mercoledì 9 agosto 2017

LA CONQUISTA DI GANIMEDE di Philip K. Dick e Ray Nelson

Trama 2/5: I Ganimediani, alieni simili a grandi molluschi, hanno conquistato la Terra anche grazie alle loro doti telepatiche. L'umanità è ridotta in schiavitù, ma è molto più ingovernabile e imprevedibile del previsto. Intrighi di potere ganimediani e lotta per la resistenza degli umani ruotano attorno a una pericolosa teoria psichiatrica e a un'altrettanto pericolosa arma che ottiene il controllo emotivo della mente, amplificando le paure inconsce e causando terrificanti allucinazioni. Una nuova esplorazione dei confini tra realtà e illusione e dei rapporti tra manipolazione della mente e potere, tematiche care alla scrittura di Dick, qui affrontate in un romanzo a quattro mani con Ray Nelson.

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C'è una cosa che mi ha sempre affascinato e inquietato nei libri di fantascenza (non in tutti però) ed è il concetto di conquista.
Molti autori li considero dei visionari, concetto riduttivo, ma non saprei come definirli altrimenti. Cioè gente che negli anni 50-60-70 già immaginava macchine volanti, robot, imperi, altri pianeti, ecc... per non parlare di libri di tipo Nuovo Mondo o 1984, mi spaventano da morire, non solo perchè molti concetti si sono già manifestati, ma perchè sono riusciti a vederli con decenni di anticipo senza nemmeno sapere che saremmo arrivati qui e ora. Comunque, al di là di questo, anche la conquista di nuovi pianeti e popolazioni aliene, mi fa sempre un certo che, insomma, perchè quando immaginiamo di trovare altri pianeti abitati pensiamo subito a conquistarli, annientarli e a prendere possesso di quello che è loro?
Anche da piccoli, mi ricordo, che quando si inventavano storie di questo genere, il fine ultimo era la conquista...
Sarà mica che siamo sempre perennemente in delirio di onnipotenza e abbiamo di conseguenza grandi problemi di autostima???
Io sogno la conoscenza, non la conquista... oibò

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PAG.31
...Il problema centrale dell'uomo è proprio il non trovarsi mai nel posto in cui effettivamente si trova, bensì nel posto in cui sta andando o in quello da cui viene. Pertanto, quando sono solo non sono mai davvero da solo. E quando sono con qualcuno non sono mai davvero con qualcuno...

PAG.86
L'ottusità in quell'individuo sembrava fuori dell'ordinario, un livello di stupidità raggiungibile soltanto grazie a una lunga pratica e a un duro lavoro.

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