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giovedì 10 agosto 2017

CREPUSCOLO di Kent Haruf

Trama 5/5: Secondo volume della Trilogia della Pianura di Kent Haruf, pluripremiato autore americano che dopo Canto della pianura e prima di Benedizione torna nella città di Holt, Colorado, con un romanzo magistrale. “Si sente il ritmo di Hemingway, ingway, l’epica di Faulkner e la malinconia di Čechov.” - Eraldo Affinati
Alcuni protagonisti di Canto della pianura ritornano, come i fratelli McPheron che, ormai invecchiati, stanno imparando a vivere senza Victoria Roubideaux, la madre single che avevano preso ad abitare con loro e che ora ha lasciato il ranch per iniziare il college. Ma si affacciano sulla scena anche volti nuovi, come quello di un ragazzo solitario che si prende cura stoicamente di suo nonno. Dietro esistenze apparentemente banali, ritroviamo la maestria di Haruf nel rendere universali i temi della solitudine e della sofferenza. Attraverso vite che si intersecano, Crepuscolo ci svela il lato più profondo degli esseri umani: la loro fragilità e resistenza, il loro egoismo e la bontà, e la loro capacità di costruire legami solidi e intimi, oltre la famiglia. [2° volume]

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Vorrei potervi dire con parole semplici e incisive che questo libro dovete leggerlo perché ....
Poi però non trovo queste parole semplici, o meglio le trovo ma sono troppe, è un libro che va letto, come gli altri della Trilogia, per leggere di persone assolutamente normali che vivono vite assolutamente normali, e per questo sono libri privi di qualsiasi colpo di scena, di qualsiasi suspance, di qualsiasi cosa che non sia la narrazione semplice di vita qualunque...
E per questo pura poesia, Haruf riesce a rendere poetica, speciale, e importante la vita insignificante di tutti i personaggi nominati.
Con le loro assurdità, con i loro problemi, con i loro dubbi e le loro debolezze, Haruf parla di tutti noi, di tutte le nostre difficoltà, di tutte le nostre vite insignificanti, e le rende speciali.
Haruf è poesia, Haruf è stato una grande perdita per l'umanità intera.

CANTO DELLA PIANURA di Kent Haruf

Trama 5/5: Con Canto della pianura si torna a Holt, dove Tom Guthrie insegna storia al liceo e da solo si occupa dei due figli piccoli, mentre la moglie passa le sue giornate al buio, chiusa in una stanza.Intanto Victoria Roubideaux a sedici anni scopre di essere incinta. Quando la madre la caccia di casa, la ragazza chiede aiuto a un’insegnante della scuola, Maggie Jones, e la sua storia si lega a quella dei vecchi fratelli McPheron, che da sempre vivono in solitudine dedicandosi all’allevamento di mucche e giumente.Come in Benedizione, le vite dei personaggi di Holt si intrecciano le une alle altre in un racconto corale di dignità, di rimpianti e d’amore. In particolare, in questo libro Kent Haruf rivolge la sua parola attenta e misurata al cominciare della vita. E ce la consegna come una gemma, pietra dura sfaccettata e preziosa, ma anche delicato germoglio.
Questo libro è per chi ama spostarsi solo con il pensiero, meglio se in poltrona e sotto una coperta a scacchi rossi e blu, per chi riesce a sentirsi a casa anche solo con una finestra aperta sul cielo, per chi cerca su google maps i luoghi dei libri, meglio se immaginari, e per chi ha deciso di affidarsi al tempo, nella convinzione che lo spazio possa sempre tradirlo. [1° volume]

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Haruf continua ad incantarmi con la sua parlantina, mi racconta di un passato a Holt, prima di Benedizione, mi racconta di una stagione fredda, e mi racconta in modo più movimentato e allegro di giovani vite... Ragazzini la cui madre depressa se ne va di casa, di una ragazza delle superiori che si ritrova fuori di casa perché incinta, mi racconta di uomini e di donne che nella loro vita non hanno affrontato la coppia ma ne sono scappati o si sono accontentati di assaporarla appena...
Se in Benedizione si tiravano le somme, qui si sta seminando.
I giovani qui stanno cominciando a crescere, stanno gettando le basi per la loro vita futura e dalle piccole scelte di ogni giorno, sebbene semplici e commisurate all'età, ne uscirà una pianta rigogliosa o una pianta misera e stentata.
Pur avendo un ritmo più sostenuto, mi meraviglia che Haruf non sprechi mai una parola in più per le descrizioni, riesce a rendere l'ambiente circostante perfetto e accurato pur non dicendo una parola in più, è assolutamente fantastico!
Di questi personaggi credo di poter affermare con certezza che i fratelli McPheron, anche loro come Haruf non dicono una parola di più di quel che serve, siano sicuramente e indiscutibilmente le persone più amabili e autentiche di questo libro.
Mi hanno affascinato come raramente mi capita, due anziani fratelli che non hanno mai fatto famiglia, rimasti orfani da giovani hanno sempre vissuto insieme, e accolgono Victoria in casa quando la madre la sbatte fuori, si affezionano a lei, la curano e la proteggono.
All'inizio ho pensato che in questo libro le donne non ne escono particolarmente bene, perché una madre è depressa e l'altra insoddisfatta sbatte fuori la figlia solo perché incinta. Però poi ci sono Maggie Jones l'insegnante e Victoria, e allora la questione si è riequilibrata... poi ci sono i ragazzini con il padre Tom che spesso mi da l'impressione di non guardarli poi tanto, però poi li ama, e i fratelli McPheron.
E alla fine, visto che il libro inizia spiegando cos'è il "plainsong" da cui trae il nome, ovvero un canto fermo, un canto gregoriano, mi sembra che abbia un senso, perché quando penso a questo tipo di canto immagino un tono costante, coordinato, la voce di molti che si fonde in un unico tono.
Non mi stancherei mai di leggere Haruf e spero che i nuovi libri vengano pubblicati velocemente per continuare a stare in mezzo a queste persone meravigliose che lui mi ha fatto conoscere.

BENEDIZIONE di Kent Haruf

Trama 5/5: Nella cittadina di Holt, in Colorado, Dad Lewis affronta la sua ultima estate: la moglie Mary e la figlia Lorraine gli sono amorevolmente accanto, mentre gli amici si alternano nel dare omaggio a una figura rispettata della comunità. Ma nel passato di Dad si nascondono fantasmi: il figlio Frank, che è fuggito di casa per mai più tornare, e il commesso del negozio di ferramenta, che aveva tradito la sua fiducia. Nella casa accanto, una ragazzina orfana viene a vivere dalla nonna, e in paese arriva il reverendo Lyle, che predica con passione la verità e la non violenza e porta con sé un segreto. Nella piccola e solida comunità abituata a espellere da sé tutto ciò che non è conforme, Dad non sarà l’unico a dover fare i conti con la vera natura del rimpianto, della vergogna, della dignità e dell’amore.
Kent Haruf affronta i temi delle relazioni umane e delle scelte morali estreme con delicatezza, senza mai alzare la voce, intrattenendo una conversazione intima con il lettore che ha il tocco della poesia. [3° volume]

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Al primo sguardo qualcuno potrebbe dire di non aver letto niente di speciale, assolutamente nessun capolavoro, quasi al limite dall'essere insignificante...
Il fatto è che il primo sguardo finisce, e poi inizia un modo nuovo di vedere le cose, e ti accorgi di avere in mano non solo un capolavoro ma una perla rara di bellezza, delicatezza e al tempo stesso spietato.
A parte il piccolissimo (e forse insignificante, non lo so, lo dirò a fine lettura della trilogia intera) particolare, che nell'edizione italiana Benedizione è il primo libro della Trilogia, ma è stato scritto nel 2013 e se poi passate a Canto di pianura, ovvero il secondo libro della Trilogia e guardate l'anno in cui è stato scritto, vi trovate il 1999 (io non capirò mai sta mania tutta italiana di cominciare sempre dal fondo), mi pare di capire comunque che i personaggi sono gli stessi, solo che in questo libro si fanno i conti con la fine (appunto, si inizia sempre al contrario noi)....
Insomma è una sorta di libro dei conti, per alcuni personaggi sono i conti dell'età intorno ai 50 circa, in cui non si ha una relazione stabile, ci sono state occasioni sprecate, oppure figli che sono mancati e quindi i genitori non sono più così atti a vivere pienamente, perché un figlio che muore è una parte di te che se ne va per sempre.... e poi c'è Dad, la voce che si fa più sentire che invece è alle prese con la fine, la fine ultima, e si sa che in punto di morte si fa ammenda, con gli altri ma soprattutto con se stessi.
Si vorrebbe riuscire a chiudere tutte le pendenze ma non sempre è possibile e ti rimane addosso il senso di colpa, il senso del "non concluso" che a me provoca una sofferenza inaudita....
Il libro è scritto con frasi brevi, non c'è spreco di parole per le descrizioni, e nonostante tutto ho percepito l'ambientazione e i personaggi in modo così vivido da lasciare senza fiato...
E ho negli occhi quella finestra sempre aperta con la tenda che si muove dentro e fuori, la brezza verso il tramonto, i colori caldi, i campi con le balle di fieno tipiche delle zone aride dell'America, un'immobilità tipica dell'estate torrida, e sentivo il frinire delle cicale, una poesia....
Credo che sia un libro immenso, un libro che non ti dice nulla se tu non sai guardare con introspezione nella tua vita, perché tutti dobbiamo fare qualche conto prima o poi...magari è un invito a farlo prima, in modo da non sprecare la nostra vita guardando solo fuori dalla finestra.
Haruf fa tanti inviti tra queste righe che potrei parlarne all'infinito... allora ne faccio uno io a voi: leggetelo!