4/5 Trama: Sei racconti intorno al tempo, alla guarigione, al destino, al fato,
immersi in una Tokyo sfolgorante di luci notturne e pulsante di vita. I
protagonisti sono accumunati dalla stessa sorte: tutti in qualche modo
feriti si sono chiusi in un guscio che li protegge, ma
contemporaneamente li separa dal mondo, impedendo loro di agire e di
interagire con gli altri. Ma sensazioni dimenticate si affacciano alla
memoria, la vita, prima paralizzata, ricomincia a scorrere rivelando la
catartica necessità di entrare finalmente in azione e di fare i conti
con il passato. È alle soglie di questa trasformazione che lo sguardo di
Banana Yoshimoto si posa sui suoi enigmatici personaggi per raccontarne
il disagio, l'angoscia, la liberazione.
L’unica cosa di cui ho paura è il passare del tempo, il ramo del salice
accarezzato dal sole che un attimo dopo è scosso da un tifone, il
ciliegio in fiore che perde tutti i suoi petali. L’avvicinarsi della
notte, come un presagio di addio, sulla sua schiena, mentre guarda il
video sdraiato sul letto, nella stanza colpita dal sole al tramonto. È
questa l’unica cosa davvero triste.
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