lunedì 26 agosto 2013

LA CASA PER BAMBINI SPECIALI DI MISS PEREGRINE di Ransom Riggs

4/5 Trama: Quali mostri popolano gli incubi del nonno di Jacob, unico sopravvissuto allo sterminio della sua famiglia di ebrei polacchi? Sono la trasfigurazione della ferocia nazista? Oppure sono qualcosa d'altro, e di tuttora presente, in grado di colpire ancora? Quando la tragedia si abbatte sulla sua famiglia, Jacob decide di attraversare l'oceano per scoprire il segreto racchiuso tra le mura della casa in cui, decenni prima, avevano trovato rifugio il nonno Abraham e altri piccoli orfani scampati all'orrore della Seconda guerra mondiale. Soltanto in quelle stanze abbandonate e in rovina, rovistando nei bauli pieni di polvere e dei detriti di vite lontane, Jacob potrà stabilire se i ricordi del nonno, traboccanti di avventure, di magia e di mistero, erano solo invenzioni buone a turbare i suoi sogni notturni. O se, invece, contenevano almeno un granello di verità, come sembra testimoniare la strana collezione di fotografie d'epoca che Abraham custodiva gelosamente. Possibile che i bambini e i ragazzi ritratti in quelle fotografie ingiallite, bizzarre e non di rado inquietanti, fossero davvero, come il nonno sosteneva, speciali, dotati di poteri straordinari, forse pericolosi? Possibile che quei bambini siano ancora vivi, e che - protetti, ma ancora per poco, dalla curiosità del mondo e dallo scorrere del tempo - si preparino a fronteggiare una minaccia oscura e molto più grande di loro?

Ho letto dei commenti poco entusiasti di questo libro, invece devo dire di averlo apprezzato molto.
Prima di tutto la storia si allaccia a delle foto raccolte nel volume, molto belle e particolari, anche per l'aspetto anticato dell'edizione. E poi la storia di per sè l'ho trovata davvero originale. Bambini speciali con poteri straordinari (ma non da scambiare per supereroi, mai esagerati e fastidiosi) che vivono in quello che si potrebbe definire un orfanotrofio, chiusi in un anello temporale. La loro giornata si ripete infinite volte e loro pur essendo anziani hanno sempre l'aspetto di bambini.
Possono uscire dall'anello, anche se questo li porterebbe all'invecchiamento quasi istantaneo.
Uno di loro ha scelto di uscire, si è fatto la sua vita cacciando Spettri e Vacui, che si cibano di bambini speciali. Il nipote, alla sua morte, cercherà di fare tesoro di quanto il nonno gli ha detto, anche se per un po' aveva pensato di essere pazzo. Cercherà su un'isola quasi sperduta la casa, foto e testimonianza fintanto che scopirà come entrare in questo mondo parallelo e che la nuova vita e le nuove amicizie fatte nell'anello potrebbero essere più normali per lui...
E per salvare Miss Peregrine, la direttrice, aspetteremo un seguito. 

LA CASA DEL SONNO di Jonathan Coe

4/5 Trama: In "La casa del sonno" si racconta l'avventura di un gruppo di giovani. Da studenti, nei primi anni Ottanta, vivono tutti nella severa Ashdown: Gregory, che studia medicina e ha la mania di spiare il sonno altrui; Veronica, una lesbica volitiva, ultrapoliticizzata e appassionata di teatro; Terry, che dorme quattordici ore al giorno e da sveglio sogna di girare un film che richiederà cinquant'anni di riprese; Robert, romantico studente di lettere, che scrive poesie d'amore per Sarah; e Sarah, appunto, intorno alla quale girano le vicende di tutti gli altri. Dodici anni dopo, Ashdown è diventata una clinica dove si cura la narcolessia e nei sotterranei si svolgono oscuri esperimenti. E' un autentico "castello dei destini incrociati", dove si avverano sogni e si dissolvono visioni; dove c'è chi dorme troppo e chi troppo poco, chi ama sognare piuttosto che vivere e chi non vorrebbe perdere un solo minuto di vita nel sonno. E, mentre si interroga ossessivamente sul valore e il significato del sonno, l'eterogenea comunità di studenti, diventata adulta, inciampa nel malessere, nella follia e nelle comiche incongruenze della vita.

All'indomani della morte di mio papà, avevo parecchi problemi con il sonno. Incubi continui, dormite intermittenti, e casualmente mi sono ritrovata tra le mani questo libro.
I libri non arrivano mai per caso, ne sono sempre più convinta. 

Nella quarta trovo questo riferimento: *Ashdown è diventata una clinica dove si cura la narcolessia e nei sotterranei si svolgono oscuri esperimenti. E' un autentico castello dei destini incrociati [si legga Calvino], dove si avverano sogni e si dissolvono visioni; dove c'è chi dorme troppo e chi troppo poco, chi ama sognare piuttosto che vivere e chi non vorrebbe perdere un solo minuto di vita nel sonno.* 

Anch'io mi sono interrogata sul sonno in questo periodo, se fosse il momento che tanto aspettavo per rivedere mio papà e sentirlo ancora vicino, o sperare di non sognare affatto e fuggire per qualche ora da tutto e tutti.
Se preferire di vivere da eremita persa nel mio dolore o se ricominciare pian piano a vivere e ricercare le sensazioni di un tempo, non le stesse ma almeno tentare qualche sfumatura diversa... 

Fatto sta che questo libro mi ha fatto stare bene, non saprei dirne il motivo, non mi ha aiutato ne a dormire ne a stare sveglia, semplicemente mi ha fatto stare. Mi ha fatto distogliere l'attenzione dai miei sogni e visioni, e ho volto lo sguardo su questi ragazzi, che vengono descritti e narrati su due linee temporali parallele a 12 anni di distanza.
Ci sono amori e persone e sensazioni che ti restano appiccicate addosso per tutta la vita, nonostante le avversità.
E altri amori e persone e sensazioni che pur avendole davanti al naso tutti i giorni, non le vediamo e non le vedremo mai.
Credo mi sia piaciuto proprio per questa consapevolezza, l'avevo prima e l'avrò sempre, ci sono persone che riconoscono le proprie fortune (e non parlo di quelle economiche ma di quelle morali) e chi no. Io le ho viste, le ho toccate, e mi ritengo (nonostante le avversità) molto fortunata.

L'ARTE DI ASCOLTARE I BATTITI DEL CUORE di Jan-Philipp Sendker

4/5 Trama: A Kalaw, una tranquilla città annidata tra le montagne birmane, vi è una piccola casa da tè dall'aspetto modesto, che un ricco viaggiatore occidentale non esiterebbe a giudicare miserabile. Il caldo poi è soffocante, così come gli sguardi degli avventori che scrutano ogni volto a loro poco familiare con fare indagatorio. Julia Win, giovane newyorchese appena sbarcata a Kalaw, se ne tornerebbe volentieri in America, se un compito ineludibile non la trattenesse lì, in quella piccola sala da tè birmana. Suo padre è scomparso. La polizia ha fatto le sue indagini e tratto le sue conclusioni. Tin Win, arrivato negli Stati Uniti dalla Birmania con un visto concesso per motivi di studio nel 1942, diventato cittadino americano nel 1959 e poi avvocato newyorchese di grido... un uomo sicuramente dalla doppia vita se le sue tracce si perdono nella capitale del vizio, a Bangkok. L'atroce sospetto che una simile ricostruzione della vita di suo padre potesse in qualche modo corrispondere al vero si è fatto strada nella mente e nel cuore di Julia fino al giorno in cui sua madre, riordinando la soffitta, non ha trovato una lettera di suo padre. La lettera era indirizzata a una certa Mi Mi residente a Kalaw, in Birmania, e cominciava con queste struggenti parole: "Mia amata Mi Mi, sono passati cinquemilaottocentosessantaquattro giorni da quando ho sentito battere il tuo cuore per l'ultima volta".

[...]Quando veniamo fuori da qualcosa, proseguiamo per la nostra strada lasciandoci alle spalle ciò che è passato. Ma i morti, ce li lasciamo alle spalle o li portiamo con noi? Credo che li portiamo con noi. Ci accompagnano. Ci restano vicini - solo in un'altra forma. Dobbiamo imparare a convivere assieme a loro e alla loro morte.[...] 

Avevo adocchiato questo libro fin dalla sua prima uscita nelle librerie. Ma dato che i libri ci chiamano in determinato momento della nostra vita, questo è stato il suo momento.
L'8 febbraio 2013 mio papà ha un incidente banalissimo in montagna, che però non lascia scampo. Muore tra le braccia di mia madre e di un amico che era a passeggio con loro su un sentiero senza nessuna difficoltà. Mio papà scivola sbattendo la testa.
Sono giorni che mi ripeto che mio papà non tornerà e non riesco a capire, è una frase senza senso per me.
Avevo iniziato questo libro e poi l'ho abbandonato, ma in questi giorni di atroce dolore mi sono detta che dovevo continuare.
Il libro non è un capolavoro, in certi tratti ha un po' rubacchiato qualche idea da altri libri, ma arrivo alla fine.
Non so se mi ha convinto a vivere la morte di mio papà in modo diverso, non so se mai troverò pace in questa vita.
Però voglio pensare, e ne sono certa, che papà ci ha amato oltre ogni umana concezione e per questo motivo ne devo essere felice, perchè altri non hanno avuto la mia stessa fortuna.
Ma fa un gran male.
Tin Wn e Mi Mi li ho visti proprio come mio papà e mia mamma.
Solo che i libri hanno sempre un lieto fine la vita un po' meno...

MODEL HOME di Eric Puchner

5/5 Trama: Uno straziante, tenero e divertente ritratto di una famiglia sgangherata scritto dall'autore rivelazione della narrativa americana. Warren Ziller decide di trasferirsi con la sua famiglia in California alla ricerca di una vita più agiata, e apparentemente sembra trovarla: in un quartiere residenziale vicino alla spiaggia nello splendore californiano degli anni Ottanta. Ma il sogno americano della famiglia Ziller viene bruscamente interrotto. Nonostante l'amore che nutrono l'uno per l'altro, Warren, sua moglie Camille e i loro tre figli si sono lentamente allontanati ritrovandosi a vivere vite parallele, distanti come satelliti. Ma peggio ancora, Warren ha perso tutti i risparmi di famiglia in un fallimentare investimento immobiliare: un "villaggio" di case prefabbricate nel bel mezzo del deserto. Quando il disastro economico irrompe gli Ziller sono costretti a trasferirsi in una delle casette prefabbricate di Warren ritrovandosi a vivere in una specie di villaggio fantasma. Da lì ecco scaturire una sorta di gioco al massacro che sgretolerà la facciata di "famiglia modello": dietro i perfetti twin-set della signora Ziller si nasconde infatti una profonda insoddisfazione, il figlio maggiore fidanzato ufficialmente con "la ragazza dei sogni" se la spassa di nascosto con la sorella ribelle di lei, la figlia adolescente se la fa con il "povero ragazzo messicano" e il piccolino di casa si ostina a vestirsi solo di arancione ...

[spoiler]
Quando ti chiedono "tu perché leggi?" sarei tentata di rispondere che mi piace andare *altrove*.
Qui invece non si va altrove perché non è un libro di fantasia che ti porta a sognare ambientazioni diverse, si va a trovare una famiglia del tutto normale, con le sue crisi le sue bugie i suoi momenti critici e tutto il resto.
E' sicuramente il senso di colpa il protagonista principale, ogni personaggio lo vive intensamente:
Warren - il capofamiglia che ha investito tutto per un progetto di casette in quartiere esclusivo tralasciando il fatto che verrà costruita una discarica appena dietro, quindi rimarranno praticamente tutte invendute. Non lo dice alla famiglia per vergogna, ha usato anche i soldi per l'università dei figli e ora stanno pignorando la macchina e i mobili.
Camille - la moglie, impegnata nelle grandi cause di fame nel mondo e povertà invece che pensare alla famiglia, trascurando i figli come se nemmeno fossero suoi.
Dustin - figlio più grande, suona in un gruppo musicale per diletto, con progetti universitari ben chiari e una fidanzatina... attenderà un anno, il loro primo anniversario per consumare il loro amore, ma un piccolo problema rovinerà tutto...lui ubriaco si farà la sorella della fidanzata.
Lyle - la sorella, anche lei idee chiare di università, si crederà innamorata di Hector ma nel momento di incontrarlo alla spiaggia, se ne vergogna e fa finta di non riconoscerlo e rimarrà tra le sue amicizie.
Jonas - il fratellino più piccolo, un po' strano, con qualche ritardo mentale se vogliamo definirlo così, anche se a volte il suo ragionare in maniera elementare gli fa vedere le cose più chiaramente del resto della sua famiglia.
La prima metà del libro presenta la situazione e i personaggi, non essendo mai noioso.
La seconda metà invece tratterà una tragedia, l'esplosione della casa e il fratello più grande che rimane ustionato.
Per tutto il tempo tutti riterranno il piccolo Jonas responsabile, per il suo ritardo, lo ritengono colpevole di aver lasciato il gas aperto e di aver fatto saltare la casa, solo dopo si scoprirà la verità.
Il fatto è che la fine di questo libro non è un lieto fine, è la fine più logica di una famiglia che si porta dietro sentimenti repressi e disattenzioni e sensi di colpa, cosa che forse accomuna molte famiglie da sempre.
Questo libro mi ha fatto venire in mente un messaggio che mi era arrivato a Natale da un caro amico: "niente è più sfuggevole dell'ovvio" e direi che calza a pennello!

TEMPO DI UCCIDERE di Ennio Flaiano

5/5 Trama: In un'Africa spogliata di ogni esotismo e folclore, un tenente dell'esercito italiano vaga alla ricerca di un medico, guidato dal mal di denti. Si allontana dal campo, rimane solo, si perde. E così, per caso, che cominciano le avventure del protagonista di "Tempo di uccidere", indubbiamente il capolavoro di Ennio Flaiano. Un susseguirsi di casi fortuiti e banali crea le condizioni per le avventure del protagonista, un antieroe solitario che del caso diventa prigioniero e schiavo, tanto da arrivare a credere che la propria storia non sia nient'altro che il compiersi di un destino prescritto. Perché alla fine, in qualche modo, da ogni circostanza sembra scaturirne un'altra: un incidente, l'incontro con Miriam, l'amore, lo spettro di un omicidio e quello della lebbra. Tutto appare concatenato, tutto concorre a trascinarlo in una cupa crisi esistenziale.

A volte succede che un libro ti cada tra le mani perché vuole essere letto, ed è esattamente il momento giusto, non prima e non dopo, ma ora!
Così è successo.
Questa lettura si colloca dopo *La materia oscura*, isolamento nell'artico. Qui siamo al caldo dell'Africa ma il concetto è quasi lo stesso, anche se il protagonista non è proprio solo del tutto, ma è solo con se stesso, in un luogo che non è casa, e con le sue paranoie.
Nella mia mente (sempre rispetto al libro precedente) ho cambiato l'ambientazione ma la sensazione è stata la stessa, continuavo a pensare che stare soli lontani da casa, in un ambiente estremo, sia esso l'artico o l'equatore, sia per studi o per la guerra in Abissinia, crea uno scompenso a livello mentale. A me non dispiace stare sola, ma sola come lo intendo io è starmene a casa in pace, fuggendo dalla gente. Non proprio il trovarmi lontano e senza riferimenti familiari. E quindi non sarebbe poi così strano andare via di testa.
L'altra cosa che mi ha fatto venire in mente il libro, visto che il protagonista era veramente in paranoia in certi tratti e ipotizzava e dava per veri fatti che non erano mai successi e che non si sarebbero nemmeno verificati, è stata la mia gioventù. Quando ero ragazzina e avevo paura di chiedere a papà il permesso di andare per es. ad una festa, mi creavo già in testa il dialogo, la negazione, la mia reazione, la spiegazione a chi mi aveva invitato, il dare per scontata la negazione di mio padre ecc.... Alla fine mi ritrovavo un po' come alla fine di questa storia, di fronte al bivio, chiedevo umilmente, e spesso mi sono sentita rispondere SI, e me ne andavo pensando che ero una stupida ad essermi fatta già il mio bel viaggio mentale, era più facile chiedere e accettare quello che arrivava. Lo stesso nel libro, inutile pensare cosa farebbe chi, e perchè e darlo per scontato... in fondo gran parte delle paturnie del protagonista si sono rivelate infondate perchè quasi nulla è andato come prospettato.
Alla fine non so se la morale è che in condizioni estreme la mente parte, e se la mente parte si inventa un sacco di cose inesistenti, non so se tutto questo serve per tenere la mente in allenamento in modo da non gettare anche il corpo, non so se l'argomento guerra in Abissinia sia possibile metterlo sullo stesso piano di qualcos'altro (di più superfluo)...
Ad ogni modo c'è, o meglio c'era, un motivo se un libro vince un premio, e questo lo ha meritato tutto.

Note
PAG.39
Una donna che fugge attira l'inseguitore, anzi lo crea. Istintivamente lei doveva pensare questo e perciò stava ferma aspettando di vedermi proseguire. 

PAG.55
Profonda bellezza di lei nel sonno. Soltanto nel sonno la sua bellezza si rivelava completamente, come se il sonno fosse il suo vero stato e la veglia una tortura qualsiasi. Dormiva, proprio come l'Africa, il sonno caldo e greve della decadenza, il sonno dei grandi imperi mancati che non sorgeranno finché il "signore" non sarà sfinito dalla sua stessa immaginazione e le cose che inventerà non si rivolgeranno contro di lui.
Povero "signore". Allora questa terra si ritroverà come sempre; e il sonno di costei apparirà la più logica delle risposte. 

PAG.76
Come le persone anche i luoghi raggiungono una loro felicità e quella piazza dimenticata e sconnessa esprimeva la pace dei tempi che non tornano. 

PAG.79
Dalla piazza partivano varie strade, una delle quali portava alla chiesa, un edificio che vedevamo in fondo a un cortile, tra due baracche a veranda. Era una vecchia opera del periodo portoghese, nobilmente invecchiata, asimmetrica, in piedi per miracolo, e ci fermammo a osservarla. Quel rivedere dopo tanti mesi una parvenza di edificio costruito non per istinto ma per intelligenza mi dava una gioia profonda, che non sapevo a che legare. 

PAG.203
L'ingegnere e l'indigena, caro dottore, si uccidono scambievolmente e ciascuno col mezzo di cui dispone. L'ingegnere uccide da uomo pratico *che non ha tempo* per verificare un fenomeno già sufficientemente controllato dall'esperienza, e senza chiedersi quali conseguenze porterà il suo atto. L'indigena uccide come uccide la sua terra, *con tutto il tempo*, del quale ha un concetto così sbagliato. 

PAG.236
Mi sentivo talmente indifeso che entrai nella capanna, ma subito ne uscii ancora più inquieto, dicendomi che , dopotutto, preferivo vedere, volevo vedere. E allora ripensa alla curiosità che uccide i soldati in battaglia, quando la paura fa levare le teste, perché tutti vogliono vedere, vedere almeno il nemico, non saperlo là davanti senza poterlo vedere.       

giovedì 27 giugno 2013

LA MATERIA OSCURA di Michelle Paver

2/5 Trama: In un giorno del 1937, in un locale londinese vicino allo Strand, Jack Miller, giovane fisico, va incontro al suo destino. Un destino che ha il volto di Algie Carlisle, Hugo Charteris-Black, Teddy Wintringham e Gus Balfour. Giovani come lui, eppure totalmente diversi, poiché non indossano come Jack un misero vestito da sei ghinee, ma pantaloni Oxford e giacca di tweed, e non hanno studiato a Londra, ma a Oxford e a Cambridge. Spinto da una cronica mancanza di quattrini e da una ineliminabile irrequietezza, Jack accetta la proposta dei quattro: fargli da operatore radio in una spedizione tra i ghiacci dell'Alto Artico che, come tutte le avventure concepite da ragazzi inglesi della buona società, viene ammantata di scopi scientifici: studiare la geologia e le condizioni meteorologiche di quella terra estrema. Provveduto agli approvvigionamenti, consultate le mappe e fissato il luogo del campo base, la spedizione ha inizio. Sotto una cattiva stella, tuttavia: il padre di Teddy Wintringham muore e il giovane erede, "terribilmente sconvolto", prende la decisione di rinunciare all'avventura. Raggiunta la Norvegia, i quattro ragazzi rimasti si imbarcano su una nave capitanata dal signor Eriksson che non esita a mostrare un grave turbamento non appena i giovani inglesi gli indicano la meta da raggiungere: Gruhuken. 

Il fatto è che quando una persona si appresta a leggere una libro della Paver, non si aspetta un horror alla Lovecraft, quindi è da escludere l'ansia di *Le montagne della follia* (per es.).
Per contro non si aspetta nemmeno la saga del Lupo, prettamente per ragazzi.
La domanda a questo punto è: cosa ci aspettiamo da *La materia oscura*?
Sicuramente mi aspetto l'ansia, il batticuore e la paura di questa creatura non umana che si aggira per l'estremo artico spaventando e portando all'orlo della follia il protagonista.
Mi aspetto una parte più introspettiva e psicologica che cerca di spiegare come la situazione portata all'estremo influisca non poco sulla mente umana, che sia l'artico o il deserto, non importa.
Mi aspetto un po' di trama, che non sia solo la cronaca accurata di tutte le azioni dei personaggi, come mangiare dormire o quant'altro.
Ecco cosa mi aspetto, invece mi sono trovata di fronte a un libro un po' superficiale da tutti i punti di vista, perché non ha approfondito nessuno degli aspetti, trama personaggi e mistero, che mi aspettavo.
Peccato anche per la scrittura perché a tutti gli effetti l'ho trovata più accurata e fluente (e più coinvolgente) nella saga del Lupo.
Sostanzialmente un libro perdibile. 

[Note]
PAG.103
Sto cercando d'imparare a muovermi nell'oscurità senza torcia. Non mi piace il modo in cui il raggio di luce attira lo sguardo, rendendo impenetrabile tutto ciò che sta al di fuori della zona illuminata. Suppongo sia un po' come quando stai in casa e una lampada accesa ti impedisce di vedere fuori. O meglio, non lo impedisce completamente. E' graduale: se accendi una lampada sola, riesci a distiguere i cani o il palo per gli orsi. Con due, è più difficile. Con tre, vedi soltanto il riflesso delle lampade nei vetri. E' un'osservazione banale, lo so, ma in questo momento mi colpisce con una potenza tutta nuova. Non è strano che la luce impedisca di vedere?  
PAG.141
Finora, non mi ero reso conto del mio bisogno assoluto di luce. Non avevo capito che esiste una differenza insormontabile tra l'avere un breve intervallo di "crepuscolo" ogni ventiquattr'ore, e il non averne nessuno. Un'ora di luce, seppure estremamente debole, è sufficiente a confermare una situazione di normalità. Si, ecco la terra, il mare e il cielo. Il mondo esiste ancora. Quando non vedi nient'altro che nero, invece, ti spaventi al punto che cominci a dubitare. Il sospetto s'insinua rapido ai margini della tua mente: forse non c'è niente, oltre quelle finestre. Forse ci sei soltanto tu, in questa casetta, mentre al di là di quei vetri regna l'oscurità. La paura del buio. Prima di venire qui, pensavo riguardasse solo i bambini, che passasse con l'età. Invece, non se ne va mai del tutto. E' sempre dentro di noi. La paura più antica di tutte. Che cosa c'è in fondo alla grotta? 
PAG.215
La luna si è ridotta a una falce sottile. Il buio è tornato. Una volta pensavo che la paura del buio fosse la più antica del mondo. Forse sbagliavo. Forse, le persone non temono l'oscurità in sé, ma ciò che essa porta con sé. Ciò che nasconde in sé.   

TORN - Ritorno al regno perduto di Amanda Hocking

2/5 Trama: Wendy Everly ormai sa bene che la sua vita è cambiata per sempre. Le sembrano anni, e invece sono solo pochi mesi che ha lasciato la monotonia della sua città di provincia e ha scoperto un mondo nuovo, segreto, dove la magia estende i suoi poteri su boschi e dirupi, e dove proprio lei è stata richiamata per diventare la regina del popolo dei Trylle. Ma entrare a far parte di una nuova famiglia, tanto diversa da quella in cui sei cresciuta, e accettare il peso delle responsabilità proprie di una principessa di un regno in pericolo non sono cose da poco, specie se non hai ancora compiuto diciotto anni e non sai bene chi sei veramente. Così Wendy prova a tornare indietro, nella speranza di recuperare la normalità perduta. E proprio allora s'imbatterà negli storici rivali della sua gente, i Vittra, pronti a rapirla per portarla in un paese sconosciuto e seducente. Qui la ragazza scoprirà quanto le radici della sua esistenza siano intricate e sepolte in un'antica storia, in cui quelli che oggi sono nemini un tempo furono alleati. Contesa tra due regni, Wendy dovrà difendersi dalle minacce di entrambi e imparare la difficile arte di vivere al bivio tra sentimento e senso di appartenenza, tra amore e dovere; in una dura lezione che potrebbe costarle la sua unica possibilità di essere finalmente felice. [2° volume]

[spoiler]
Parliamone:
Inizialmente ho pensato "per fortuna che ho letto anche il secondo perché è proprio bello, più bello del primo"...
Poi mentre la lettura procedeva ho pensato "forse non mi sono accorta e qualcuno mi ha cambiato libro, perché non è mica tanto bello come pensavo"...
Allora, il libro è il degno seguito del primo, non è che cambia di tanto, c'è stata una leggere impennata all'inizio che lo faceva apparire più carino ma è durata poco.
Che dite parliamo dei protagonisti? Tanto la storia non ha nulla di cui parlare...
Wendy -> prima non si capacitava di essere una principessa, ora la usa come scusa per ogni cosa che vuole fare che le crea qualche difficoltà.
Finn -> un manichino vestito poco, con il dono della parola (qualche volta).
Duncan -> sembra intelligente, ma visto che tutti lo scambiano per un giovane bamboccio, qualche riga più in là diventa deficiente.
Loki -> potrebbe essere un tipo interessante, affascinante e spassoso, ma anche a lui fanno fare la figura del deficiente.
Tove -> scapestrato e strano, era l'unico accettabile, ma siccome i personaggi buoni dobbiamo in qualche modo rovinarli, oltre che farlo futuro sposo di Wendy lo facciamo pure diventare gay.
Odin - Elora -> padre e madre di Wendy, padre che salta fuori ben poco nella vicenda, madre che migliora un po' rispetto al primo volume in cui è presentata come una gran stronza.
Willa - Aurora -> posso evitare qualsiasi commento?
Matt - Rhys -> posso evitare qualsiasi commento?
Detto questo come anticipato la storia lascia a desiderare, niente di che, e alla fine mi domando in che modo pensa di far proseguire questa trilogia.
Ma a chi è piaciuto tanto faccio un appello: mi potete dire cosa cavolo ci trovate di bello in questa saga?
Mah....

SWITCHED - Il segreto del regno perduto di Amanda Hocking

3/5 Trama: Wendy Everly sa di essere diversa dalle altre ragazze, ha scoperto di possedere un potere oscuro che le permette di influenzare le decisioni altrui, un potere segreto che non può rivelare a nessuno. La scuola della piccola cittadina di provincia in cui si è trasferita con la famiglia, le sta stretta, il rapporto con la madre è conflittuale, tutto sembra insopportabile finché una notte si presenta alla finestra della sua stanza il misterioso e affascinante Finn, da poco in città. L'arrivo di Finn sconvolge il mondo di Wendy. Questo strano ragazzo possiede la chiave de suo passato e le risposte sui suoi poteri e rappresenta la porta d'accesso a un luogo che Wendy non avrebbe mai immaginato potesse esistere. [1° volume]

[spoiler]
Ecco e si ricominciano le polemiche...
Leggo commenti entusiasti a questa ennesima trilogia, e quindi prendo al volo l'occasione per buttarmi in questa nuova avventura.
Ma ora alla fine mi ritrovo con quella strana sensazione...
Avete presente quando mangiate davvero tanto, ma tanto tanto, ma le pietanze sono talmente leggere che alla fine del pasto pensate di avere ancora lo spazio per un toast o un kebab? e vi vergognate anche un po' perchè gli altri dicono di essere sazzissimi...
Stessa cosa!
Leggo sto libro con aspettativa, finalmente una storia nuova.
Poi scopro che ci sono i changeling, bambini scambiati per essere cresciuti da umani; una comunità superfiga dove ci sono questi umani non umani con super poteri; una changeling torna alla comunità dove incontra la regina (ovviamente sua madre) e il fratello umano con cui è stata scambiata; il cercatore che l'ha trovata ovviamente super figo; e lei che non so bene perchè ma nel libro non vengono raccontate una serie di informazioni che le vengono date, ma che lei magicamente sa. Una madre regina stronza che la tratta male, e lei che sembra essere una ribelle da come si definisce che tace e incassa senza replicare.
Insomma, al di là della storia che mi sembra pietosa, il libro scorre ma non ti affezioni a nessuno dei personaggi, nessuno è ben delineato e la protagonista, che sembra essere invece ben delineata è un controsenso continuo.
Ok io leggo anche il seguito ma se non va come deve andare, lo tengo per la prossima Befana!

NINA di Daphne Kalotay

5/5 Trama: Ormai anziana, Nina vive sola nella sua casa di Boston, prigioniera di un passato che vorrebbe dimenticare. Ecco perché decide di mettere all'asta l'ultimo ricordo della sua gioventù: una parure di gioielli d'ambra, che però è da tempo incompleta.
Quando viene contattata da un uomo che sostiene di possedere il pezzo mancante, Nina capisce di non poter più sfuggire ai propri demoni. Torna così con la mente nella Mosca di Stalin, a quei giorni lontani in cui, prima ballerina del Bolshoi, viveva un'esistenza dorata assieme al marito Viktor e alla cara amica Vera. Amore, fama, ricchezza: Nina aveva tutto, ma, a causa di una stupida gelosia, ha distrutto quell'idillio per sempre. Un'emozionante storia d'amore, passione e tradimento sullo sfondo di una Russia affascinante e suggestiva.

Solitamente questo non è il mio genere di libro...
Amori e intrighi di solito mi annoiano a morte. Ma questo devo ammettere che è stato diverso.
Tutto parte da un'asta, gioielli in particolare. Una collezione unica di ambra fatta di due pezzi, ma qualcuno porta il terzo pezzo a completare la parure.
E si comincia la storia. La narrazione è a tratti presente e a tratti al passato e questo la rende mai noiosa e ti permette di capire a mano a mano che leggi il fatto presente e come ci si è arrivati dal passato.
Diciamo che per buona parte del libro pensi di avere capito le parentele ma suggerisco di non dare nulla per scontato perchè la vera chicca arriverà verso la fine e tutto acquisterà un senso.
Unica pecca, ma questo è solo il mio punto di vista, un po' irrisolto il finale, o meglio è tutto piuttosto chiaro e lascia intendere bene come si evolveranno i fatti, però è lasciato in sospeso. Quella sensazione di "lo so ma volevo che me lo spiegasse l'autrice".
Comunque senz'altro un buon libro e merita di essere letto. 

LA SAGA DEL LUPO - CRONACHE DELL'ERA OSCURA di Michelle Paver

5/5 Trama: Torak è solo, ferito, terrorizzato, in fuga. Il suo unico alleato è un cucciolo di lupo rimasto orfano. La sola arma per sopravvivere è la sua abilità di cacciatore. ma tra le cupe ombre della Foresta morire di fame non è ciò che spaventa di più. Perché un demone, lo stesso demone che ha ucciso suo padre, lo insegue furtivo e silenzioso come un respiro. Un demone deciso a distruggere tutte le tribù della Foresta e che Torak ... solo lui, nessun altro ... dovrà sconfiggere durante la Luna del Salice Rosso. Anche se Torak è solo un ragazzo, e le tribù lo hanno esiliato per sempre... [1° volume - raccolta]

[spoiler]

Tomo 1° contenente: 1) La Magia del Lupo
2) Il ritorno del Lupo
3) Sulle tracce del Lupo
 
La Magia del Lupo : dalla spiegazione dell'autrice si evince che la storia è ambientata milioni di anni fa, quando l'era glaciale era appena finita e la maggior parte dell'Europa era ancora foresta.
Il primo libro narra la storia di Torak, di come perde il padre, di come trova la sua guida in Lupo e di come deve sconfiggere il grande demone orso. Scopre di essere un diverso, con poteri inimmaginabili e conoscerà molte persone amiche che gli resteranno vicine nel momento di difficoltà, come Renn. Pian piano comincerà anche a scoprire la verità che il padre gli ha tenuta nascosta per proteggerlo, della presenza dei Divoratori di Anime, del suo Spirito Errante e di come tutti lo cercheranno.
La profezia diceva: *colui che ascolta offrirà il sangue del suo cuore alla montagna, e l'ombra sarà annientata* ma cosa comporterà questo? dovrà sacrificarsi lui?
 
Il Ritorno del Lupo : Torak temeva che dopo il sacrificio fatto sulla Montagna, non avrebbe più rivisto il suo amico Lupo. Nel frattempo si diffonde una malattia e lui comincia il viaggio per attraversare la foresta e raggiungere il Mare, unica fonte per la cura della malattia che incombeva su tutti. Troverà nuovi amici tra la tribù delle foche, ma anche dei nemici, in particolare lo stregone della tribù che si spacciava per amico, ma in realtà era un Divoratore di Anime, nonché suo zio, fratello del padre. Lupo riesce a ritrovarlo assieme all'amica Renn, e si riuniranno scoprendo i poteri di Spirito Errante di Torak, che non esiste cura per la malattia ma che sono state avvelenate le bacche di ginepro che usano per i cibi e che un Divoratore di Anime era anche suo padre.
Ne restano ancora 5 da scoprire, e Torak dovrà stare attento, la ricerca continuerà...
 
Sulle Tracce del Lupo : Ripartono per il profondo nord, verso le tribù delle foche e delle lontre. Ma oltre ad avere un ambiente decisamente ostile per loro che vengono dalla foresta e non conoscono la neve, si ritroveranno a lottare con i Divoratori di Anime. Entrato nel loro covo con un sotterfugio, di Divoratori hanno catturato lupo e altri cacciatori, come sacrificio per aprire la porta dell'Altro Mondo, per far uscire i demoni nascosti, per poterli domare e creare un nuovo equilibrio. Ma Torak riuscirà a salvare lupo e altri cacciatori, un gufo e un orso purtroppo verranno sacrificati e riuscirà a scappare sempre insieme a Renn dai Divoratori. Ma oramai la porta si è aperta e molti dei demoni sono scappati. La lotta purtroppo continuerà ancora.

MANUALE DI PULIZIE DI UN MONACO BUDDHISTA. SPAZZIAMO VIA LA POLVERE E LE NUBI DELL'ANIMA di Keisuke Matsumoto

4/5

Chi mi conosce sa che tendo ad avere una certa attenzione per la pulizia della casa perché per me la casa non è solo uno spazio racchiuso tra 4 mura, ma è proprio il mio angolo di mondo, solo mio.
Quindi una volta entrata posso chiudere tutto e tutti fuori e addio!
La pulizia non l'ho mai vista come un'incombenza, anzi la vedo come un momento di distrazione che mi permette di riflettere, di ripulire non solo le stanze ma anche l'anima, visto che di tanto in tanto per pulizia intendo anche cernita, di cose materiali di ricordi di sensazioni.
Certo, leggendo questo libretto mi sono immaginata come la brava casalinga che si alza al mattino presto per riassettare, pulire sistemare, preparare pranzo e cena alla famiglia. La verità è che purtroppo, non sono una casalinga e quindi le pulizie a volte le faccio in fretta e le faccio male ma il tempo a disposizione è limitato.
Una visione utopistica della vita di casa, ecco cos'è questo libro, e con mio rammarico penso che mi piacerebbe avere più tempo per la casa, per me e per la mia famiglia.
Al contrario penso anche che sia la stagione invernale buia fredda e grigia a mettermi tristezza e poco tempo, perché a primavera già quando cambia l'ora mi sento più viva, si allunga la giornata e riesco a fare molto di più.
Mi ha fatto molto riflettere però il fatto che in casa mia ci sono un sacco di cose superflue, di cose materiali di cui potrei benissimo fare a meno, e che continuo imperterrita a comprare.
Ecco un bel viaggio zen per imparare l'arte del riciclo della pulizia e della rinuncia a cose inutili...
Se ne fossi davvero capace sarei a metà dell'opera!

SIMON'S CAT CONTRO TUTTI di Simon Tofield

5/5

STORIA DI UN GATTO E DEL TOPO CHE DIVENTO' SUO AMICO di Luis Sepulveda

3/5 Trama: Monaco. Max è cresciuto insieme al suo gatto Mix. È un legame profondo, quasi simbiotico. Max, raggiunta l'indipendenza dalla casa paterna, va a vivere da solo, portandosi dietro l'amato gatto. Il suo lavoro, purtroppo, lo porta spesso fuori casa e Mix, che sta invecchiando e sta perdendo la vista, è costretto a passare lunghe giornate in solitudine. Ma un giorno sente provenire dei rumori dalla dispensa di casa e intuisce che lì si nasconde un topo... Un'altra grande storia di amicizia nella differenza, questa è la magia di Luis Sepúlveda.

Gatto topo l'elefante, non manca più nessuno...
Che dire, si legge in mezz'ora, ed è pochetto perfino per un bambino piccolo.
Sepulveda, qualche idea più elaborata e originale?
Il ragazzo Max, il gatto Mix, e il topo Mex. Manca la sangria!
uff ... 

LA MECCANICA DEL CUORE di Mathias Malzieu

1/5 Trama: Nella notte più fredda del mondo possono accadere strani fenomeni. È il 1874 e in una vecchia casa in cima alla collina più alta di Edimburgo il piccolo Jack nasce con il cuore completamente ghiacciato. La bizzarra levatrice Madeleine, dai più considerata una strega, salverà il neonato applicando al suo cuore difettoso un orologio a cucù. La protesi è tanto ingegnosa quanto fragile e i sentimenti estremi potrebbero risultargli fatali. L'amore, innanzitutto. Ma non si può vivere al riparo dalle emozioni e, il giorno del suo decimo compleanno, la voce incantevole di una piccola cantante andalusa fa vibrare il cuore di Jack come non mai. L'impavido eroe, ormai innamorato, è disposto a tutto per lei. Non lo spaventa la fuga né la violenza, nemmeno un viaggio attraverso mezza Europa fino a Granada alla ricerca dell'incantevole creatura, in compagnia dell'estroso illusionista Georges Méliès.

Come dite?
Non mi piace nessun libro ultimamente?
...
Ma non è vero, guardate le ultime letture che ho fatto, è una media alta...solo gli ultimi due non mi sono piaciuti!
Come dite?
Questo poteva essere un capolavoro?
...
Certo non dico di no, nelle prime 10 pagine sta tutto il succo, l'idea, la genialità che si perde via via tra un ticchettio e l'altro...
Se voleva spiegare o dare una parvenza di spiegazione alla meccanica del cuore, cioè di come funziona quando ci innamoriamo, l'ha presa talmente larga che poi ha cambiato direzione.
Ecco tutto. 

LA SCOPA DEL SISTEMA di David Foster Wallace

1/5 Trama: Le avventure di Lenore, che si mette alla ricerca della bisnonna, antica studiosa di Wittgenstein, fuggita dalla sua casa di riposo insieme a venticinque tra coetanei e infermieri; del fratello LaVache, piccolo genio con una passione smodata per la marijuana; del pappagallo di famiglia, Vlad l'Impalatore, che recita sermoni cristiani su una Tv via cavo; di Norman Bombardini, re dell'ingegneria genetica, che si ingozza di cibo e sogna di ingurgitare il mondo intero; di Rick Vigorous, il capo e l'amante di Lenore, negazione vivente del suo stesso cognome. Una galleria di personaggi uno più esilarante e paradossale dell'altro, sullo sfondo di un'America impazzita, grottesca, più vera del vero. Scritto a ventiquattro anni nel 1987, questo è il romanzo che ha rivelato al mondo la nascita di un talento e di una figura di culto e - come sottolinea Stefano Bartezzaghi nell'introduzione - "è probabilmente per questo che la notizia del suo suicidio ha percosso i suoi lettori con la forza di uno staffilante dolore personale, diretto: cosa avesse in testa quell'uomo non era più una questione letteraria, era diventata una questione esistenziale senza vie di scampo. E in tanti ci si è chiesti quando sarà possibile tornare a leggere le sue opere senza pensarci, senza dare troppo peso ai presagi di cui ora sembrano pullulare". Prefazione di Stefano Bartezzaghi.

Caro David Foster Wallace, ti scrivo un po' come si scriverebbe a Babbo Natale.
Si perché vedi, io ho diligentemente letto tutte le 500 e passa pagine della tua Scopa, ma evidentemente non ho trovato in che pacchetto avevi messo la morale...
Ho aperto tutte le scatole e ho trovato personaggi improbabili e storie altrettanto improbabili, ma tutto sommato potevo anche accettarlo.
Ho aperto un'altra scatola e ho trovato una scrittura scorrevolissima, niente da dire.
Però David, scusa, la tua genialità dove l'hai messa?
Il senso di queste pagine dov'era?
Perché sai io mi smazzo e dopo 500 pagine voglio assolutamente trovare un senso al tempo che ho speso, perché se non lo trovo un po' mi incazz.
Allora visto che la scopa la si può usare da intera come da rotta e per più utilizzi, o io o tu ce la siamo presi in ....
(la frase la lascio in sospeso non per dare più senso al contesto, ma esattamente com'è la fine del libro)
Con buona pace dei sensi...

SIMON'S CAT VOGLIO LA PAPPA! e la voglio adesso di Simon Tofield

5/5

LE VERGINI SUICIDE di Jeffrey Eugenides

4/5 Trama: Un narratore "collettivo", voce di un gruppo di coetanei maschi, rievoca a vent'anni di distanza la vicenda delle cinque sorelle Lisbon, oggetto proibito della loro adolescenza, avvolte in un'aura di mistero che la tragica fine comune - si sono tutte tolte la vita nel breve spazio di un anno - ha fissato per sempre. Nella memoria di questi antichi, tenacissimi spasimanti, esse divengono il simbolo di una possibilità remota e perduta: l'irruzione di un fremito ignoto nel mondo tranquillo, ordinario, opprimente dell'America suburbana degli anni Settanta. Il libro segna l'esordio folgorante di uno scrittore poco più che trentenne, ma già padrone di uno stile e di un universo letterario affatto personali. 

Non si può spoilerare questo libro, il titolo dice praticamente tutto quello che c'è da sapere. E parte proprio da questo, dal fatto in sé.
I libri normalmente celano i segreti e l'epilogo è alla fine, qui l'epilogo è l'inizio di tutto.
Ho provato una strana sensazione leggendo Le Vergini Suicide, perchè all'inizio mi sembrava una specie di soap opera, dove tutti quelli che sapevano qualcosa delle sorelle Lisbon potevano spettegolare.
Una sorta di riunione di paese, quei paesini dove tutti si conoscono e sopratutto tutti sanno tutto.
Immaginate un sacco di personaggi che a turno vengono inquadrati e aggiungono un pezzettino al puzzle.
Poi c'era la sfilza di reperti, quindi subentrava una forma di CSI in cui venivano analizzate scene indizi e reperti... Qualche dottore fa la sua comparsa parlando di ipotetiche malattie mentali ecc....
E poi ci sono le sorelle Lisbon, che non sembrano mai essere inquadrate direttamente dalla telecamera, anche quando parlano, ti danno sempre la sensazione di distacco, ci sono ma effettivamente non ci sono.
Ad un certo punto invece mi è venuto in mente il film I Tennenbaum, demenziali al massimo, e ho pensato "ma si, se fosse un film, oltre alle inquadrature dei pettegoli, la famiglia sarebbe esattamente così".
Poi verso la fine invece il dramma prende piede e il libro lo leggi in un altro tono, il tono di una famiglia che voleva proteggere le figlie, a modo loro, un modo bigotto quasi, e finisce che loro sono quasi destinate al suicidio quale forma di liberazione.
Il lettore cambia faccia a seconda del punto della narrazione.
E' un libro stupendo, in qualsiasi chiave lo leggiate, qualsiasi tono vogliate darci.
[*Le vergini suicide* era una canzone....non tutte le sorelle lo erano...] ma questo è un altro discorso....

STONER di John Williams

4/5 Trama: Pubblicato per la prima volta nel 1965, Stoner è stato ristampato dalla New York Review Books nel 2006. Negli Stati Uniti questa seconda uscita ha rappresentato una sorta di fenomeno letterario: il libro ha venduto più di 50.000 copie e gode di un entusiasta passaparola fra lettore e lettore.
Stoner è il racconto della vita di un uomo tra gli anni Dieci e gli anni Cinquanta del Novecento: William Stoner, figlio di contadini, che si affranca quasi suo malgrado dal destino di massacrante lavoro nei campi che lo attende, coltiva la passione per gli studi letterari e diventa docente universitario. Si sposa, ha una figlia, affronta varie vicissitudini professionali e sentimentali, si ammala, muore. E’ un eroe della normalità che negli ingranaggi di una vita minima riesce ad attingere il senso del lavoro, dell’amore, della passione che dà forma a un’esistenza. 

In questo libro non succede nulla.
Ecco l'ho detto.
E voi ora vi starete chiedendo "perchè allora dovrei leggerlo?".
E avete ragione a farvi questa domanda, però vedete ci sono libri in cui succede praticamente di tutto e alla fine, chiudete il libro e con una smorfia di disgusto dite "tempo sprecato".
E poi ci sono libri come questo, in cui appunto non succede nulla, e arrivate alla fine del libro, proprio le ultime pagine, e lasciate Stoner tra le parole più belle che abbiate mai letto prima, e gli tenete la mano fintanto che si addormenta, pensando, in maniera quasi buffa che ha avuto una vita veramente stupida...
Uomo mediocre, famiglia di contadini che facevano fatica a comunicare, una moglie stronza, una figlia che poteva essere la sua salvezza ma che lui, uomo mediocre, ha rovinato... professore non eccelso, lavoro noioso e statico...insomma, è stato l'unico uomo che non si è mai opposto a quello che gli capitava ma se lo metteva addosso come fosse un vestito. E pazienza se non cadeva bene, lui prendeva e basta.
In certi tratti la sua completa staticità mi ha fatto arrabbiare mi veniva quasi da urlargli contro nella speranza che la pagina successiva avesse reagito...
Nulla, ma la cosa che rende grande questo libro, è che fino alla fine non lo abbandonate, ma ne bevete ancora e ancora mai veramente sazi... 

[Note]
PAG.343
Certe volte, immerso nelle sue letture, lo assaliva la coscienza di quante cose ancora non sapeva, di quanti libri non aveva ancora letto. E la serenità tanto agognata andava in mille pezzi appena realizzava quanto poco tempo aveva per leggere tutte quelle cose e imparare quello che doveva sapere.

SOFIA VESTE SEMPRE DI NERO di Paolo Cognetti

5/5 Trama: "Sofia si veste sempre di nero" è la nuova prova narrativa di Paolo Cognetti, autore di "Manuale per ragazze di successo" e "Una cosa piccola che sta per esplodere". Nei suoi racconti, cesellati con la finezza di Carver e Salinger, Cognetti ha saputo rappresentare con sorprendente intensità l'universo femminile. Ed è ancora una donna la protagonista del suo nuovo libro, un romanzo composto da dieci racconti autonomi che la accompagnano lungo trent'anni di storia: dall'infanzia in una famiglia borghese apparentemente normale, ma percorsa da sotterranee tensioni, all'adolescenza tormentata da disturbi psicologici, alla liberatoria scoperta del sesso e della passione per il teatro, al momento della maturità e dei bilanci. Con la sua scrittura precisa e intensa, Cognetti ci regala il ritratto di una donna torbida e inquieta, capace di sopravvivere alle proprie nevrosi e di sfruttare improvvisi attimi di illuminazione fino a trovare, faticosamente, la propria strada.

E come andare a comprare vestiti nella giornata no.
Tu continui a provare e riprovare, ma niente ti sta bene...
Poi ad un certo punto ti infili un vestito, o un pantalone o una maglia, e ti guardi, e ti sembra di averlo avuto addosso per tutta la vita, è tuo, è fatto su misura per te.
Ecco questa è la sensazione.
Fino ad un certo punto del libro ti chiedi cosa ci sarà ancora da dire, perché si insomma, non è nulla di che... anzi pensi proprio che non lo capisci affatto sto libro, infatti va pure a rilento.
Poi tutto ad un tratto, la maglia ti sta benissimo addosso, e i pantaloni? nemmeno una pieghetta, e il libro parte, capisci Sofia, capisci gli altri protagonisti, il filo scorre via veloce, preciso, senza un respiro ma con tutto il tempo per inspirare ed espirare, e rilassarti.
Nel finale, a te la scelta se capire e farti piacere Sofia o meno, però a me è piaciuta.
Mi ha ricordato tanto alcune case di miei amici, che tu entri e trovi tutto un casino, ma un casino logico, ordinato, che ti mette a tuo agio, che non vorresti andartene via, che lo senti tuo anche se tu a casa tua metti tutto in ordine, quel caos che tu invidi perché non riesci a farlo uguale, ma quando vai a trovare gli amici cerchi di farlo tuo il più possibile.
E' stato un libro rassicurante.
Un libro intenso.
Un libro da vivere.

[Note]
PAG.23
E Sofia allora si ricorderà di questa notte. Ricorderà di avere detto a Oscar: "Io di stare da sola". E di quanto fragili le sembrassero, da bambina, le presunte sicurezze della vita: le famiglie erano come sommergibili sotto il tiro di disgrazie casuali, bombi di profondità lasciate partire dall'alto dei cieli in una battaglia navale tra te e l'imperscrutabile volontà di Dio. 
PAG.96
Le donne si costruivano un'immagine di te ed era quella che amavano, finchè non si stancavano dell'immagine oppure l'immagine si discostava tanto dalla realtà da non essere più credibile ai loro occhi. 
PAG.118
Così per la prima volta intravedi il finale. E' un gioco che facevi spesso da ragazzina. All'inizio di ogni relazione ti sforzavi di immaginare la scena: mentre un ragazzo ti baciava tu ti chiedevi se quella era una storia da scusa, o una storia da allora ciao, o una storia da vaffanculo, o una stoia da restiamo amici. Se sarebbe successo in un letto o in mezzo alla strada e la faccia che avrebbe fatto lui, se era un tipo da insultarti o implorarti o non parlare più, tirare un pugno al muro e odiarti e basta. Dopo ti sentivi più tranquilla. Era come conoscere già l'ultima pagina di un libro, per poi immergerti nella trama senza nessuna angoscia. 
PAG.125
Se tu fossi Hakim Bey scriveresti questo in fondo al libro, che l'amore è la zona di autonomia più temporanea che ci sia. La fine dell'amore è una casa occupata il giorno prima dello sgombero. Innalzare barricate, incatenarsi mani e piedi ai cancelli, issare munizioni e viveri sui tetti, quella è roba d'altri tempi e non è adatta alla tua epoca veloce. Oggi il principio è: attacca di sorpresa e nasconditi subito dopo. Non affazionarti a niente. Piuttosto che rimetterci la pelle, è molto meglio prendere le tue idee, il tuo amore e i tuoi quattro stracci e portare tutto quanto altrove.     

DELIRIUM di Lauren Oliver

4/5 Trama: Nel futuro in cui vive Lena, l’amore è una malattia, causa presunta di guerre, follia e ribellione. È per questo che gli scienziati sottopongono tutti coloro che compiono diciotto anni a un’operazione che li priva della possibilità di innamorarsi. Lena non vede l’ora di essere “curata”, smettendo così di temere di ammalarsi e cominciare la vita serena che è stata decisa per lei. Ma mancano novantacinque giorni all’operazione e, mentre viene sottoposta a tutti gli esami necessari, a Lena capita l’impensabile. Si infetta: si innamora di Alex. E questo sentimento è come ritornare a vivere, in una società di automi che non conosce passione, ma nemmeno affetto e comprensione, Lena scoprirà l’importanza di scegliere chi si vuole diventare e con chi si vuole passare il resto della propria vita… [1° volume]

L'amore è la più mortale tra tutte le cose mortali: ti uccide sia quando ce l'hai che quando non ce l'hai.
E' un periodo in cui mi capitano spesso in mano libri ambientati in un futuro non ben definito, in cui c'è un controllo della vita, della società, delle nascite, di tutto...
Questo libro ne fa parte, ma in maniera ancora più drammatica, perchè la gente viene operata per evitare il Delirium, ovvero l'amore e tutte le sue sfaccettature e sensazioni... la mancanza di quel battito, il buco allo stomaco, la perdita della testa se non si sta con l'amato.. tutto quello che rende l'amore unico.
Per tre quarti il libro è abbastanza piatto, non ho apprezzato molto questo aspetto, volevo entrare più a far parte del racconto... poi alla fine l'amore lo si tocca tra le pagine, l'angoscia, quel vuoto nello stomato, e si aumenta il respiro e il battito fino all'ultima pagina.
Poi il nulla, e sembra che qualcuno ti abbia spezzato dentro. 

[Note]
PAG.44
E' talmente strano come funziona la vita: desideri qualcosa e aspetti e aspetti e ti sembra che ci stia mettendo secoli ad arrivare. Poi succede ed è tutto finito e non vorresti far altro che accoccolarti di nuovo nel momento esatto prima che tutto cambiasse.  
PAG.137
A volte mi sembra che se soltanto guardi le cose, te ne stai seduto, fermo, e lasci che il mondo scorra davanti a te, a volte giuro che per un secondo sembra che il tempo si blocchi e il mondo interrompa la sua rotazione. Soltanto per un secondo. E se in qualche modo riesci a scoprire come vivere in quel secondo, allora potrai vivere per sempre.
PAG.265
"Amore", una singola parola, una cosa evanescente, una parola non più grande o più lunga di un taglio. Ecco cos'è: un taglio; un rasoio. Emerge al centro della tua vita e spacca tutto in due. Il prima e il dopo. Il resto del mondo scompare. Prima dopo e durante, un momento non più spesso e non più lungo di un taglio. 
PAG.344
L'amore, la più mortale tra le cose mortali: ti uccide sia quando ce l'hai sia quando non ce l'hai.
Ma non è esattamente così.
E' colui che condanna e il condannato; il giustiziere; la lama; la sospensione di pena all'ultimo momento; il respiro affannoso; il cielo infinito sopra di te e il "Grazie, grazie, grazie, Dio".
L'amore: ti ucciderà e ti salverà.