5/5 Trama: Quando Katniss urla "Mi offro volontaria, mi offro volontaria come
tributo!" sa di aver appena firmato la sua condanna a morte. E il giorno
dell'estrazione dei partecipanti agli Hunger Games, un reality show
organizzato ogni anno da Capitol City con una sola regola: uccidi o
muori. Ognuno dei Distretti deve sorteggiare un ragazzo e una ragazza
tra i 12 e i 18 anni che verrà gettato nell'Arena a combattere fino alla
morte. Ne sopravvive uno solo, il più bravo, il più forte, ma anche
quello che si conquista il pubblico, gli sponsor, l'audience. Katniss
appartiene al Distretto 12, quello dei minatori, quello che gli Hunger
Games li ha vinti solo due volte in 73 edizioni, e sa di aver poche
possibilità di farcela. Ma si è offerta al posto di sua sorella minore e
farà di tutto per tornare da lei. Da quando è nata ha lottato per
vivere e lo farà anche questa volta. Nella sua squadra c'è anche Peeta,
un ragazzo gentile che però non ha la stoffa per farcela. Lui è
determinato a mantenere integri i propri sentimenti e dichiara davanti
alle telecamere di essere innamorato di Katniss. Ma negli Hunger Games
non esistono gli amici, non esistono gli affetti, non c'è spazio per
l'amore. Bisogna saper scegliere e, soprattutto, per vincere bisogna
saper perdere, rinunciare a tutto ciò che ti rende Uomo. [1° volume]
Sinceramente non saprei cosa dire riguardo a questo libro.
Avevo amato oltre misura Battle Royale, e questo si basa sullo stesso principio: un'arena, un tot di partecipanti, un solo vincitore.
Mettiamoci un futuro molto prossimo, mettiamoci nonostante tutto un po' di umanità, spirito di sopravvivenza e avremo un capolavoro.
Forse sono di parte, ma il libro è stupendo, non ho trovato falle, non ho trovota refusi di stampa, e la storia è accattivante, una volta iniziata non ti fermi e alla fine hai ancora sete di storia.
Mentre lo leggevo sono andata a vedere il film, e come sempre manca qualcosa, o è stato aggiustato qualcos'altro per adattarlo alla pellicola, ma nonostante questo uno dei pochi film che si attiene fedelmente al libro.
Meravigliosi entrambi, libro e film.
Da non perdere!
Avevo amato oltre misura Battle Royale, e questo si basa sullo stesso principio: un'arena, un tot di partecipanti, un solo vincitore.
Mettiamoci un futuro molto prossimo, mettiamoci nonostante tutto un po' di umanità, spirito di sopravvivenza e avremo un capolavoro.
Forse sono di parte, ma il libro è stupendo, non ho trovato falle, non ho trovota refusi di stampa, e la storia è accattivante, una volta iniziata non ti fermi e alla fine hai ancora sete di storia.
Mentre lo leggevo sono andata a vedere il film, e come sempre manca qualcosa, o è stato aggiustato qualcos'altro per adattarlo alla pellicola, ma nonostante questo uno dei pochi film che si attiene fedelmente al libro.
Meravigliosi entrambi, libro e film.
Da non perdere!
E' ironico, è diretto, è lui.
Leggere questo libro è stato un po' come farmi gli affari suoi, come passare una giornata con lui (lontano dalla televisione) e vedere un po' che fa.
Da una parte vorrei continuare a vederlo come giornalista, arguto e ironico seduto nella poltroncina di Fazio. Dall'altra parte poter toccare anche se per un breve istante quello che è stato prima, è spiazzante, ma lo vedo come una sorta di liberazione per lui e un onore per me.
Sì un onore perchè lui mi piace, e quando una persona mi piace vorrei poterlo conoscere di più, vorrei un po' farlo mio, sono gelosa e golosa del tempo che potrei trascorrere insieme.
Il romanzo in sè non è un capolavoro, è scritto in modo piuttosto semplice (che da un giornalista come lui mi aspettavo più arzigogolato), lo si legge alla svelta, e si soffre con lui.
Ma il vero protagonista in questa vicenda, non è lui, bambino abbandonato da una madre malata, non è nemmeno la madre che per paura ed egoismo preferisce morire invece che vivere. E' il padre. Lui è il vero eroe in questa vicenda.
Un bambino orfano di madre suicida, poverino, pensa a quali complessi si farà crescendo, nessuno dovrebbe crescere senza mamma.
E poi all'ombra c'è un padre.
Nessuno mai pensa a lui.
Lui che perde una moglie, l'amata che non ha voluto aggrapparsi alla sua mano stretta, che ha preferito andarsene e gli lascia un cuore dilaniato.
E in questo dolore c'è un figlio da crescere, da proteggere. Il papà deve fare tutto da solo. Non può confrontarsi su cosa potrebbe essere giusto o sbagliato per il proprio figlio, ha tutto il peso del mondo sulle spalle.
Così mi sentivo io. Non avevo saputo trattenerla. Forse era andata a cercarsi un figlio che riuscisse a disegnarla meglio.
Eppure sentivo che sarebbe riapparsa. Magari con l'altro figlio. Pazienza. Avrei accettato qualsiasi umiliazione, purché tornasse da me.
Dovevo agire, però.
I mostri del cuore si alimentano con l'inazione. Non sono le sconfitte a ingrandirli, ma le rinunce.
[...]
Molte frasi attribuite ai personaggi storici sono state inventate dai loro biografi. Eppure le citiamo con convinzione. Per rassicurarci nei nostri pregiudizi, leggiamo e ascoltiamo solo chi già la pensa come noi. E ci lasciamo cullare la mente da storie fasulle e versioni tranquillizzanti, interpretando la realtà in forma mitica e i miti in forma letterale.
L'intuizione ci rivela di continuo chi siamo. Ma restiamo insensibili alla voce degli dei, coprendola con il ticchettio dei pensieri e il frastuono delle emozioni. Preferiamo ignorarla, la verità. Per non soffrire. Per non guarire. Perché altrimenti diventeremmo quello che abbiamo paura di essere.
Completamente vivi.
Il suo capolavoro era stata la costruzione del mito della mamma scomparsa. Me lo aveva inculcato affiché non la detestassi, a costo che quella donna immaginaria si prendesse tutto l'affetto che avrebbe meritato lui.