mercoledì 26 giugno 2013

HUNGER GAMES di Suzanne Collins

5/5 Trama: Quando Katniss urla "Mi offro volontaria, mi offro volontaria come tributo!" sa di aver appena firmato la sua condanna a morte. E il giorno dell'estrazione dei partecipanti agli Hunger Games, un reality show organizzato ogni anno da Capitol City con una sola regola: uccidi o muori. Ognuno dei Distretti deve sorteggiare un ragazzo e una ragazza tra i 12 e i 18 anni che verrà gettato nell'Arena a combattere fino alla morte. Ne sopravvive uno solo, il più bravo, il più forte, ma anche quello che si conquista il pubblico, gli sponsor, l'audience. Katniss appartiene al Distretto 12, quello dei minatori, quello che gli Hunger Games li ha vinti solo due volte in 73 edizioni, e sa di aver poche possibilità di farcela. Ma si è offerta al posto di sua sorella minore e farà di tutto per tornare da lei. Da quando è nata ha lottato per vivere e lo farà anche questa volta. Nella sua squadra c'è anche Peeta, un ragazzo gentile che però non ha la stoffa per farcela. Lui è determinato a mantenere integri i propri sentimenti e dichiara davanti alle telecamere di essere innamorato di Katniss. Ma negli Hunger Games non esistono gli amici, non esistono gli affetti, non c'è spazio per l'amore. Bisogna saper scegliere e, soprattutto, per vincere bisogna saper perdere, rinunciare a tutto ciò che ti rende Uomo. [1° volume]

Sinceramente non saprei cosa dire riguardo a questo libro.
Avevo amato oltre misura Battle Royale, e questo si basa sullo stesso principio: un'arena, un tot di partecipanti, un solo vincitore.
Mettiamoci un futuro molto prossimo, mettiamoci nonostante tutto un po' di umanità, spirito di sopravvivenza e avremo un capolavoro.
Forse sono di parte, ma il libro è stupendo, non ho trovato falle, non ho trovota refusi di stampa, e la storia è accattivante, una volta iniziata non ti fermi e alla fine hai ancora sete di storia.
Mentre lo leggevo sono andata a vedere il film, e come sempre manca qualcosa, o è stato aggiustato qualcos'altro per adattarlo alla pellicola, ma nonostante questo uno dei pochi film che si attiene fedelmente al libro.
Meravigliosi entrambi, libro e film.
Da non perdere!

L'INCREDIBILE STORIA DI SOIA E TOFU di Pallavi Aiyar

2/5 Trama: Contrariamente all'opinione comune, non è per niente facile la vita di un gatto. Soprattutto a Pechino. Lo sanno bene Soia e Tofu, gli irresistibili protagonisti di questo romanzo. Soia è grosso, rosso e baldanzoso. È convinto di essere il più abile cacciatore al mondo di libellule, anche se non ne ha ancora catturata una: quelle dispettose scappano sempre all'ultimo momento. Tofu, invece, è una piccola randagia: nata in un bidone della spazzatura, è più timida e schiva. Pur essendo così diversi tra loro, quando vengono allontanati dalle rispettive famiglie e si ritrovano a vivere insieme nella stessa casa, i due diventano inseparabili. Soia, più esperto, guida Tofu nel mondo degli umani, queste creature così poco abili a comunicare che non comprendono nemmeno il significato dei suoi miagolii e dei movimenti della sua coda. E Tofu ben presto impara la regola più importante: mai varcare il cancello del giardino, là da dove un giorno spunta il volto sorridente di Xiao Xu. Trionfante, l'uomo annuncia che un'azienda che produce cibo per gatti ha scelto Soia come testimonial per una grande campagna pubblicitaria. È l'inizio di un'incredibile avventura, grazie alla quale i due gattini esploreranno il mondo al di là degli hutong del centro di Pechino e, affrontando sfide e pericoli, diventeranno grandi. Una toccante storia da leggere a mente aperta e senza preconcetti, come farebbe un bambino, per scoprire che gli animali protagonisti di questo romanzo non sono poi tanto diversi dagli uomini, con le loro personalità e convinzioni, e soprattutto il loro costante bisogno di verità, giustizia e amore. Un romanzo ricco di riferimenti alla Cina di ieri e di oggi, che regala illuminanti spunti a tutti coloro che sentono il bisogno di capire meglio chi siamo, da dove veniamo e dove stiamo andando.

Mi piaceva molto l'idea di una storia di gatti ambientata in oriente, a Pechino, ma dell'ambientazione si è parlato scarsamente e solo a tratti.
I nomi dei gatti sono strepitosi, penso che li prenderò in considerazione per il prossimi gatti che arriveranno a casa, però Soia pensavo fosse la micia e Tofu il micio, invece ovviamente era il contrario.
Per il resto che dire, è scorrevole e si legge velocemente, è una storia di gatti ma per fortuna non la solita storia noiosa di cosa fanno i gatti tutto il giorno, tra cui mangiare e dormire.
Ci hanno inserito un piccolo mistero, una coalizioni di gatti che lotta per eliminare il cattivo e punirlo.
Carina l'idea ecco, però Soia è un gatto tronfio, pieno di sè e altezzoso, Tofu una gattina timida che si nasconde sempre...
E' un libro di intrattenimento ma niente altro, peccato perchè poteva distinguersi meglio, ne aveva il potenziale. 

FAI BEI SOGNI di Massimo Gramellini

5/5 Trama: Fai bei sogni è la storia di un segreto celato in una busta per quarant'anni. La storia di un bambino, e poi di un adulto, che imparerà ad affrontare il dolore più grande, la perdita della mamma, e il mostro più insidioso: il timore di vivere. Fai bei sogni è dedicato a quelli che nella vita hanno perso qualcosa. Un amore, un lavoro, un tesoro. E rifiutandosi di accettare la realtà, finiscono per smarrire se stessi. Come il protagonista di questo romanzo. Uno che cammina sulle punte dei piedi e a testa bassa perché il cielo lo spaventa, e anche la terra. Fai bei sogni è soprattutto un libro sulla verità e sulla paura di conoscerla. Immergendosi nella sofferenza e superandola, ci ricorda come sia sempre possibile buttarsi alle spalle la sfiducia per andare al di là dei nostri limiti. Massimo Gramellini ha raccolto gli slanci e le ferite di una vita priva del suo appiglio più solido. Una lotta incessante contro la solitudine, l'inadeguatezza e il senso di abbandono, raccontata con passione e delicata ironia. Il sofferto traguardo sarà la conquista dell'amore e di un'esistenza piena e autentica, che consentirà finalmente al protagonista di tenere i piedi per terra senza smettere di alzare gli occhi al cielo.

[spoiler]
Gramellini per me è il giornalista che dice le notizie da Fazio, a Che tempo che fa.
E' ironico, è diretto, è lui.
Leggere questo libro è stato un po' come farmi gli affari suoi, come passare una giornata con lui (lontano dalla televisione) e vedere un po' che fa.
Da una parte vorrei continuare a vederlo come giornalista, arguto e ironico seduto nella poltroncina di Fazio. Dall'altra parte poter toccare anche se per un breve istante quello che è stato prima, è spiazzante, ma lo vedo come una sorta di liberazione per lui e un onore per me.
Sì un onore perchè lui mi piace, e quando una persona mi piace vorrei poterlo conoscere di più, vorrei un po' farlo mio, sono gelosa e golosa del tempo che potrei trascorrere insieme.
Il romanzo in sè non è un capolavoro, è scritto in modo piuttosto semplice (che da un giornalista come lui mi aspettavo più arzigogolato), lo si legge alla svelta, e si soffre con lui.
Ma il vero protagonista in questa vicenda, non è lui, bambino abbandonato da una madre malata, non è nemmeno la madre che per paura ed egoismo preferisce morire invece che vivere. E' il padre. Lui è il vero eroe in questa vicenda.
Provate a pensare, ci vuole coraggio per buttarsi dal 5° piano, e quando si sente questa notizia si pensa a quanto triste poteva essere questa persona, spaventata, disillusa dalla vita.
Un bambino orfano di madre suicida, poverino, pensa a quali complessi si farà crescendo, nessuno dovrebbe crescere senza mamma.
E poi all'ombra c'è un padre.
Nessuno mai pensa a lui.
Lui che perde una moglie, l'amata che non ha voluto aggrapparsi alla sua mano stretta, che ha preferito andarsene e gli lascia un cuore dilaniato.
E in questo dolore c'è un figlio da crescere, da proteggere. Il papà deve fare tutto da solo. Non può confrontarsi su cosa potrebbe essere giusto o sbagliato per il proprio figlio, ha tutto il peso del mondo sulle spalle.
E' toccante, è umano, è un papà.
Io vorrei fare un appello a tutti i papà che si trovano in questa situazione: non negate mai parole e abbracci a vostro figlio, saranno le uniche cose a cui entrambi vi potrete aggrappare per dividere il dolore grande che state vivendo. Non vergognatevi mai di piangere e di esprimere il vostro dolore. Dentro vi logora, come una malattia.

[Note]
PAG.28
Non essere amati è una sofferenza grande, però non la più grande. La più grande è non essere amati più. Nelle infatuazioni a senso unico l'oggetto del nostro amore si limita a negarci il suo. Ci toglie qualcosa che ci aveva dato soltanto nella nostra immaginazione. Ma quando un sentimento ricambiato cessa di esserlo, si interrompe brutalmente il flusso di un'energia condivisa. Chi è stato abbandonato si considera assaggiato e sputato come una caramella cattiva. Colpevole di qualcosa d'indefinito.
Così mi sentivo io. Non avevo saputo trattenerla. Forse era andata a cercarsi un figlio che riuscisse a disegnarla meglio.
Eppure sentivo che sarebbe riapparsa. Magari con l'altro figlio. Pazienza. Avrei accettato qualsiasi umiliazione, purché tornasse da me. 
PAG.52
Mi tenne un discorso molto razionale che durò tre semafori rossi e si concluse in retromarcia al parcheggio con questo dispaccio solenne: eravamo sistemati male tutti e due, ma dei due chi stava messo peggio ero io, perchè una moglie si può sostituire, una mamma no.  (Un uomo che dice questo al proprio figlio lottando contro il dolore della perdita dell'amata, per me è un eroe. In quel momento lui muore dentro. )
PAG.106
Di punto in bianco non mi importò più di essere il Vero Me. Mi sarebbe bastato diventare qualcuno. Meglio se qualcun altro.
Dovevo agire, però.
I mostri del cuore si alimentano con l'inazione. Non sono le sconfitte a ingrandirli, ma le rinunce. 
PAG.163
Gli affetti dell'infanzia si imprimono nel cuore come tatuaggi indelebili. Quando sembrano morti sono solo svenuti. E possono riprendere a vivere senza bisogno di troppe spiegazioni. 
PAG.196
Nel corso degli anni il rifiuto della verità si era esteso a tutto il resto. Aveva aderito ai pensieri come una seconda pelle, diventando il mio modo di abitare la vita senza viverla.
[...]
Molte frasi attribuite ai personaggi storici sono state inventate dai loro biografi. Eppure le citiamo con convinzione. Per rassicurarci nei nostri pregiudizi, leggiamo e ascoltiamo solo chi già la pensa come noi. E ci lasciamo cullare la mente da storie fasulle e versioni tranquillizzanti, interpretando la realtà in forma mitica e i miti in forma letterale.
L'intuizione ci rivela di continuo chi siamo. Ma restiamo insensibili alla voce degli dei, coprendola con il ticchettio dei pensieri e il frastuono delle emozioni. Preferiamo ignorarla, la verità. Per non soffrire. Per non guarire. Perché altrimenti diventeremmo quello che abbiamo paura di essere.
Completamente vivi. 
PAG.197
Intanto pensavo a mio padre. Si era assunto la missione di proteggermi dalla verità. L'uomo delle barzellette aveva inventato la storia più triste del mondo e me l'aveva raccontata tutta la vita. Per la prima volta mi sono tuffato dentro papà. 
PAG.198
Mi aveva voluto bene. Più della mamma. Perchè papà era rimasto. E c'è sempre più amore in chi rimane che in chi se ne va.
Il suo capolavoro era stata la costruzione del mito della mamma scomparsa. Me lo aveva inculcato affiché non la detestassi, a costo che quella donna immaginaria si prendesse tutto l'affetto che avrebbe meritato lui. 




       

IL ROCK, LA MORTE, L'INGANNO, LA VENDETTA, LA SOLITUDINE - Emily the strange vol.2 di Rob Reger

5/5 Trama: Acuta come un punteruolo, nera come i suoi capelli, tagliente come una lametta da barba. È Emily, la tredicenne più dissacrante della controcultura americana, l’icona pop che ha conquistato il mondo. Realizzato dal creatore Rob Reger e da un manipolo di designer e grafici della scena skate e indie, finalmente arriva in Italia il secondo volume a fumetti di Emily e dei suoi quattro famigerati gatti, tra apatia, nuove interviste improbabili e trucchi per godervi a pieno la noia esistenziale. 

Voglio tatuarmi Emily e Miles! 

VIVA IL CALL CENTER di Paolo Amadio

3/5

UN ANNO AL VILLAGGIO - Il diario di Vaniglia e Pervinca di Elisabetta Gnone

5/5

I QUATTRO MISTERI. FAIRY OAK di Elisabetta Gnone

5/5 Trama: Fairy Oak è un villaggio magico e antico, nascosto fra le pieghe di un tempo immortale. A volerlo cercare, bisognerebbe viaggiare fra gli altopiani Scozzesi e le scogliere Normanne, in una valle fiorita della Bretagna, fra i verdi prati irlandesi e le baie dell'oceano. Il villaggio è abitato da creature magiche ed esseri umani, ma è difficile distinguere gli uni dagli altri. Infatti, fate, maghi, streghe e cittadini comuni abitano quelle case di pietra da tanto di quel tempo che ormai nessuno fa più caso alle reciproche stranezze. E dopo tanto tempo, tutti si somigliano un po'! A parte le fate, che sono molto, molto piccole e luminose... e volano! I maghi e le streghe della valle le chiamano per badare ai piccoli del villaggio.
Si si lo so, ho messo 5 stelline come voto, embè?
Ok diciamocelo, io tra un libro di vampiri e un libri impegnato ci metto un libro per bambini.
Si è vero anche più di uno...
Ma scusate li avete visti i libri per bambini? Sono bellissimi, sono arguti e ironici. Non possono mancare.
E tra questi c'è anche Fairy Oak, potete dire quello che volete, il tomo potrebbe tramortire qualcuno in testa, o farvi male se vi addormentate con quello in mano, potete anche dire che lo avete trovato nel reparto ragazzi 8-10 anni, ma allora?
Il fatto è che trovo questa storia di una semplicità e di una genuinità disarmante.
Non trovate smancerie, non pensate mai "ma che esagerato", perfino gli antipatici li trovate giusti e necessari.
I disegni sono quanto di più bello ci si possa aspettare.
E la storia fila, fate streghe bambini sentimenti qualche mistero.
Mi domando cosa vorreste voi da un libro così?
Io lo trovo perfetto... ecco.
E questa volta, la fata Felì è riuscita a strapparmi una lacrimuccia alla fine.
Bello bello e ancora bello...
Non guardatemi così, cominciate a leggerlo!
1° Capitan Grisam e l'amore
2° Gli incantevoli giorni di Shirley
3° Flox sorride in autunno
4° Addio, Fairy Oak

IO, IL LUPO E I BISCOTTI AL CIOCCOLATO di Delphine Perret

5/5

Io se avessi un cane lo chiamerei Bernardo! ...fantastico...

MINùS di Annie M. G. Schmidt

4/5 Trama: "Tibbe si alzò e aprì la porta della cucina. Ebbe un soprassalto. Non era Fluff. Era una ragazza, la ragazza dell'albero, che ora stava rovistando nella sua spazzatura. Poteva essere entrata in un'unica maniera: attraverso la finestra dell'abbaino. Appena lo sentì arrivare, si voltò. Una grande lisca di pesce le pendeva dal muso, anzi dalla bocca, si corresse Tibbe immediatamente." La misteriosa signorina Minùs fa le fusa, ama dormire in uno scatolone e adora le aringhe. Non c'è da stupirsi, poiché si tratta in realtà di una gatta che ha leccato una sostanza tossica e si è trasformata in ragazza. Per il timido giornalista Tibbe, sull'orlo del licenziamento, lei costituisce in ogni caso la salvezza. Infatti riesce a farlo diventare un reporter di grido rifornendolo quotidianamente di notizie fresche raccolte dai gatti sui tetti. Ma quando, sempre grazie a Minùs, Tibbe viene a sapere anche di loschi intrallazzi, si trova di fronte a un dilemma: potrà parlare di qualcosa di cui solo dei gatti sono stati testimoni?

Come al solito, trovo che certi libri per bambini siano molto dolci ma anche istruttivi.
Una storia semplice, una gatta che mangia qualcosa di strano e diventa una ragazza.
Incontra un ragazzo timido che scrive per un giornale, solo notizie su gatti, ma nessuna notizia interessante. Lei ha mantenuto tratti felici come il fare le fusa e capire gli altri mici, così si incontrano per caso e lei racconta un sacco di storie apprese dagli altri gatti del paese. Inoltre ci sarà un mistero da svelare e con l'aiuto dei gatti riusciranno a scovare il colpevole. E soprattutto a far vincere la timidezza a Tibbe che riavrà il suo lavoro al giornale e diventerà un giornalista amato e apprezzato.
Una storia veramente dolce, fatta anche di dubbi della povera Minus che ad un certo punto sarà in difficoltà se rimanere umana o tornare micia. Inoltre molto istruttiva se valutata dal punto di vista di chi invece sta attorno a Minus, che deve accettarla con i suoi tratti felici ma anche per le sue caratteristiche umane.
Mai noioso, avvincente dolce e tollerante verso le diversità, vi invito a leggerlo per passare un paio d'ore in serenità. 

LA FIGURA DI CERA di Riccardo D'anna

4/5 Trama: Londra 1958. Una serie di misteriosi suicidi preludono alla riapertura di un caso risolto forse solo in apparenza, denso di preoccupanti e inaspettati sviluppi. La scomparsa dalla tomba di una marchesa caduta in disgrazia, da poco defunta fra le mura di un appartamento londinese - donna dall'indiscutibile fascino, musa ispiratrice di D'Annunzio, appassionata di occultismo e interprete dei brillanti riti della belle époque -muove i protagonisti, in una corsa contro il tempo, alla ricerca del suo calco di cera da cui ella avrebbe potuto riattingere vita. Dopo un incontro a Venezia con Peggy Guggenheim, i nostri eroi si vedranno costretti a recarsi a Berlino, in una città che mostra ancora le ferite della guerra e dove sopravvivono gli ultimi scampoli di quelle società segrete che furono legate ai presupposti oscuri e alle origini magiche del nazismo. Non solo, quindi, un semplice romanzo di genere, ma un racconto che coniuga atmosfere noir e sfondi storici, personaggi reali e derive fantastiche. Concepito quale omaggio al “Morso sul collo” di Simon Raven, “La figura di cera” è in realtà una sorta di obolo sentimentale che l'autore versa nei confronti dell'horror classico, che riaffiora timidamente non tanto e non solo in chiave letteraria: dai film della Universal a quelli della Hammer, da Vincent Price e Lon Chaney junior a Basil Rathbone e Nigel Bruce, indimenticati interpreti della coppia Holmes- Watson.

[Note]
PAG.91
"Il tempo cambia le carte sul tavolo senza che ce ne accorgiamo. Restano i ricordi..."
"A meno che non si disperdano o si confondano, senza più avere un ordine. L'ora della morte è solo una convenzione, una sciocchezza. Si muore quando capisci che non c'è più tempo per cambiare. C'è un istante preciso in cui si invecchia..."
"Un uomo è ciò che è stato, ma non c'è una sola strada per giungere alla verità della vita!"  
PAG.135
Domande sciocche forse, che, a seconda del momento in cui vengono formulate o dello stato d'animo, possono apparire profonde o inutili, decisive o capziose.
Se i morti possono tornare indietro, richiamati dal nostro dolore o dalle nostre preghiere, fino a una linea di confine, ma senza poterla oltrepassare, senza poter comunicare con noi se non attraverso l'incerta sintassi dei sogni.
Se davvero riescano ad approssimarsi fino a un margine invisibile, come quando alzi gli occhi e ti sembra, sul principio dell'inverno, di scorgere la linea che si staglia al di sopra dei tetti e che galleggia oltre gli alberi, fra spirali di nuvole.
Sono loro che vengono da chissà quale profondità, o è il nostro desiderio a spingerli, la nostra paura a guidarli verso una riva, rivestiti d'ombra? Sono i morti a spostare gli oggetti che spariscono o a nascondere i libri smarriti, ansiosi di manifestarsi in un interminato susseguirsi di giorni e di stagioni che scolorano?
Da tempo ero persuaso, che esistesse una città di defunti, confusa con quella dei vivi, dove in un tempo illusorio che si sbriciola, rimangono solo la fretta e l'ansia, lo stupore e il rimorso.
Nulla come le statue di cera, fissate nelle loro pose tremolanti, chiuse in un cono di luce e di pulviscolo che spiove, sembravano suggerire un'annunciazione interrotta, un precipitare di giorni senza tempo scanditi da lancette che si inceppano.
Eravamo prossimi, ormai, a cogliere quel limite segreto dell'eterno che avevamo intravisto raccolto fra le lapidi di un cimitero, dentro una bara vuota, dove, fra stoffe logore e sentore di legno marcio, avevamo avvertito, fin dal primo istante, levarsi con certezza il presagio del male. 
PAG.147
Temevo si trattasse di un addio, ma non osai manifestargli i miei timori e, quando lo vidi allontanars col capo leggermente reclinato e confondersi tra la folla dell'ora di punta pomeridiana, provai una stretta al cuore.
Non c'è errore più comune e sciocco, per quel che concerne le vicende umane, della presunzione di credere che abbiamo dinanzi a noi un tempo illimitato e che, se una brocca cade e si rompe, avremo modo di rimettere insieme i cocci e ripararla. La vita ti volta le spalle all'improvviso, senza avvertire, e non resta poi che infilare i ricordi come perle in una collana.
  

NEUROMANTE di William Gibson

3/5 Trama: In un mondo in cui le mafie della finanza e dell'elettronica possono tutto, unmondo attraversato da autostrade informatiche e hacker dai poterineuromantici, si svolge l'avventura violenta e disperata di Case, l'uomo cheha avuto il torto di mettersi contro l'organizzazione sbagliata. Per vendettalo hanno privato della capacità di connettersi al cyberspazio, isolandolonella prigione di carne del suo corpo materiale. Ora qualcuno è disposto aoffrirgli un'alternativa, a ricostruirgli le sinapsi bruciate. A patto cheCase porti a termine un'ultima missione, oltre i limiti del conosciuto...

Il cielo sopra il porto era del colore della televisione, sintonizzata su un canale morto.

Ho sempre considerato Neuromante come un classico, uno di quei libri che rappresentano un genere letterario che assolutamente si devono leggere.
L'unico problema è che nessuno mi aveva avvisato di leggere le avvertenze prima dell'uso.

Perchè questo libro andrebbe letto sotto effetto di mescalina per poterlo apprezzare al meglio, cosa che ahimè non sono avvezza a fare.
Di tecnologia capisco il minimo indispensabile, o poco più, e già vedendo Matrix ci ho capito veramente poco...(al secondo film mi addormento ogni volta), quindi affrontare questa lettura è stata ardua impresa.
C'è da dire che (forse) se avessero allegato un piccolo glossario con i termini che sono in uso oggi, piuttosto di quelli visionari e futuristici usati da Gibson, forse si sarebbe capito qualcosa di più.
La scrittura è inspiegabilmente scorrevole, infatti il libro si finisce abbastanza velocemente, se non fosse che di 10 parole ne capivo si e no 3 al massimo. La storia è molto confusa, l'ambientazione non ben delineata.
Insomma io avevo riposto grandi aspettative in questo Neuromante, ma ne sono rimasta un po' delusa, mi aspettavo sicuramente un futuro molto tecnologico, gente potenzialmente migliorata e spostamenti veloci nella rete, ma forse mi è mancata la suspence al momento giusto, o la passionalità che vedo invece negli informatici che guardano al futuro.

Quindi, per concludere, se come me siete arrivati alla fine con grandi punti interrogativi al posto degli occhi, non è un potenziamento della vista, ma una grande perplessità.
Qualche malcapitato potrebbe sempre dirottare verso
http://it.wikipedia.org/wiki/Neuromante

per capirne qualcosa di più... se non altro in fatto di terminologia e personaggi.

SHIBUMI Il ritorno delle gru - L'etica dell'assassino perfetto di Trevanian

5/5 Trama: Nell'antichissimo gioco giapponese del Gô, l'immagine delle gru che fanno ritorno alloro nido e vi si rifugiano simboleggia il ritiro dalla lotta di uno dei contendenti. Nicholai Hel - il protagonista di questo romanzo - lo sa molto bene. Ultimo discendente di una nobile famiglia russa emigrata a Shangai, adottato da un nobile guerriero giapponese e educato agli ideali orientali, Nicholai si oppone ai valori occidentali - il denaro, l'interesse, il successo - dilaganti dopo la fine della guerra. Esercita la sua forza interiore, mirando all'equilibrio che porta all'azione irripetibile. Sfruttando le sue doti quasi mistiche e la sua tecnica micidiale di combattimento, diventa una pedina decisiva, ma invisibile, al di sopra del gioco nel quale è coinvolto. Hel è infatti capace del "nudo uccidere", un sistema che permette di utilizzare i comuni oggetti di uso quotidiano come armi mortali.

Ho avvicinato questo libri su consiglio di un caro amico, condividiamo parecchio in fatto di libri, e non mi sono soffermata a leggerne la quarta di copertina o recensioni su internet. L'ho preso in fiducia.
Shibumi mi evocava un samurai giapponese, chissà perchè.
Al momento di iniziare la lettura mi accorgo che non è un samurai :)
Nicholai Hel è di madre certa russa, e di padre un po' meno certo giapponese. Taciturno e riflessivo, intelligente e portato per le lingue, cresce imparando molti idiomi, viene preso sotto l'ala protettrice del generale Kishikaea, e portato da Otake il maestro di Gò.
Il Gò (visto che siamo in tema di giochi) è un'antichissimo gioco, una sorta di scacchi (come tecnica, non come pezzi e scacchiera) e l'immagine delle gru che fanno ritorno al loro nido e vi si rifugiano simboleggia il ritiro dalla lotta di uno dei contendenti.
Il Gò insegna a Nicholai la vita, come sopportare le ingiustizie e le torture e poi lo Shibumi, una parola giapponese che non possiede una traduzione nella nostra lingua. Riguarda il senso estetico e allude ad una grande raffinatezza sotto apparenze comuni.
Quindi lui di fatto tende a diventare Shibumi, una persona che passa inosservata, un giustiziere non nel senso americano, ma che uccide in modo silenzioso e quasi gentile. Temuto dai governi, rispettato per il suo modo di operare, finalmente si ritira in pensione.
Fino a metà libro abbiamo la presentazione della tragedia che apre la storia che si intreccia con il passato del protagonista.
Si matura insieme a Nicholai.
Poi c'è lo stallo, una sorta di parentesi (piuttosto lunga e noiosa) che spiega come Nikko ora si diverta con l'amico La Cagot nella speleologia.
Il fatto è che di speleologia non mi intendo e non mi interessa, quindi risulta veramente difficile procedere nella lettura, con il senno di poi, visto che non succede nulla di che, vi consiglio di saltare il capitolo. Ma non abbandonate il libro.
Verso la fine il ritmo torna incalzante, e ovviamente non vi dirò come finisce però.... però immaginate non un Mac Giver che con spago e banana fa una bomba, ma un giustiziere a modo, un gentil'uomo, il classico orientale, che parla poco, riservato e riflessivo. In ogni pagina lo sfondo che mi sono immaginata è un giardino zen, con bonsai, ruscello e sassi posizionati in modo preciso... la tranquillità assoluta, la musica bassa in sottofondo, il profumo caldo del legno, una tazza di tè...
Ecco, ditemi voi se non potrebbe piacervi l'idea di un sicario così.

In questo libro si racchiude una grande parola nonostante la storia, ed è Gentilezza.

LA REGINA DEGLI SCACCHI di Walter S. Tevis

5/5 Trama: A otto anni, Beth Harmon sembra destinata a un'esistenza squallida come l'orfanotrofio in cui è rinchiusa: sola, timida, bruttina, dipendente dai farmaci, terrorizzata da un mondo che non capisce e che non fa nulla per capirla. Finché un giorno si trova davanti una scacchiera. Gli scacchi diventano per lei non soltanto un sollievo, ma anche una speranza: schemi di gioco come la Difesa Siciliana e il Gambetto di Donna ("The Queen's Gambit" è proprio il titolo originale di questo romanzo) sono le armi con cui comincia a farsi prodigiosamente strada nei tornei e nella vita. Ma se da una parte la sua precoce ascesa all'olimpo scacchistico la porta ad affrontare, a soli diciassette anni, il campione mondiale, la maestria di giocatrice non basta a liberarla dalla paura, dalla solitudine e dalle tendenze autodistruttive. Un ritratto femminile, una storia che vibra di suspense, un atto d'amore verso il gioco più nobile e spietato: "La regina degli scacchi" è l'ultimo romanzo di uno scrittore che è riuscito a narrare come pochi altri l'alienazione, la speranza e il riscatto.

[spoiler]

Gli scacchi sono lo sport più violento che ci sia - Gambetto di Donna

Una cosa fondamentale che potreste fare prima di leggere questo libro è quella di osservare una scacchiera, solo guardarla.
Capire che pedine ci sono, come muovono, le solite quattro cose basilari da sapere sugli scacchi, non serve saper giocare, e nemmeno dovrete iniziare a farlo (soprattutto se finora non ne avete sentito la necessità).
Poi sappiate che il libro parla per la maggior parte del tempo di regole, tattiche, partite immaginarie e reali, di tornei, e di tensione di gioco.
Potreste fare l'errore grossolano di pensare che sia un libro noioso, invece è tutt'altro. E' vero parla poco della vita dei protagonisti, il minimo indispensabile per differenziarlo da un manuale sugli scacchi, ma l'autore riesce a renderlo sempre interessante anche a chi non conosce nulla dell'argomento.
Bene, dopo queste premesse fondamentali iniziamo la partita.
Ecco le regole del nostro gioco:
-Beth resta senza genitori in un incidente
-Beth viene mandata in un orfanotrofio dove resterà alcuni anni
-Beth viene finalmente adottata
-Il nuovo papà abbandona la moglie e la figlia appena adottata
-Beth diventa una grande giocatrice di scacchi
-Beth inizierà a fare dei tornei importanti in giro per il mondo seguita dalla mamma
-la mamma di Beth muore per motivi di salute
-Beth si deprime, non sa se vuole continuare a giocare
-Beth non riuscirà a intraprendere nessun rapporto serio con gli uomini
-Beth per un periodo sarà alcolizzata
-Beth riesce a comprare casa dal suo papà che non vuole vederla
-Beth andrà in Russia a vincere i campioni del mondo.
Bene, mi sembra tutto sommato semplice no?
Facciamo la prima mossa, noi abbiamo il bianco.
Entriamo nella storia come un saccente giocatore di scacchi, noi, dall'alto della nostra esperienza di gioco, sappiamo che sicuramente Beth non ha avuto una vita semplice, ovviamente non riuscirà ad instaurare nessun rapporto serio con i ragazzi e peggio ancora dopo la morte della madre adottiva, era scontato che cadesse nell'alcool.
Noi giocatori saccenti la guardiamo dall'alto, abbiamo già capito come si svolgerà la partità, noi che dalla vita abbiamo capito tutto, faremo un sorrisetto sarcastico e continueremo a muovere le nostre pedine.
Poi ad un certo punto l'autore ci toglierà quel sorrisetto antipatico dalla faccia, e ci farà vedere che Beth è in grado anche da sola di farcela, ha carattere, ha solo bisogno di un po' di sostegno, ma la partità la condurrà lei con maestria e abilità.
Arrivati alla fine del libro, l'autore ci ha raccontato una splendida storia di vita attraverso partite di scacchi, e ci lascia con una grande domanda in sospeso.
E non è quella dell'ultima pagina:
"Lei si sedette dietro i pezzi neri e disse con precisione in russo: Vuole giocare a scacchi?"
No, non è questa, ma un'altro molto più importante...
"Voi, dico a voi, lettori che pensate di essere migliori di Beth, avete una bella vita, una casa una famiglia, lei non ha nulla per gran parte della sua vita, solo gli scacchi. Ma voi, sì dico a voi, che pensate di essere sempre meglio, voi cosa sapete fare nella vostra vita in modo così eccellente?????"
Questa è la domanda, noi che giudichiamo sempre tutto e tutti, sappiamo fare una cosa talmente importante da renderci dei campioni?
La risposta è Scacco Matto.

UCCIDERE IL PADRE di Amélie Nothomb

3/5 Trama: Un'ambientazione quasi western fa da sfondo allo strano caso di Joe Whip, 15 anni: non si sa chi sia suo padre e la sola cosa che gli dà soddisfazione è fare trucchi di magia.Quando sua madre lo mette alla porta, vaga per i bar di Reno intrattenendo i clienti con giochi di prestigio. Norman Terence, il più abile mago della zona, lo accoglie da subito in casa sua e Joe sembra trovare in lui un padre oltre che un mentore. Riuscirà l'allievo a superare il maestro? Un romanzo in forma di partita di poker sentimentale, con suspense garantita fino all'ultima carta.

Non so bene cosa dire di questo libercolo....
Ameliè mi aveva affascinato nelle prime letture, ma ora?...
Beh, forse ora non hai più così tante belle idee da divulgare, le tue battutacce cariche di sarcasmo, piene di te, addirittura esagerate a volte, che mi hanno fatto chiedere stupita se non fossi un po' troppo saccente. Eri troppo perfetta, eri troppo spigolosa, eri ancora e comunque troppo perfetta per noi esseri inferiori.
Non che questo libro sia brutto, la storia scorre, è plausibile, ma non c'è nessun elemento della solita scrittura della Nothomb a me cara.
Più volte nella lettura ho riguardato il nome dell'autrice, magari nella foga ho preso un libro per un altro, ma no, era proprio lei l'autrice.
Che delusione.
Avevo bisogno dell'acido che solo tu sai dare, quel giusto pizzico di cattiveria misto sarcasmo, misto a "sono troppo per voi"... peccato. 

LA STRAORDINARIA INVENZIONE DI HUGO CABRET di Brian Selznick

5/5 Trama: La luna, le luci di una città, una stazione affollata, due occhi spaventati. Le immagini a carboncino scorrono come in un cinema di carta fino a inquadrare il volto di Hugo Cabret, l'orfano che vive nella stazione di Parigi. Nel suo nascondiglio segreto, Hugo coltiva il sogno di diventare un grande illusionista e di portare a termine una missione: riparare l'automa prodigioso che il padre gli ha lasciato prima di morire. Ma, sorpreso a rubare nella bottega di un giocattolaio, Hugo si imbatterà in Isabelle, una ragazza che lo aiuterà a risolvere un affascinante mistero in cui identità segrete verranno svelate e un grande, dimenticato maestro del cinema tornerà in vita. Tra romanzo, cinema e graphic novel, un libro in cui le parole illustrano le immagini. 

La prima volta che vidi l'immagine del razzo che colpisce la luna (Viaggio nella luna, di Georges Melies)
http://vitalorusso.files.wordpress.com/2012/02/a-trip-t…

ricordo che era su MTV, nello spezzone di una pubblicità.
Mi aveva rapita, mi aveva conquistata.
Melies era un visionario, un innovatore.
Per l'epoca è stato un grande uomo.
Il libro ha evocato la grandezza di quest'uomo, ha costruito una storia semplice ma al tempo stesso intricata e originale attorno alla sua figura.
Aggiungendo in tutto questo il fattore "bambino".
Figlio di orologiaio, che ha appreso l'arte degli ingranaggi.
Oserei dire il giusto connubio tra l'innovazione di Melies e la perfezione quasi impossibile di Escher.
Non so se vorrei vedere il film al cinema, lo vorrei in bianco e nero. Non vorrei perderne il sapore che si prova nel leggere e sfogliare le belle immagini del libro.

TRILOGIA DELLA CITTA' DI K. Il grande quaderno - La prova - La terza menzogna di Agota Kristof

5/5 Trama: «Tutto ha inizio con due gemelli che una madre disperata è costretta ad affidare alla nonna, lontano da una grande città dove cadono le bombe e manca il cibo. Siamo in un paese dell'Est, ma né l'Ungheria né alcun luogo preciso vengono mai nominati.
Un inizio folgorante che ci immette di colpo nel tempo atroce dell'ultima guerra raccontandolo come una metafora. La nonna è una "vecchia strega" sporca, avara e senza cuore e i due gemelli, indivisibili e intercambiabili quasi avessero un'anima sola, sono due piccoli maghi dalla prodigiosa intelligenza. Intorno a loro ruotano personaggi disegnati con pochi tratti scarni su uno sfondo di fame e di morte. Favola nera dove tutto è reso veloce ed essenziale da una scrittura limpida e asciutta che non lascia spazio alle divagazioni.
Un avvenimento tira l'altro come se una mano misteriosa e ricca di sensualità li cavasse fuori dal cilindro di un prestigiatore crudele». 

Esercizio di accattonaggio

In questo libro si parla di guerra, ma non è un libro di guerra.
Immaginate nel silenzio uno sparo, e l'eco che ti rimane in testa nonostante torni il silenzio.
Immaginate quell'attimo tra l'uscita dell'inverno e l'entrata della primavera, quel caldo che vorrebbe scaldare le ossa ma il freddo e l'umido ancora predominano.
Immaginate case vecchie e umide, colori in scala di grigio, perfino l'erba nuova che nasce è grigia.
Partendo da questo palcoscenico, il libro ti entra dentro, come quel freddo e umido che entra nelle ossa, o l'eco dello sparo nella testa.
Inizia la storia pensando di avere ben in testa e davanti agli occhi le scene, le storie, l'evolversi delle vicende.
Poi il libro scorre, le parole sono un ruscello primaverile che ricomincia a camminare dopo l'inverno, e le storie cambiano.
Quello che prima avevi dato per scontato ora qualcuno dice che te lo sei immaginato.
E avanti così. Fino alla fine.
Poi chiudi il libro e le stagioni sono passate, gli anni si sono susseguiti, e tu non te ne sei nemmeno accorto.
Lucas e Claus sono cresciuti, o forse te lo sei immaginato.
Sono Lucas e Claus o è uno solo.
A volte sono due, altre volte è uno rimasto solo che cerca l'altro, altre volte ancora è solo uno e l'altro non è mai esistito.
Se questo libro avesse parlato di guerra, forse sarebbe stato più dolce, sarebbe entrato meno dentro.
Invece è duro, è essenziale, ma crudo e spiazzante.

UN PICCOLO CAPPUCCETTO ROSSO di Marjolaine Leray

5/5 Trama: Un cappuccetto rosso piccolo piccolo ma scaltro, astuto e forse anche un po' cattivello! Per chi non si stanca di questa bambina dal cappuccetto rosso, per chi ama vedere il lupo nei guai ma soprattutto per chi ama ridacchiare in compagnia di un libro.

INGENUO!
Il miglior cappuccetto rosso che abbia letto in vita mia! 

LA BELLA GRISELDA di Isol

5/5 Trama: La bella Griselda, così bella da far letterlamente perdere la testa ai suoi spasimanti, ma in queste condizioni è difficile avere compagnia!

Perdo la testa e faccio giochi rompicapo!

MIO MIAO IL MIO UNICO SPECIALISSIMO GATTO di Sandol Stoddart Warburg

5/5

In poche parole e belle immagini, come spiegare ad un bambino che un gatto non è un giocattolo.
Stupendo.

IL LIBRO SEGRETO DELLE SIRENE di P.C. Cast

2/5 Trama: Negli abissi dell'oceano sta nascendo un amore
Christine Canady, detta CC, sergente dell’Aeronautica militare statunitense, vorrebbe tanto un pizzico di magia nella sua normalissima, monotona vita. Così, la sera del suo venticinquesimo compleanno, mentre festeggia da sola nel proprio appartamento, non si limita a esprimere il classico desiderio, ma, per gioco, si spinge fino a improvvisare un misterioso rituale, invocando niente meno che l’intervento di una dea. Di certo non si aspetta che la sua richiesta venga esaudita…
E invece, durante il trasferimento per una missione, l’aereo del sergente Canady precipita nell’oceano e la vita di Christine cambia per sempre. La ragazza, infatti, si risveglia incredula nel corpo di Ondina, la leggendaria sirena figlia del re del mare. L’oceano però si rivela ben presto un luogo molto pericoloso, e sua madre Gea, la dea della terra, decide di trasformarla in una fanciulla, permettendole di trovare rifugio sulla terraferma. Ma è al mare che Ondina desidera tornare, e all’affascinante Dylan, creatura degli abissi, che le ha rubato il cuore…

[spoiler]
Questo è uno di quei libri che quando te lo ritrovi tra le mani (una volta chiuso, s'intende) e dovresti consigliarlo o meno sprecando due parole (due di numero)... beh non sai cosa dire.
Le solite ovvietà: l'idea era bella, finalmente un libro di sirene, però sviluppato male.

Detto questo finirei il commento.
Ma.
Vediamo se ne tiro fuori qualche altra critica, vediamo.

-Una ragazza ubriaca una sera tira fuori un libro, butta là qualche bella formula magica et voilà, ha fatto la magia.
-Rischia di morire in un incidente aereo, ma ha fatto la magia, quindi magicamente si ritrova nel corpo di una sirena che ha fatto cambio con lei.
-E' figlia della dea Madra Terra e del dio del Mare, urca.
-Non sa se rimanere umana in terra o diventare sirena del mare, bel dilemma.
-Appena vede il bel tritone, gliela dà ed è amore eterno.
-Vive nel Medioevo, racconta la sua storia alle serve che le credono ciecamente, senza farsi domande del tipo "questa è una strega?" "ha qualche malattia mentale?" ...
-Il bel tritone si sacrifica per lei quando un altro tritone cattivo la vuole tutta per sè e tenta di ucciderla.
-Lui tragicamente muore per lei, lacrime, e le si apre la scelta, se rimanere in mare o tornare sulla terra nella sua epoca.
-Ovviamente torna nella sua epoca e tutti speravamo incinta, ma no. Peccato.
-L'altro dell'aeronautica che con lei era nell'incidente muore, ma non muore davvero. Il tritone scambierà il suo corpo.
-E vissero felice e contenti.

Credo che non serva aggiungere altro no?
Si insomma, magia sirene e sesso, un bel mix però alla fine lo chiudi e morta là perchè fa un po' miseria leggere questo.
Perfino un harmony potrebbe lasciare qualcosa di più.
Questo lascia lo zerbino bagnato, ecco.
Uff che noia questi libracci...