martedì 7 maggio 2013

IL MULINO DEI DODICI CORVI di Otfried Preussler

3/5 Trama: Krabat, giovane orfano che vaga di villaggio in villaggio all'epoca in cui quello del viandante era quasi un mestiere, fa uno strano sogno: undici corvi appollaiati su una stanga lo chiamano con insistenza invitandolo al mulino della palude di Kosel. Poiché il sogno si ripete per più notti il ragazzo decide di mettersi alla ricerca di quel luogo, lo trova davvero, viene ingaggiato dal mugnaio come apprendista e inizia il suo tirocinio con altri undici garzoni. Ben presto Krabat si rende conto d'essere finito in una scuola di magia nera, ma allettato dall'idea di diventare un esperto nell' "arte delle arti", quella che consente di acquisire un immenso potere, accetta di seguire gli insegnamenti del mugnaio maestro. Allievo diligente Krabat non sa però rinunciare al mondo esterno ed è sempre pronto a coglierne i richiami di vita e d'amore; inoltre troppe sue domande rimangono senza risposta: chi è il misterioso Compare che giunge al mulino nelle notti di plenilunio? Quali orribili sostanze tritura quella che viene chiamata la Macina Morta? Così nel ragazzo matura a poco a poco la decisione di opporsi al potere del maestro, di trasformarsi da allievo prediletto in antagonista. Ecco che allora la favola a forti tinte si rivela per quello che è in realtà: un romanzo il cui fulcro narrativo è costituito dalla scelta fra potere e amicizia, potere e amore, potere e libertà; una saga vendica (i personaggi sono per la maggior parte sorabi della Lusazia) che, dopo aver immerso il lettore nella cupa atmosfera della magia usata per scopi malvagi, lo fa pian piano riemergere alla luminosità del sentimento.

Arrivata alla fine del libro mi sono sentita in colpa. Avevo riposto molte aspettative nella storia e una volta chiuso il libro non mi è piaciuto poi così tanto come avevo sperato.
C'è da tenere conto che è un racconto di magia nera tra il gotico e l'horror scritto negli anni 80, il che tutto sommato gli rende il merito di essere un gran bel libro, ma letto ora, in questo contesto forse perde un po' di quel sapore gotico che 25 anni fa avrebbe fatto rabbrividire chiunque.
Se poi a questo aggiungiamo una storia d'amore, non particolarmente approfondita e nemmeno sviluppata, il sapore dell'amaro in bocca resta.
Mi trovo d'accordo con altri commenti letti, che in effetti dal libro si trae la grande morale che l'amore arriva dove non arriva l'occhio. Su questo assolutamente non ho nulla da obiettare.
Diciamo quindi che non è un libro che mi ha soddisfatto poi molto...quasi perdibile. 

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