martedì 7 maggio 2013

LA LETTRICE BUGIARDA di Brunonia Barry

4/5 Trama: È estate e l'oceano ruggisce le sue onde sulla città di Salem. Towner Whitney è tornata dove tutto è cominciato. Il tempo pare essersi fermato. La grande casa segnata dalla salsedine è avvolta dal silenzio. Eppure a Towner sembra ancora di vedere Lindley, la sua gemella, mentre, con lei, ride e legge il futuro secondo un'antica arte trasmessa di madre in figlia tra le strane donne della famiglia Whitney. Towner era fuggita da tutto ciò, prigioniera del senso di colpa e della follia. Perché l'ultima volta che aveva previsto il futuro, Lindley era morta. Sono passati quindici anni. Ma la scomparsa dell’amata zia Eva, la donna che l'ha allevata, la costringe a fare ritorno, a ripercorrere quella strada troppe volte dimenticata. Per trovarla, Towner non ha altra scelta: deve affrontare il segreto che la lega indissolubilmente a Lindley. Un segreto che affonda le radici in un passato inconfessabile che molti, nel dan Whitney e nella chiusa comunità di Salem, hanno cercato di rimuovere. Dalla madre di Towner, May, una donna dura e solitaria, che vive su un'isola sperduta, alla fragile Emma, marchiata da una ferita indelebile, alle eclettiche signore con il cappello rosso, fino a Cal, un ambiguo predicatore. Quando il corpo di Eva viene restituito dalle onde e un'altra ragazza scompare, Towner capisce di essere precipitata di nuovo nell'incubo di quella calda estate di quindici anni prima. Circondata dalle chiacchiere e dai sospetti, non può fare affidamento che su se stessa. Ora più che mai tutto dipende da lei. È questa l'eredità che Eva le ha lasciato: scrutare il futuro e distinguere vero e falso, tra odio e amore, tra realtà e sogno. Solo allora il velo che offusca il suo destino finalmente si solleverà.

Un romanzo al contrario

Questo è uno di quei libri che si capiscono solo alla fine, e durante la lettura hai ripercorso la storia al contrario.
Inizialmente in effetti non mi piaceva poi tanto, ho fatto fatica a farmi trasportare, la storia non si capiva mai dove andava a parare.
Il confine tra malattia e sanità, tra realtà e immaginazione, mi hanno fatto confusione, ma il finale (che ovviamente non svelerò) ha riportato tutta la storia alla sua logica. E anche la fine, come l'inizio hanno avuto subito un senso.
Sicuramente il tema fondamentale sono gli abusi sulle donne, perchè ne tratta in vari modi, dal subirli all'aiutare qualcuno che li ha subiti e ha paura a confessarli. Il parlarne cmq è molto discreto, non si sente nessuna accusa o sentenza, e il lettore può averne l'idea che preferisce.
Alla fine pur essendo di accusa è un libro tollerante, piacevole, strano, dissonante, tenero.

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