4/5 trama: Non è un caso se vediamo rosso, diventiamo verdi di paura, blu di
collera o bianchi come un lenzuolo... I colori veicolano tabù e
pregiudizi ai quali obbediamo senza rendercene conto, e possiedono
significati nascosti che influenzano il nostro ambiente, i nostri
comportamenti, il nostro linguaggio e il nostro immaginario. La loro
storia, ricchissima e sorprendente, racconta l'evoluzione delle
mentalità, degli usi e delle società, intrecciando arte, politica,
religione, psicologia, sociologia. Con una narrazione brillante e ricca
di aneddoti e curiosità, Michel Pastoureau ci guida in un affascinante ed
erudito excursus alla ricerca di significati, applicazioni,
implicazioni dei colori, per riuscire a districarsi nel labirinto
simbolico delle tinte.
Blu, rosso, bianco, verde, giallo, nero… e dopo? Quanti
colori? Non domandate all’arcobaleno: è un prestigiatore. Ci mostra
soltanto ciò che vogliamo vedere. I bambini, che cercano il tesoro ai
piedi dei suoi raggi, lo sanno bene: i colori spariscono non appena si
cerca di afferrarli, sono soltanto un’illusione… infatti, un colore è un
insieme di simboli e di convenzioni. Dietro i sei colori di base
vengono i complementari, le mezze tinte (rosa, marrone, arancio, viola e
lo strano grigio) e un corteo infinito di sfumature che non smettiamo
d’inventare. La lezione che ne traiamo qui è divertente: un colore
esiste soltanto perché lo guardiamo. È insomma, una pura invenzione
dell’uomo. Meditate, gente.
Il fisico ritiene che il colore sia
un fenomeno misurabile. In una stanza vuota, egli illuminerà un oggetto
colorato, registrerà la lunghezza d’onda e concluderà che c’è un colore.
Goethe è di parere opposto: “un colore che nessuno guarda non esiste!”
dichiara ripetutamente. È un’affermazione forte che sottoscrivo. “un
vestito rosso è ancora rosso, quando nessuno lo guarda?” si domanda
Goethe. Ebbene, no! Per me, non c’è colore senza percezione, senza
sguardo umano (o animale). Siamo noi a fare i colori!
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