alcune cose sono così nitide che sembrano realmente accadute, o in sogno torniamo sempre negli stessi posti, o alla fine nella vita reale abbiamo creato dei ricordi che non sono mai esistiti, e cosa è vero di tutto questo, cosa non lo è?
Un libro che consiglio a tutti di leggere e comincerete a guardarvi attorno con occhi diversi.
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