5/5 Trama: Art Keller è un poliziotto ambizioso, con una mentalità da crociato,
deciso a combattere in prima fila la guerra che gli Stati Uniti hanno
lanciato contro il traffico internazionale di droga. Barrera è il boss
della Federacion, il cartello che riunisce tutti i narcos messicani e i
suoi nipoti, Adan e Raul, smaniano all'idea di ereditarne l'impero. Nora
Hayden, dopo un'adolescenza complicata, è diventata una prostituta
d'alto bordo, sempre in bilico tra il cinismo più spinto e un insolito
senso morale. Padre Paranda è un sacerdote cresciuto in mezzo al popolo,
potente quanto incorruttibile. Sean Callan è un ragazzo irlandese che
si è trasformato quasi per caso in un killer spietato, al soldo della
mafia. Sono tutti, in modo diverso, coinvolti nel mondo feroce del
narcotraffico messicano: una guerra che coinvolge sicari senza scrupoli e
politicanti corrotti, i servizi segreti americani e la mafia, tra
inganni e vendette spietate. Una guerra dove non esiste innocenza
possibile e dove è sempre in agguato, pronto ad esplodere, il male
assoluto: quella demoniaca crudeltà di uomini e cose cui una millenaria
tradizione ha saputo dare un solo nome, evocativo quanto misterioso. Il
potere del cane.
venerdì 30 agosto 2013
LA FORESTA-RADICE-LABIRINTO di Italo Calvino
4/5 Trama: Re Clodoveo ritorna dalla guerra, ma intorno alla sua città è cresciuta
un'inestricabile foresta, e il re si ritrova a vagare in un labirinto di
radici che sembrano rami che si confondono con le radici. E come lui si
perdono sua figlia Verbena e il giovane Mirtillo, l'infedele matrigna e
il ministro traditore, tanto che tornare a palazzo sembra impossibile, e
bisogna cercarsi e inseguirsi alla luce delle torce, finché il mistero
della foresta-radice-labirinto non verrà risolto...
Il primo libro di politica per bambini!
ALTA FEDELTA' di Nick Hornby
3/5 Trama: In una Londra irrequieta e vibrante, le avventure, gli amori, la
passione per la musica, i sogni e le disillusioni di una generazione di
trentenni ancora piena di voglia di vivere. Commovente, scanzonato,
amaro ma soprattutto molto divertente, Alta fedeltà è il libro culto
della nuova narrativa inglese, diventato un grande successo
internazionale.
Chi ha già letto questo libro saprà (e chi non l’ha letto lo
saprà ora) che si incontrano spesso classifiche su canzoni, cantanti,
situazioni ecc.
Allora facciamo un gioco: rimaniamo in tema!
Allora facciamo un gioco: rimaniamo in tema!
Ora vi dirò la mia classifica di “le 5 migliori canzoni di sempre per me” [non discutibile]
1-Riders on the storm (The Doors)
2-On the turning away (Pink Floyd)
3-Growing Up (Peter Gabriel)
4-Starway to heaven (Led Zeppelin)
5-Smock on the water (Deep Purple)
1-Riders on the storm (The Doors)
2-On the turning away (Pink Floyd)
3-Growing Up (Peter Gabriel)
4-Starway to heaven (Led Zeppelin)
5-Smock on the water (Deep Purple)
Ora vi dirò la mia classifica di “i 5 migliori film di sempre per me” [non discutibile]
1-Labyrinth (regia Jim Henson) con David Bowie e Jennifer Connelly
2-L’uomo bicentenario (regia Chris Columbus) con Robin Williams
3-Blade Runner (regia di Ridley Scott) con Harrison Ford
4-Edward mani di forbice (regia di Tim Burton) Con Johnny Depp
5-La vita è meravigliosa (regia di Frank Capra) con James Stewart
1-Labyrinth (regia Jim Henson) con David Bowie e Jennifer Connelly
2-L’uomo bicentenario (regia Chris Columbus) con Robin Williams
3-Blade Runner (regia di Ridley Scott) con Harrison Ford
4-Edward mani di forbice (regia di Tim Burton) Con Johnny Depp
5-La vita è meravigliosa (regia di Frank Capra) con James Stewart
Ora vi dirò la mia classifica di “i 5 migliori telefilm di sempre per me” [potrebbe essere discutibile]
1-Mork e Mindi
2-The Big Bang Theory
3-Scrubs
4-Nip & Tuck
5-Lie to me
1-Mork e Mindi
2-The Big Bang Theory
3-Scrubs
4-Nip & Tuck
5-Lie to me
Ora vi dirò la mia classifica di “i 5 migliori libri di sempre per me” [in evoluzione continua]
1-Un fiocco di neve nella mia mano di Samantha Mooney
2-Battle Royale di Koushun Takami
3-Il mondo nuovo-Ritorno al mondo nuovo di Aldous Huxley
4-La trilogia della città di K. di Agota Kristof
5-Stoner di John Williams
1-Un fiocco di neve nella mia mano di Samantha Mooney
2-Battle Royale di Koushun Takami
3-Il mondo nuovo-Ritorno al mondo nuovo di Aldous Huxley
4-La trilogia della città di K. di Agota Kristof
5-Stoner di John Williams
Adesso che abbiamo fatto questa classifica vi dirò qualcosa del libro (facciamo una classifica va)…
…
1-Do un grande merito a Hornby che è quello di essere uomo e aver sviscerato paturnie e insicurezza maschili. Non riesco a tollerare l’opposto (uomo-donna / donna-uomo), a parlare del sesso opposto di solito non si è obiettivi e si finisce per tirare fuori un po’ di astio.
…
1-Do un grande merito a Hornby che è quello di essere uomo e aver sviscerato paturnie e insicurezza maschili. Non riesco a tollerare l’opposto (uomo-donna / donna-uomo), a parlare del sesso opposto di solito non si è obiettivi e si finisce per tirare fuori un po’ di astio.
2-Bello e interessante il mix tra storia e musica, sarebbe
stato bello ascoltare tutte le canzoni nominate a mano a mano che si
incontravano, ma così è stato stimolante lo stesso fare un revival delle
proprie canzoni insieme al protagonista. (perché intanto che narrava un
po’ rivedevo la mia vita e la colonna sonora nella mia vita)
3-Tristissimo il protagonista, insicuro, confuso, con scarso senso delle
priorità, mi sono vivamente augurata che al mondo esistano anche tipi
meno dubbiosi, visto che parecchi li ho già incontrati magari quelli che
mi restano da incontrare sono meglio no?
4-Anche la fidanzata è
tristissima, perché rimanere con qualcuno solo perché è meno peggio di
altri mi lascia quel senso di svuotamento tale da rimanere inebetita
davanti alla situazione. Capisco che spesso ricominciare una storia con
una persona nuova che non conosci è impegnativo, è quindi più facile
rimanere con un ragazzo che si conosce e farsi andare bene i suoi
difetti, ma questo chi sa perché me lo aspetterei da un uomo piuttosto
che da una donna.
5-La morte del padre è stata una parte del
libro che avrei saltato volentieri, la recente perdita di papà l’ho già
detto è una ferita aperta, e visto che in quel momento ho eliminato il
mio ex per comportamenti sconvenienti, mi ha fatto una rabbia che solo a
leggere avrei chiamato il mio ex e gli avrei vomitato in faccia tutto
quello che ho dentro e che forse non voglio che esca… o forse sì…
Faccio una piccola sottolineatura: quello che ho provato leggendo
questo libro mi ha riportato a vari episodi della mia vita, a persone
che ho incontrato e a fatti realmente accaduti. Perciò potete non essere
d’accordo con molto di quello che ho scritto, ma giuro che è
personalissimo e accetterò ogni critica, meglio se ne parliamo di
persona, io faccio il thé per tutti.
Per un giudizio del libro, ammetto che non l’ho letto mal volentieri, ma non è nella mia classifica di libri preferiti e forse continuerò a non leggere Hornby con buona pace dei sensi (i miei ovviamente).
Per un giudizio del libro, ammetto che non l’ho letto mal volentieri, ma non è nella mia classifica di libri preferiti e forse continuerò a non leggere Hornby con buona pace dei sensi (i miei ovviamente).
Note
PAG.27
La gente si preoccupa perché i ragazzini
giocano con le armi, perché gli adolescenti guardano film violenti; c'è
la paura che nei giovani finisca per imporsi una specie di cultura della
violenza. Nessuno si preoccupa dei ragazzini che ascoltano migliaia di
canzoni - migliaia, letteralmente - che parlano di cuori spezzati, e
abbandoni e dolore e sofferenza e perdita.
PAG.46
Non mi sono mai veramente ripreso dallo
shock di scoprire che le donne fanno esattamente quello che facciamo
noi: tengono il paio migliore di slip per le sere in cui sanno che
andranno a letto con qualcuno. Quando vivi con una donna, compaiono
improvvisamente questi scarti dei grandi magazzini, scoloriti,
sbrindellati e rimpiccioliti, spesi sui termosifoni di tutta casa; e i
sogni lascivi che facevi da ragazzino, pregustando la maturità come
l'epoca in cui saresti stato cinrcondato da conturbante biancheria
femminile per omnia saecula saeculorum...vanno in cenere.
PAG.67
[...] e io sono qui, in questo piccolo stupido appartamento, da solo, e
ho trentacinque anni, e ho un buco di negozio che non va certo a gonfie
vele, e i miei amici non mi sembrano affatto degli amici, bensì gente di
cui per caso non ho perso il numero di telefono. [...]
Così mi
viene da pensare che sia importante avere qualcosa che funziona, nel
lavoro o nella vita privata, altrimenti non è vita, ma sopravvivenza.
PAG.138
Sembra quasi che se metti la musica (e i
libri, probabilmente, e i film, e il teatro, e qualsiasi cosa procuri
emozioni) al primo posto, non riuscirai mai a chiarire la tua vita
amorosa, e non arriverai mai a considerarla come un prodotto finito.
[...]
Forse noi viviamo troppo protesi verso un apice, dico noi che assorbiamo emozioni da mattina a sera, e di conseguenza non riusciamo mai a sentirci semplicemente contenti: noi dobbiamo essere o disperati, o al settimo cielo, e questi sono stati d'animo difficili da raggiungere in una relazione stabile e solida.
[...]
Forse noi viviamo troppo protesi verso un apice, dico noi che assorbiamo emozioni da mattina a sera, e di conseguenza non riusciamo mai a sentirci semplicemente contenti: noi dobbiamo essere o disperati, o al settimo cielo, e questi sono stati d'animo difficili da raggiungere in una relazione stabile e solida.
PAG.214
Voglio dire che se credi in una relazione
monogamica a lungo termine, allora devi accettare che alle persone
succedano delle cose, o anche non succedano. Altrimenti, che senso ha?
PAG.247
E per dirla tutta, ma che resti fra voi e me, adesso ho capito che nelle viscere c'è materia fecale, non cerebrale. RITORNO A POMPEI di Amélie Nothomb
4/5 Trama: Un dialogo serrato e scintillante di ironia fra una scrittrice
rompiscatole dioggi e Celsius, abitante del futuro. Un'antiutopia
tagliente che prendel'avvio da un evento storico lontano nel tempo, o
forse appena avvenuto:l'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., e la
conseguente distruzione di Pompei.
Leggendo questo libro, mi sono immaginata di vedere due amici seduti a tavola insieme ad una bella compagnia numerosa.
Ad un certo punto uno dice la parola magica, quella che fa scattare due persone che sullo stesso argomento si trovano su fronti opposti. Ma non è una conversazione politica. Potrei dire che tifano due squadre sportive diverse, o sono appassionati di un personaggio dei fumetti, o un remake di un film se era meglio l'originale o la nuova versione. Cose così insomma.
E loro ne sanno una più del diavolo sull'argomento, e la dialettica non manca di certo.
E tu che sei seduto al loro tavolo e hai mangiato e bevuto con loro, rimani con il bicchiere in mano o la forchetta a mezz'aria, perché sei affascinato dalla loro lotta a parole.
E finisci per non capire nemmeno di cosa stanno parlando, perché il succo non è l'argomento ma loro due che battibeccano.
Ad un certo punto uno dice la parola magica, quella che fa scattare due persone che sullo stesso argomento si trovano su fronti opposti. Ma non è una conversazione politica. Potrei dire che tifano due squadre sportive diverse, o sono appassionati di un personaggio dei fumetti, o un remake di un film se era meglio l'originale o la nuova versione. Cose così insomma.
E loro ne sanno una più del diavolo sull'argomento, e la dialettica non manca di certo.
E tu che sei seduto al loro tavolo e hai mangiato e bevuto con loro, rimani con il bicchiere in mano o la forchetta a mezz'aria, perché sei affascinato dalla loro lotta a parole.
E finisci per non capire nemmeno di cosa stanno parlando, perché il succo non è l'argomento ma loro due che battibeccano.
Lo stesso per questo libro, tu ad un certo punto non capisci più quale
sia l'argomento, e non importa nemmeno tanto, perché sei così preso dai
due che argomentano a suon di botta e risposta, che alla fine ne vorresti
ancora.
Ma solo per loro due!
Ma solo per loro due!
Note:
PAG.63
- D'altronde, lo ripeto, non ho mai capito
come ci si possa innamorare di un essere umano. Che pessimo
investimento! Dedicare tanto tempo a un modello così limitato nel Tempo!
Trovo aberrante provare amore per una creatura così poco duratura.
Tenuta bene, Pomepi può vivere millenni mentre, nella migliore delle
ipotesi, l'essere umano non arriva al secolo - e in quale stato di
conservazione!
- Ha ragione, è incontestabile. Quello però che sembra non comprendere è che non si sceglie. Non si decide di innamorarsi di un essere umano: ci si innamora di un essere umano. Come lei dice, è un pessimo investimento, ma non dipende dalla nostra buona volontà.
- Ha ragione, è incontestabile. Quello però che sembra non comprendere è che non si sceglie. Non si decide di innamorarsi di un essere umano: ci si innamora di un essere umano. Come lei dice, è un pessimo investimento, ma non dipende dalla nostra buona volontà.
PAG.87
- Di che sta parlando, allora?
- Delle cose di cui non si parla. Quelle inquietudini, quei dubbi che non possono non assalirla, quelle cose incomprensibili e intraducibili che si percepiscono nei meandri di certi concerti di Bach, che la notte impediscono di dormire, che inducono a pensare che siamo ciechi e sordi...
- Delle cose di cui non si parla. Quelle inquietudini, quei dubbi che non possono non assalirla, quelle cose incomprensibili e intraducibili che si percepiscono nei meandri di certi concerti di Bach, che la notte impediscono di dormire, che inducono a pensare che siamo ciechi e sordi...
PAG.105
- Fin dall'infanzia ho pensato spesso alla
fine del mondo, chiedendomi se l'avrei vissura o piuttosto se ne sarei
morta. Cercavo di immaginare in cosa sarebbe consistita l'apocalisse;
una delle mie ipotesi era che non ci saremmo resi conto di niente, che
avremo continuato col nostro piccolo quotidiano senza neanche accorgerci
della scomparsa nostra e di quella dell'universo. Sembra che chi
subisce un'amputazione conservi la sensazione dell'arto tagliato: il
nostro destino pare non essere diverso. Gli arti strappati via siamo
lei, io, che non esistiamo, che non siamo mai esistiti, ma che
un'articolazione immateriale tiene ancora legati al grande cervello
dell'universo.
PAG.106
[...] Se c'è gente che muore nel sonno,
non è verosimile che i dormienti si sveglino dall'altra parte, senza
essersi accorti di quanto è successo? Perché dovrebbero credere di
essere morti? Se già da vivi gli esseri umani fanno tanta fativa ad
ammettere che un giorno moriranno, perché lo dovrebbero trovare più
tollerabile dolo il loro decesso? E poi i distratti ci sono sempre
stati: sono loro che probabilmente diventano fantasmi. Erano con la
testa tra le nuvole al momento del trapasso. Non si sono accorti di
niente.
IL CASTELLO INTERIORE di Jean Stafford
2/5 Trama: Uomini e donne segnati da ferite, fisiche e mentali, con cui imparare a
convivere, ragazze in cerca della propria emancipazione, individui
combattuti fra desiderio di appartenenza e bisogno di autonomia. Scritte
con uno stile cristallino, le storie di Jean Stafford si concentrano
sui minuti dettagli della solitudine, sulle imprevedibili dinamiche che
plasmano i rapporti interpersonali. In filigrana, dentro ciascuno dei
suoi personaggi, c'è l'autrice, donna dotata di una sensibilità fuori
dal comune, accresciuta ed esasperata da un destino tragico. Sposata a
lungo con il poeta Robert Lowell, brillante ma mentalmente instabile, la
Stafford uscì infatti distrutta nel corpo e nello spirito da quel
rapporto, che le costò tra l'altro il coinvolgimento in un grave
incidente automobilistico, le cui conseguenze sono ben descritte nel
vivido e spietato racconto che dà il nome a questa raccolta. Premiata
con il Pulitzer e finora inedita in Italia, la sua opera è, nel panorama
letterario statunitense, una punta di eccellenza che sta alla pari di
autori come John Cheever, Flannery O'Connor ed Eudora Welty.IL LIBRO DEI GATTI TUTTOFARE di T.S. Eliot
4/5 Trama: Uno squisito gioco letterario di
uno dei maggiori poeti del nostro tempo. Una raccolta di poesie dedicate
all'idea del gatto e alle sue elusive incarnazioni.
"Questo
libro sui gatti," scrive Tadini, "e un libro sui nomi." Non a caso nella
prima poesia Eliot stesso sostiene che ogni gatto deve avere tre nomi:
un nome sensato, "a scopo familiare", un nome più dignitoso che gli
permetta di "mettere in mostra i baffi" e "mantenere la coda
perpendicolare", e infine "il Nome", che solo il gatto può conoscere. Se
vediamo un gatto in profonda meditazione non possiamo avere dubbi: sta
contemplando il suo "ineffabile effabile effineffabile profondo
inscrutabile ed unico Nome". Così tra Pelastinco Rotella de' Binario e
Brunero, gatto del mistero, tra un Gattatrac e un Gattafascio, vedremo
sfilare gatti dai caratteri più disparati: gatti singolari, bizzarri,
gatti energici, gatti indaffaratissimi, ma nessuno arriva all'"evidenza
luminosa di quel primo gatto accoccolato sulla soglia del libro" a
contemplare il proprio Nome.
Tutti pensano di dare un nome al gatto appena lo portano a casa...
Sbagliato!
Sbagliato!
Il gatto ha già un nome, o meglio ha già IL nome. Poi il nome che vuoi dargli tu....beh lo devi fare appena la sua natura, quella vera, salta fuori.
Allora il nome si svelerà da solo!
E poi non sei tu ad adottare un gatto....Si sa che è il gatto ad
adottare te, perché sa che da solo non ce la puoi fare e ti prende sotto
la sua ala protettrice quasi con compassione.
Povero umano...e non fa nemmeno le fusa. Inutile.
Povero umano...e non fa nemmeno le fusa. Inutile.
Etichette:
*finiti,
*letti nel 2013,
gatti,
T.S. Eliot
LA GRANDE FABBRICA DELLE PAROLE di Agnès de Lestrade
5/5 Trama: C'è un paese dove le persone parlano poco. In questo strano paese, per
poter pronunciare le parole bisogna comprarle e inghiottirle. Le parole
più importanti, però, costano molto e non tutti possono permettersele.
Il piccolo Philéas è innamorato della dolce Cybelle e vorrebbe dirle "Ti
amo", ma non ha abbastanza soldi nel salvadanaio. Al contrario Oscar,
che è ricchissimo e spavaldo, ha deciso di far sapere alla bambina che
un giorno la sposerà. Chi riuscirà a conquistare il cuore di Cybelle?
In questo paesino c'è una grande fabbrica e la gente non può parlare.
Per farlo deve comprare le parole.
E come sempre accade i ricchi possono comprare tante parole, fare dei lunghi discorsi, i meno ricchi comprano le parole indispensabili, i poveri rovistano nei cassonetti e trovano 'baggianate' e 'fichi secchi'.
Le immagini sono dolcissime, e insegnano che le parole non servono, servono i fatti.
Si può stare in silenzio e dimostrare il proprio amore per un'altra persona.
Poi c'è il ricco che promette mari e monti, ma lo spessore delle sue parole ci lascia indifferenti.
Per farlo deve comprare le parole.
E come sempre accade i ricchi possono comprare tante parole, fare dei lunghi discorsi, i meno ricchi comprano le parole indispensabili, i poveri rovistano nei cassonetti e trovano 'baggianate' e 'fichi secchi'.
Le immagini sono dolcissime, e insegnano che le parole non servono, servono i fatti.
Si può stare in silenzio e dimostrare il proprio amore per un'altra persona.
Poi c'è il ricco che promette mari e monti, ma lo spessore delle sue parole ci lascia indifferenti.
Sarebbe bello però poter comprare le parole giuste da dire in un
momento difficile, o forse come sempre le parole ci sono, dentro di noi,
e se non ci sono, lasciamoci guidare dal sentimento.
Il messaggio arriverà comunque (e con meno fraintendimenti)
Il messaggio arriverà comunque (e con meno fraintendimenti)
L'ULTIMO ANGELO di Becca Fitzpatrick
3/5 Trama: Nora è sicura che Patch sia il suo unico, vero, grande amore. Che sia un
angelo caduto non importa, lui è tutto quello che lei vuole. Purtroppo,
però, il loro destino sembra quello di essere nemici mortali. Angeli
caduti e Nephilim, infatti, sono padroni e vassalli, da secoli in lotta
tra loro. Come se questa sanguinosa e dolorosa rivalità non bastasse,
Nora è stata costretta a giurare di condurre i Nephilim in guerra contro
il loro eterno nemico, e se dovesse mancare alla parola data
condannerebbe a morte lei e sua madre. Eppure, Nora e Patch
affronteranno fianco a fianco anche quest'ultima battaglia, convinti che
ciò che li lega non può essere sciolto. Il campo di battaglia si
delinea e indietro non si può tornare... Esistono ostacoli che nemmeno
l'amore può vincere? [4° volume]
Purtroppo mi rendo conto che devo cambiare metodo, devo
assolutamente avvicinarmi alle saghe quando tutti i libri sono finiti (o
quasi) perché giuro quando ho iniziato il 4 e ultimo libro di questa
saga, il buio più totale mi ha attorniato.
Non ricordavo nulla della storia, se non vari sprazzi, ed è stato veramente complicato ri-capire il tutto.
Non ricordavo nulla della storia, se non vari sprazzi, ed è stato veramente complicato ri-capire il tutto.
Mi è venuto da ridere perché per un attimo (è passato subito) ho
pensato di rileggerli tutti perché mi pareva di brancolare nel buio.
Facciamo così non vi dirò nulla, vi lascio nella curiosità di leggere
questo 4° capitolo della storia (mi avete creduto? non parlerò del libro
perchè non lo ricordo, e perchè non ricordando il 'prima' il dopo è
piuttosto nebuloso... fidatevi)
Un consiglio però, lo do a voi ma ancora di più a me stessa... leggete le prime righe del mio commento, poi rileggetele, e fatene una filosofia di vita.
Maledette saghe...e maledetta Italia che traduce e pubblica dopo millenni...
Un consiglio però, lo do a voi ma ancora di più a me stessa... leggete le prime righe del mio commento, poi rileggetele, e fatene una filosofia di vita.
Maledette saghe...e maledetta Italia che traduce e pubblica dopo millenni...
LA PIOGGIA PRIMA CHE CADA di Jonathan Coe
3/5 Trama: La Zia Rosamond non è più. È morta nella sua casa nello Shropshire, dove
viveva sola, dopo l'abbandono di Rebecca e la morte di Ruth, la
pittrice che è stata la sua ultima compagna. A trovare il cadavere è
stato il suo medico. Aveva settantatré anni ed era malata di cuore, ma
non aveva mai voluto farsi fare un bypass. Quando è morta, stava
ascoltando un disco e aveva un microfono in mano. Sul tavolo c'era un
album di fotografie. Evidentemente, la povera Rosamond stava guardando
delle foto e registrando delle cassette. Non solo. Stava anche bevendo
del buon whisky, ma... Accidenti, e quel flacone vuoto di Diazepam? Non
sarà stato per caso un suicidio? La sorpresa viene dal testamento. Zia
Rosamond ha diviso il suo patrimonio in tre parti: un terzo a Gill, la
sua nipote preferita; un terzo a David, il fratello di Gill; e un terzo a
Imogen. Gill e David fanno un po' fatica a capire chi sia questa
Imogen, perché prima sembra loro di non conoscerla, poi ricordano di
averla vista solo una volta nel 1983, alla festa per il cinquantesimo
compleanno di Rosamond. Imogen era quella deliziosa bimba bionda venuta
con gli altri a festeggiare la padrona di casa. Sembrava che avesse
qualcosa di strano. Sì, era cieca. Occorre dunque ritrovare Imogen per
informarla della fortuna che le è toccata. Ma per quanti sforzi si
facciano, Imogen non si trova. E allora non resta - come indicato dalla
stessa Rosamond in un biglietto - che ascoltare le cassette incise dalla
donna...
[spoiler]
Anni fa mi è stato consigliato questo autore. Io prontamente
comprai *La casa del sonno* e ovviamente rimase lì a fissarmi dallo
scaffale per parecchio tempo. Credo poi di averlo rivenduto a qualcuno
che me lo chiese pensando che "tanto non lo leggerò mai".
Poi l'ho ricomprato e l'ho letto con molto piacere pensando di essere stata una stupida perché come si fa a comprarlo venderlo e ricomprarlo, quando avrei potuto leggerlo subito e amarlo? Ma ogni libro ha il suo tempo, il suo momento.
Così sull'onda mi dico che visto che mi sono dovuta ricredere perché non adottare anche questo?
Però....
Ecco che arriva un però.
La forma di questo libro è originalissima (è rettangolare come gli altri eh).
La storia viene raccontata attraverso i ricordi guardando delle fotografie.
Poi l'ho ricomprato e l'ho letto con molto piacere pensando di essere stata una stupida perché come si fa a comprarlo venderlo e ricomprarlo, quando avrei potuto leggerlo subito e amarlo? Ma ogni libro ha il suo tempo, il suo momento.
Così sull'onda mi dico che visto che mi sono dovuta ricredere perché non adottare anche questo?
Però....
Ecco che arriva un però.
La forma di questo libro è originalissima (è rettangolare come gli altri eh).
La storia viene raccontata attraverso i ricordi guardando delle fotografie.
Facendo una sintesi per farvi capire: Muore una zia (non lascia eredi
perché era lesbica) quindi i diretti eredi sono i nipoti e una certa
Imogen, che non si sa bene chi sia.
Lascia dei nastri registrati in cui attraverso 20 fotografie di venti momenti diversi della sua vita, racconta dall'infanzia alla vecchiaia.
Ai nipoti lascia l'incombenza di trovare questa Imogen e di consegnare tutti i nastri compresa l'eredità a lei spettante.
Ma visto che nessuno conosce Imogen e non si riesce a rintracciarla, una dei nipoti (assieme alle due figlie) ascolterà i nastri per ricostruire la mappa della vita di questa zia e nella speranza di trovare nuovi elementi utili alla ricerca di questa ragazza.
Lascia dei nastri registrati in cui attraverso 20 fotografie di venti momenti diversi della sua vita, racconta dall'infanzia alla vecchiaia.
Ai nipoti lascia l'incombenza di trovare questa Imogen e di consegnare tutti i nastri compresa l'eredità a lei spettante.
Ma visto che nessuno conosce Imogen e non si riesce a rintracciarla, una dei nipoti (assieme alle due figlie) ascolterà i nastri per ricostruire la mappa della vita di questa zia e nella speranza di trovare nuovi elementi utili alla ricerca di questa ragazza.
Ora
ovviamente non dirò null'altro, lascio a voi la curiosità di scoprire
le foto, le storie che racchiudono in sè, e vi lascio cercare Imogen
insieme ai protagonisti.
L'unica cosa che mi ha un po' annoiato è stato proprio questo raccontare nei minimi dettagli queste foto. Inizialmente pensavo che fosse proprio la caratteristica (unica) descrittiva del libro ad avermi annoiato, perché sembra tutto molto piatto.
Invece dopo un po' che la lettura si era sedimentata, ho capito che questa forma è stata geniale nel suo essere, solo che c'erano due possibilità: o metteva delle foto a corredo (cosa magari anche impossibile perché la storia è inventata) oppure lasciava un po' di suspense.
Cioè poco mi importa che descriva come era vestita in questa o quell'altra foto, poteva farne una panoramica veloce, quasi una sorta di scaletta per toccare i venti momenti della sua vita che ci aiutano ad arrivare all'epilogo.
Questo è il motivo del mio voto a "mezza via"... però non deve essere fuorviante per la vostra decisione di leggerlo, perché merita (veramente) di essere letto.
L'unica cosa che mi ha un po' annoiato è stato proprio questo raccontare nei minimi dettagli queste foto. Inizialmente pensavo che fosse proprio la caratteristica (unica) descrittiva del libro ad avermi annoiato, perché sembra tutto molto piatto.
Invece dopo un po' che la lettura si era sedimentata, ho capito che questa forma è stata geniale nel suo essere, solo che c'erano due possibilità: o metteva delle foto a corredo (cosa magari anche impossibile perché la storia è inventata) oppure lasciava un po' di suspense.
Cioè poco mi importa che descriva come era vestita in questa o quell'altra foto, poteva farne una panoramica veloce, quasi una sorta di scaletta per toccare i venti momenti della sua vita che ci aiutano ad arrivare all'epilogo.
Questo è il motivo del mio voto a "mezza via"... però non deve essere fuorviante per la vostra decisione di leggerlo, perché merita (veramente) di essere letto.
QUALCOSA DA TENERE PER SE' di Margherita Oggero
5/5 Trama: Le severe architetture di Torino si tingono di colori, le strade
brulicano di persone: è l'atmosfera elettrica ed euforica delle
Olimpiadi invernali, grazie alle quali anche la prof Carnilla Baudino
gode di una vacanza fuori programma. Scuole chiuse, Marito e figlia in
montagna per seguire da vicino le gare, Camilla resta in città e
assapora la prospettiva di un intervallo di solitudine, di qualche
giorno tutto per sé, libera dai doveri della quotidianità. Ma
un'imprevedibile malinconia e l'irrompere del caso sconvolgono i
propositi di riposo: la prima la induce a fare una telefonata a lungo
desiderata e rinviata, il secondo le fa incontrare Liuba, una
ventiduenne dura e al tempo stesso fragile, che lavora in un sexy shop
più per protesta che per scelta e vive in una comune con un gruppo di
ragazzi che affrontano le difficoltà della vita con una sorta di
rassegnata ribellione. E' proprio Liuba a chiedere aiuto a Camilla:
vorrebbe ritrovare il goffo e lento Quantunque, l'ultimo arrivato nella
comune, un ragazzo di cui nessuno sa niente e che é scomparso nel nulla.
La ricerca delle due donne s'intreccia presto con l'indagine della
polizia sull'assassinio della prostituta Flora, in un contrappunto
serrato tra l'inchiesta ufficiale e quella - più discreta e 'femminile',
ma non meno efficace - della prof. Che finirà per trovarsi di fronte a
una domanda difficile, una di quelle domande universali eppure
terribilmente urgenti: la giustizia coincide necessariamente con lo
svelamento della verità, di tutta la verità? Con la sua consueta ironia,
con il suo stile veloce e pungente, capace di delicatezza anche nel
raccontare il male e il dolore, Margherita Oggero ci regala una nuova
emozionante avventura della professoressa-detective, e ci suggerisce
che, nel nostro mondo saturo di parole, qualche volta è importante
"tenere qualcosa per sé"...
Io che non amo molto i thriller, non più come una volta comunque, ho apprezzato notevolmente questo libro.
Avevo bisogno di uno stacco, quelle letture che si interpongo tra letture impegnate, che ti sollevano qualche giornata da pensieri più profondi.
Si lascia leggere con molta fluidità e sono contenta di averlo letto perché la Oggero l'avevo avvicinata con una romanzetto sui gatti che avevo apprezzato molto, ma il lato thriller mi mancava.
Lo consiglio caldamente, anche come lettura da spiaggia, non perché sia poco impegnativo badate bene, ma perché ha la qualità di essere avvincente ma non complicato.
Quando vuoi rilassarti ma leggere qualcosa di interessante senza essere armata di carta e penna per annotarti i nomi dei diecimila personaggi, allora prendete questo libro e portatelo con voi.
Avevo bisogno di uno stacco, quelle letture che si interpongo tra letture impegnate, che ti sollevano qualche giornata da pensieri più profondi.
Si lascia leggere con molta fluidità e sono contenta di averlo letto perché la Oggero l'avevo avvicinata con una romanzetto sui gatti che avevo apprezzato molto, ma il lato thriller mi mancava.
Lo consiglio caldamente, anche come lettura da spiaggia, non perché sia poco impegnativo badate bene, ma perché ha la qualità di essere avvincente ma non complicato.
Quando vuoi rilassarti ma leggere qualcosa di interessante senza essere armata di carta e penna per annotarti i nomi dei diecimila personaggi, allora prendete questo libro e portatelo con voi.
La storia è accattivante, la protagonista
(una prof) aiuterà gli altri personaggi incontrati più o meno per caso a
svelare il mistero dell'amico scomparso che si intreccia con
l'uccisione di una prostituta. Ma lei non è una di quelle saccenti,
anzi, è una che ha i suoi problemi familiari, è annoiata spesso dalla
routine della vita e il poliziotto è il suo amante ma non è troppo
convinta... Insomma, non è IL classico personaggio perfetto, anzi è
carina proprio perché imperfetta, e anche i ragazzi che incontra in
questa vicenda sono tutti ragazzi con problemi che vivono in una specie
di comunità.
Alla fine ti affezioni perché vorresti aiutarli un po' anche tu, al di là dei misteri da svelare...
Sono persone con cui berresti una birra una sera parlando del più e del meno, ognuno di una parte oscura della propria anima.
Alla fine ti affezioni perché vorresti aiutarli un po' anche tu, al di là dei misteri da svelare...
Sono persone con cui berresti una birra una sera parlando del più e del meno, ognuno di una parte oscura della propria anima.
Note
PAG.222
Gentili tutti e due, di una gentilezza
fredda, formale, di staccata, quella gentilezza che, molto meglio
dell'arroganza, stabilisce inequivocabilmente le gerarchie e i ruoli,
quella gentilezza che è figlia del senso di superiorità e del disprezzo.
PAG.258
[...] Perché scuoti la testa? "Perché penso che i sentimenti sono degli inquilini che ci abitano quasi a tradimento. Degli abusivi che sfondano le porte o entrano dalle finestre senza essere invitati, senza chiedere il permesso. E quello che invece abbiamo accolto con piacere o trepidazione fiduciosa a un certo momento cominciano a mutare, ma con variazioni così impercettibili che noi ce ne accorgiamo soltanto dopo, quando si sono trasformati in qualcos'altro, se non nel loro opposto. Sono anche capaci di imprevedibili capriole, di fughe all'indietro, di smentite e controsmentite. Sono inquilini che non traslocano quando vorremmo che se ne andassero, che si barricano quando gli diamo lo sfratto, o che scappano di notte all'improvviso come ladrim che lasciano la casa cuota desolata e fredda in pieno inverno, quando avremmo più bisogno di calore e di conforto. Sono delle serpi in seno pronte a iniettarci il veleno, e quando dormono invece di lasciarle in pace le stuzzichiamo con ogni mezzo.
PAG.273
Pensa quello che vuoi. Ma la verità è una
rete fatta di tanti fili intrecciati, che sono le coincidenze, le
occasioni mancate, l'impossibilità di ricrearle, e il filo più vistoso,
quello che chiude la rete, è la necessità di non raccontare tutto, di
tenere qualcosa per sè, di lasciare delle maglie di silenzio.
IL MESSAGGERO - MESSENGER di Lois Lowry
4/5 Trama: Quando Matty è arrivato al Villaggio sei anni prima era un ragazzino
inquieto e ribelle che amava definirsi "la Belva fra le Belve". Ora è
cresciuto sotto la guida del cieco Veggente ed è pronto per
l'assegnazione del suo vero nome: "Messaggero". Ma qualcosa nel
Villaggio sta cambiando: da quando al mercato si barattano i sentimenti
con effimeri beni materiali, la comunità è diventata improvvisamente
ottusa e caparbia. La società utopica che un tempo amava accogliere
tutti i rifugiati e i derelitti sta innalzando un muro di isolamento.
Matty è uno dei pochi capaci di districarsi nel fitto della Foresta e il
suo compito ora è quello di portare il messaggio del drastico
cambiamento ai paesi vicini e convincere Kira, la figlia del veggente, a
tornare con lui al Villaggio, prima che sia troppo tardi. Ma la
Foresta, che gli è sempre stata amica, si è rivoltata contro di lui,
animata da una forza oscura e senziente, e Matty si trova a fronteggiare
il pericolo armato solo di un nuovo potere che ancora non riesce
completamente a gestire e a comprendere. [3° volume]
[spoiler]
Ecco che finalmente qualche tessera va al suo posto...Avevo
fatto un po' fatica a capire con che logica procedeva questa storia, ma
ora mi è più chiaro.
In *the giver* la storia si localizzava in un futuro prossimo, dove venivano annullate le sensazioni, quali il dolore l'amore e le differenze sociali. Jonas il protagonista arrivato alla soglia dei 12 anni avrebbe partecipato alla Cerimonia dei Dodici, una cerimonia in cui ogni bambino riceveva il lavoro della sua vita. E a Jonas è capitato di ricevere "le memorie dell'umanità", e le può provare fisicamente come se si stessero svolgendo nel momento stesso. Ma Jonas scappa perché riesce a provare il dolore, l'amore e tutto il resto e la vita nel villaggio non è la sua.
In *the gathering blue* troviamo un filo logico, l'ambientazione sembra primitiva anche se pur sempre futuristica, e anche qui si portano avanti la mancanza di sentimenti, rafforzata in questo caso dagli emarginati. Kira è la protagonista ed è stata emarginata fin da piccola per una gamba malformata. Kira accetterà la sua emarginazione, perché riesce a far valere altre sue capacità.
In *the messenger* ritroviamo Kira, e Matty un piccolo bambino emarginato che Kira ha contribuito ad aiutare ripulendolo e tirandolo via dalla strada. In questo terzo volume, il papà di Kira manda Matty a prenderla oltre la foresta, che sta diventando gonfia e insidiosa e minacciosa.
Questa minaccia ha reso il villaggio egoista invece che unito come lo era sempre stato, erano riusciti a creare una piccola oasi di pace e di amore, ma una minaccia esterna spesso non aiuta al mantenimento della quiete. Il capo del villaggio vede tutto questo perché altri non è che Jonas.
Lui che aveva visto le memorie dell'umanità era riuscito a creare un ambiente armonioso.
Ma nonostante questo l'egoismo riesce a ingigantire e alimentare le minacce, dovendo quindi sacrificare la vita di qualcuno per raggiungere almeno uno scopo: quello di far rientrare Kira prima della chiusura del villaggio alla foresta.
Ho fatto un po' fatica ad inquadrare
bene i personaggi e lo svolgersi della vicenda, perché leggendo tra le
righe, ci sono degli argomenti piuttosto impegnativi mascherati da
romanzo fantasy/fantascienza. La privazione dei sentimenti per avere un
popolo di sudditi che non chiedono nulla quindi non ragionano e di
conseguenza non creano problemi alle alte sfere.
Gli emarginati, un costo per la società, meglio relegarli lontani per non costare e non creare nuove domande tra i sudditi. Il sacrificio per il raggiungimento dei propri sogni, quando invece si è troppo abituati ad avere tutto pronto e surrogato. E l'egoismo, la diffidenza verso gli altri che ci porta a chiuderci in noi stessi e in piccole comunità invece di apprezzare la compagnia, e il mutuo soccorso.
Gli emarginati, un costo per la società, meglio relegarli lontani per non costare e non creare nuove domande tra i sudditi. Il sacrificio per il raggiungimento dei propri sogni, quando invece si è troppo abituati ad avere tutto pronto e surrogato. E l'egoismo, la diffidenza verso gli altri che ci porta a chiuderci in noi stessi e in piccole comunità invece di apprezzare la compagnia, e il mutuo soccorso.
Merita di essere
letto con un po' di attenzione, perché non è tutto così semplice come
sembra nella storia, ed è aggiornato al quotidiano più che mai!
(inquietante)
PATRIMONIO - Una storia vera - di Philip Roth
5/5 Trama: Patrimonio, una storia vera, tocca la corda delle emozioni con la
forza di sempre. Lo sguardo di Philip Roth si posa sul padre
ottantaseienne che, famoso, per il suo vigore, il fascino, il repertorio
di ricordi commessi a Newark, lotta contro un tumore al cervello
destinato a ucciderlo. Il figlio, colmo d'amore, ansia e paura,
accompagna il padre attraverso ogni fase del suo spaventoso viaggio
finale, e nel processo mette in luce la determinazione a sopravvivere
che ha caratterizzato la lunga e testarda relazione di Hermann Roth con
la vita.
In vita mia ho letto tantissimi libri, molti di più di quelli
che ho inserito in questa libreria, che si perdono nella memoria dei
tempi.
Ho letto molte storie sulla morte, ma posso garantire una cosa: finché la morte non ti tocca da vicino (molto vicino intendo), puoi leggere quello che vuoi, tanto non ci sarai mai nemmeno lontanamente vicino come sensazione e non sarai mai preparato ad affrontarla.
La mia vita è cambiata completamente da quando papà non c'è più ed egoisticamente non ho avuto il tempo di abituarmi. Per lui che se n'è andato in un lampo, forse è stato meglio così. Non se n'è accorto, non ha sofferto e non si è visto deperire in nessun aspetto.
Se posso dire una cosa, e forse molti di voi non saranno d'accordo e mi odieranno, io sono felice di non averlo visto soffrire, che tanto il risultato è lo stesso e la voragine nel petto di chi resta è comunque enorme. Io gli volevo bene come non saprei dire a parole, e per chi ami vuoi solo il meglio, anche nella morte. Sono disposta a sobbarcarmi questa sofferenza, io che resto, ma non volevo vederla in lui.
Ho letto molte storie sulla morte, ma posso garantire una cosa: finché la morte non ti tocca da vicino (molto vicino intendo), puoi leggere quello che vuoi, tanto non ci sarai mai nemmeno lontanamente vicino come sensazione e non sarai mai preparato ad affrontarla.
La mia vita è cambiata completamente da quando papà non c'è più ed egoisticamente non ho avuto il tempo di abituarmi. Per lui che se n'è andato in un lampo, forse è stato meglio così. Non se n'è accorto, non ha sofferto e non si è visto deperire in nessun aspetto.
Se posso dire una cosa, e forse molti di voi non saranno d'accordo e mi odieranno, io sono felice di non averlo visto soffrire, che tanto il risultato è lo stesso e la voragine nel petto di chi resta è comunque enorme. Io gli volevo bene come non saprei dire a parole, e per chi ami vuoi solo il meglio, anche nella morte. Sono disposta a sobbarcarmi questa sofferenza, io che resto, ma non volevo vederla in lui.
Il libro di Roth mi ha dato ancora di più questa consapevolezza, lui che
ha visto consumarsi nel fisico, nella mente, nell'animo il papà... alla
fine vorrei domandargli se vivere questa agonia l'ha aiutato a prendere
diversamente l'epilogo della vita paterna, o se alla fine l'ha fatto
soffrire ancora di più... Un figlio che vede la malattia divorare il
papà, l'esempio di vita, il punto di riferimento, la forza della tua
stessa vita, che stavolta non può combattere contro i suoi mostri, ma
che per una vita intera si è sacrificato per combattere i mostri che ti
svegliavano di notte, e che ti tormentavano di giorno.
La mia sensazione è quasi quella di ritirarmi ad una vita solitaria, per vivere nell'ombra e scappare dai questi mostri che papà non mi aiuterà più a combattere.
Mi ha dato un passo sicuro per poter camminare anche ora che non c'è più...ma mi sento comunque traballare.
Sono una bambina che sta cercando di imparare a camminare, il papà mi lascia qualche volta la mano, ma io so che lui c'è sempre, pronto a prendermi nel momento del passo incerto. Ora so che c'è ma diversamente, c'è nella sicurezza che mi ha dato in tanti anni, ma per me non c'è stato quel momento in cui il papà diventa vecchio e tu diventi il suo passo fermo. No io sono ancora instabile e lui non c'è più...
Forse sono ancora ferma in piedi, quell'ultimo passo che ho fatto per salutarlo...mi sto ancora guardando attorno...
La mia sensazione è quasi quella di ritirarmi ad una vita solitaria, per vivere nell'ombra e scappare dai questi mostri che papà non mi aiuterà più a combattere.
Mi ha dato un passo sicuro per poter camminare anche ora che non c'è più...ma mi sento comunque traballare.
Sono una bambina che sta cercando di imparare a camminare, il papà mi lascia qualche volta la mano, ma io so che lui c'è sempre, pronto a prendermi nel momento del passo incerto. Ora so che c'è ma diversamente, c'è nella sicurezza che mi ha dato in tanti anni, ma per me non c'è stato quel momento in cui il papà diventa vecchio e tu diventi il suo passo fermo. No io sono ancora instabile e lui non c'è più...
Forse sono ancora ferma in piedi, quell'ultimo passo che ho fatto per salutarlo...mi sto ancora guardando attorno...
IL LIBRO DEI GATTI di H.P. Lovecraft
3/5 Trama:
Insisto sul fatto che chi adora i gatti è meglio che stia a contemplarli
tutto il giorno, piuttosto che leggere un romanzo/saggio/qualsiasi
cosa, su di loro..
A me viene a noia anche un saggio di Lovecraft...era meglio un bel thriller con un gatto :)
A me viene a noia anche un saggio di Lovecraft...era meglio un bel thriller con un gatto :)
Note:
PAG.35
Non è traditore, perchè non ha mai riconosciuto obbedienza a nessuno se non ai propri comodi e desideri; e tradimento implica, fondamentalmente, un venir meno a un patto convenuto in modo esplicito. Il gatto è realista, e non un ipocrita. Prende ciò che gli piace quando ne ha voglia e non fa promesse. Non induce mai ad aspettarvi da lui più di quanto dà, e se decidete di essere stupidamente vittoriani al punto di scambiare le sue fusa e sfregamenti di autosoddisfazione per segni di momentaneo affetto nei vostri confronti, ebbene, non è colpa sua. Lui non va ha mai fatto credere per un solo istante di volere da voi niente più di cibo, calore, un riparo e divertimento - ed è certamente giustificato nel criticare la vostra immaginazione e il vostro buon senso estetico se non riuscite ad apprezzare la grazia, bellezza e gaia influenza decorativa con cui ripaga a sufficienza tutto cià che gli date.
LA MORTE DI IVAN IL'IC di Lev Tolstoj
4/5 Trama: Ivan Il'ic ha una vita soddisfacente, una
buona carriera, una vita familiare e sociale apparentemente appagante.
Nel nuovo appartamento di Pietroburgo, città in cui si è trasferito dopo
una promozione, cade da uno sgabello, sistemando una tenda, e prende un
colpo al fianco. Il dolore provocato dalla caduta diventa, nei giorni,
sempre più forte e tutte le cure si rivelano inutili. Il pensiero della
morte gli fa riconoscere la falsità della sua vita, di chi lo circonda,
dei suoi apparenti successi. L'unica persona che gli sa stare vicino è
un giovane servo che lo assiste fino alla terribile agonia. Morente,
capisce che così libererà, prima che se stesso, gli altri dalla
sofferenza e con questo pensiero muore sereno.
Fate caso ad un fatto: qualsiasi stato d'animo tu abbia in questo
momento, entra in libreria, e senza leggere la quarta di copertina
prendi tre libri a caso che ti ispirano, per la copertina, per il
titolo, per quello che vuoi...
Tutti e tre i libri parleranno di quello che ti tormenta ora, che sia amore, ansia, amicizia, morte, cibo, malattia o quant'altro.
Così è per me in questo momento, la morte mi ha preso una persona importante, anzi fondamentale nella mia vita e inevitabilmente (ma tutto sommato anche senza volontà da parte mia) mi trovo in mano libri che ne parlano.
Questo libro pur essendo un classico parla della morte come epilogo di una percorso di malattia, non è il mio caso...però mi ha aiutato non poco. La malattia è egoisticamente quello che serve a chi rimane per dare un senso alla morte. Chi è malato soffre, soffre talmente tanto che non vede l'ora che finisca visto che non ha speranze. E poi, dopo che la malattia ha debilitato il corpo, comincia a far marcire anche la mente e l'anima. E oltre al dolore fisico cominceranno anche le paranoie mentali, il cambiamento, il vedere tutti come odiose ombre della vita, che non sono state capaci di amare e ora il sentimento prevalente è il fastidio, l'odio profondo.
Per non parlare del vedersi inerme, mentre qualcuno ti pulisce i bisogni che ti sei fatto addosso, o ti imbocca per il pranzo.
Non so voi, ma io credo che morire così sia la cosa più brutta al mondo, e non vorrei, ma soprattutto non sarei capace di volerlo per una persona della famiglia che ho amato oltre il limite.
Quindi caro Tolstoj, non mi hai aiutato a trovare pace, ma in fondo al cuore hai piantato il seme della consapevolezza e della felicità che mi ha permesso di non vederlo soffrire, ma di morire in pace tra le sue amate montagne.
Forse un po' troppo presto per me, che resto con in mano solo sabbia, ma con tanto dentro di quello che lui mi ha insegnato.
Tutti e tre i libri parleranno di quello che ti tormenta ora, che sia amore, ansia, amicizia, morte, cibo, malattia o quant'altro.
Così è per me in questo momento, la morte mi ha preso una persona importante, anzi fondamentale nella mia vita e inevitabilmente (ma tutto sommato anche senza volontà da parte mia) mi trovo in mano libri che ne parlano.
Questo libro pur essendo un classico parla della morte come epilogo di una percorso di malattia, non è il mio caso...però mi ha aiutato non poco. La malattia è egoisticamente quello che serve a chi rimane per dare un senso alla morte. Chi è malato soffre, soffre talmente tanto che non vede l'ora che finisca visto che non ha speranze. E poi, dopo che la malattia ha debilitato il corpo, comincia a far marcire anche la mente e l'anima. E oltre al dolore fisico cominceranno anche le paranoie mentali, il cambiamento, il vedere tutti come odiose ombre della vita, che non sono state capaci di amare e ora il sentimento prevalente è il fastidio, l'odio profondo.
Per non parlare del vedersi inerme, mentre qualcuno ti pulisce i bisogni che ti sei fatto addosso, o ti imbocca per il pranzo.
Non so voi, ma io credo che morire così sia la cosa più brutta al mondo, e non vorrei, ma soprattutto non sarei capace di volerlo per una persona della famiglia che ho amato oltre il limite.
Quindi caro Tolstoj, non mi hai aiutato a trovare pace, ma in fondo al cuore hai piantato il seme della consapevolezza e della felicità che mi ha permesso di non vederlo soffrire, ma di morire in pace tra le sue amate montagne.
Forse un po' troppo presto per me, che resto con in mano solo sabbia, ma con tanto dentro di quello che lui mi ha insegnato.
Note:
PAG.72
Nel profondo dell'anima Ivan Il'Ic sapeva che stava morendo, ma non solo non si abituava all'idea, semplicemente non la capiva, non riusciva a capirla in alcun modo.
Quell'esempio di sillogismo che aveva appreso nella logica di Krizewerter: CAIO è un uomo, gli uomini sono mortali, quindi Caio è mortale, in tutta la sua vita gli era parso corretto solo in relazione a Caio, ma non rispetto a se stesso. Quello era Caio-Uomo, un uomo in generale, ed era assolutamente giusto; ma lui non era Caio, e non era un uomo in generale, lui era sempre stato una creatura del tutto speciale, distinta da tutte le altre [...] E Caio era precisamente mortale, ed era giusto che morisse ma io, Ivan Il'Ic, con tutti i miei sentimenti, i miei pensieri, per me è tutt'altra faccenda. E non è possibile che io debba morire. Sarebbe troppo terribile.
IL KARMA DEL GATTO di Christopher Moore
3/5 Trama: Due brevi racconti giovanili dell'autore di
Sacre Bleu e II Vangelo secondo Biff. "Il Karma del gatto" è la storia
di Chang, un pescatore che lavora duramente e guadagna pochissimo, la
cui vita è riscaldata dalla presenza della gatta Ling-Ling. Tutti
considerano Chang un povero pazzo, tranne il vecchio e ricco Kwok che un
giorno propone al pescatore di sposare sua figlia per avere così
l'erede maschio che ha sempre desiderato. Nel giro di poche settimane,
Chang vede la sua vita trasformarsi, grazie all'amore della bellissima
moglie e della sua gatta. Ma un giorno un mercante invidioso decide di
porre fine alla fortuna del pescatore nel modo più odioso. Nel secondo
racconto, "Nostra Signora delle calze a rete", un misero villaggio
dell'America Centrale, un manipolo di ribelli armati, una suora
coraggiosa e una bambina ancor più coraggiosa sono i protagonisti di un
piccolo miracolo: una raffica di pallottole destinate a suor Ottavia e
alla piccola Estrella rimangono sospese in aria, come fermate da una
mano invisibile. Immediatamente si sparge la voce e nel paesino iniziano
ad arrivare agenti dell'intelligence, militari, scienziati, orde di
fedeli e persino il Papa, desideroso di verificare personalmente
l'accaduto. Con la proclamazione ufficiale del miracolo ha inizio una
serie di eventi assurdi e paradossali che porteranno Estrella alla
beatificazione, al matrimonio e al gran finale nel quale giustizia
divina sarà fatta, anche se di un Dio alquanto burlone.
Non mi dispiace leggere quello che un grande autore ha scritto nei primi sviluppi del suo talento...
Però spesso non è che sia proprio una grande soddisfazione.
Magari potevano rimanere inediti questi racconti, o messi come bonus alla fine di un altro suo libro...
Ma spendere € 7.50 mi sembra anche eccessivo.
Però spesso non è che sia proprio una grande soddisfazione.
Magari potevano rimanere inediti questi racconti, o messi come bonus alla fine di un altro suo libro...
Ma spendere € 7.50 mi sembra anche eccessivo.
lunedì 26 agosto 2013
WE ARE FAMILY di Fabio Bartolomei
4/5 Trama: Al Santamaria è un bambino prodigio, probabilmente il più grande genio
del ventesimo secolo, colui che salverà il genere umano appena avrà
risolto un problema più urgente: trovare una casa per la sua famiglia.
Perché la vita dei Santamaria non è sempre facile, per la verità: uno
specchio dell'Italia degli ultimi quarant'anni, sospesa tra voglia di
riscatto e illusioni di grandezza, immobilizzata dall'incapacità di
credere veramente in ciò che sogna. Al invece, tra mille difficoltà e
prove potenzialmente distruttive, non ha cedimenti e costruisce pezzo
dopo pezzo il suo mondo, con l'aiuto della sorella Vittoria, serial
killer di animali domestici, e delle risorse della sua età. Risorse che
sono illimitate perché lui, nemmeno lo sa, resterà bambino per tutta la
vita.
La prima parte mi ha rapito...troppo divertenti i personaggi e la loro caratterizzazione.
La seconda parte mi ha lasciato un senso di vuoto visto che due personaggi diventano marginali, mi è dispiaciuto perchè mi piacevano...Sarà il periodo, sarà che io sono così...fatto sta che i genitori che se ne vanno mi ha svuotato...
La terza parte spiega. Spiega una cosa che non avrei capito anche se l'ho percepita e gli indizi c'erano tutti.
Però è stato bello, come il Natale in casa Santamaria.
Lo aspettavo sempre anch'io e quando sono cresciuta lo ricordavo sempre insieme a mamma e papà.
E ora lo ricorderò con mamma...
E un po' di vuoto resta.
La seconda parte mi ha lasciato un senso di vuoto visto che due personaggi diventano marginali, mi è dispiaciuto perchè mi piacevano...Sarà il periodo, sarà che io sono così...fatto sta che i genitori che se ne vanno mi ha svuotato...
La terza parte spiega. Spiega una cosa che non avrei capito anche se l'ho percepita e gli indizi c'erano tutti.
Però è stato bello, come il Natale in casa Santamaria.
Lo aspettavo sempre anch'io e quando sono cresciuta lo ricordavo sempre insieme a mamma e papà.
E ora lo ricorderò con mamma...
E un po' di vuoto resta.
Note
PAG.28
Poi c'è un'altra cosa che non capisco:
perchè il mondo ha bisogno di essere salvato? Cosa c'è che non funziona?
Evidentemente lì fuori le cose non vanno come a casa mia, forse non
tutti i papà iniziano la giornata cantando le canzoni di Elvis, non
tutte le mamme preparano i ciambelloni al cioccolato, non tutte le
famiglie giocano con il registratore tedesco buono. Devo sapere di più,
devo studiare.
PAG.77
Sul diario di pelle umana scrivo che tutto
il cielo è paradiso, il cielo arriva fino a terra, quindi tutto è
paradiso tranne la terra, dove stiamo noi.
PAG.172
"Niente" è la parola più infingarda di
tutto il vocabolario. Almeno finchè non diventi vecchio. Esce dalla tua
bocca con il significato di "nulla", "zero attività", "assenza di
problemi" e arriva all'orecchio di chi ascolta trasformata in
"qualcosa", "affare losco", "problema".
PAG.194
E' la solita storia delle sorprese. Lo so,
una sorpresa è una sorpresa se fai tutto per bene, se non dici nulla
fino all'ultimo, ma i Natale di casa Santamaria erano meravigliosi. Non
solo per i regali, quelli arrivano comunque, mamma e papà sono
bravissimi, sanno sempre cosa desidero anche se nelle lettere non lo
scrivo mai per evitare che spendano soldi. Quello che mi manca è
l'atmosfera, la preparazione della cena, l'attesa della mezzanotte,
l'arrivo di Babbo Natale Elvis.
PAG.213
Questo gioco mi dà una sensazione di
benessere profondo e diffuso. Mattone su mattone, costruendo il primo
metro di parete, ricostruisco qualcosa di più importante che non
capisco. Lo percepisco appena, confuso tra la frenesia dei gesti, nella
felice disperazione delle nostre vite.
PAG.229
Penso di essere cresciuto, in questo preciso istante...
...Posso dirle che l'amore è la scoperta che dentro hai un sacco di spazio ed è un peccato non usarlo tutto?
PAG.248
Il giorno in cui hai giocato stando
attento a non sudare, a non sporcare i pantaloni e a non graffiare le
scarpe, ecco, quel giorno hai iniziato a invecchiare.
PAG.265
Non è possibile rendere felice il genere
umano tutto insieme. Quella per la salvezza del mondo è una battaglia
che si combatte casa per casa.
PAG.271
Il denaro ci basta perchè bastiamo noi,
sono ininfluenti i ristoranti che ci fanno da sfondo, i mezzi di
trasporto che ci inscatolano, i monumenti che c'incorniciano nelle foto.
PAG.273
Non sono più il bambino che voleva
salvare il mondo. Molti anni fa mi disse che nessuno può salvarlo da
solo, perchè è una cosa bella e va fatta tutti insieme. CHAOS di Lauren Oliver
5/5 Trama: Nel mondo di Lena l’amore è bollato come delirium, una terribile
malattia che va estirpata da ogni ragazza. Lena non vede l’ora di
ricevere la cura, perché ha paura di innamorarsi, ma proprio il giorno
dell’esame conosce Alex, un ragazzo bellissimo e ribelle. L’amore tra
Lena e Alex cresce ogni giorno di più, fino a che i due innamorati non
decidono di scappara nelle Terre Selvagge. Ma purtroppo i piani non
vanno come previsto… Lena si ritrova sola, senza Alex, che è rimasto
dall’altra parte della rete, e senza la vita che conosceva. Vuole
dimenticare quello che è successo, perché ricordare fa troppo male.
Adesso è il tempo di farsi nuovi amici ed è il tempo di unirsi alla
ribellione: contro chi vuole estirpare la possibilità di amare dal cuore
di tutti gli uomini e contro chi le ha portato via Alex…[2° volume]
[Spoiler]
Lena ha perso Alex.
Questo è il punto, e tu lettore che avevi sofferto verso la fine del primo volume, bastano poche parole per essere catapultato nuovamente in questo nulla, in questo dolore tangibile.
Ora deve ricrearsi una vita, perché il futuro è troppo doloroso e arduo parlarne.
Fuori dal recinto si confronterà con altre persone, con altri drammi, con altre perdite.
Sarà addestrata, soffrirà ancora, ma vedrà anche un po' di luce.
Però...
Alla fine del libro Alex torna. Poche righe dalla fine lui ricompare.
Ecco, devo dire che un po' me l'aspettavo, era troppo un colpo di scena per mancare, l'ho sperato girando molte pagine, come se fosse dietro l'angolo.
Unica nota stonata, la tempistica.
A parte tornare alla fine del libro (quindi attendere il 3° volume), possibile che questi uomini tornino sempre quando finalmente ti sei data pace e hai deciso di voltare pagina????
Questo è il punto, e tu lettore che avevi sofferto verso la fine del primo volume, bastano poche parole per essere catapultato nuovamente in questo nulla, in questo dolore tangibile.
Ora deve ricrearsi una vita, perché il futuro è troppo doloroso e arduo parlarne.
Fuori dal recinto si confronterà con altre persone, con altri drammi, con altre perdite.
Sarà addestrata, soffrirà ancora, ma vedrà anche un po' di luce.
Però...
Alla fine del libro Alex torna. Poche righe dalla fine lui ricompare.
Ecco, devo dire che un po' me l'aspettavo, era troppo un colpo di scena per mancare, l'ho sperato girando molte pagine, come se fosse dietro l'angolo.
Unica nota stonata, la tempistica.
A parte tornare alla fine del libro (quindi attendere il 3° volume), possibile che questi uomini tornino sempre quando finalmente ti sei data pace e hai deciso di voltare pagina????
Accidenti.
Note
PAG.43
Il lutto è come affondare, come essere
sepolti. Sono in un'acqua dal colore bruno del fango smosso. A ogni
respiro mi sento soffocare. Non c'è nulla cui aggrapparmi, nessuna
sponda, nessun modo per tirarmi sù. Non c'è altro da fare che lasciarmi
andare. Lasciarsi andare. Sentire il peso tutto intorno a me, sentir
strizzare i polmoni, la lenta, schiacciante pressione. Lasciarsi andare
più a fondo. Non c'è altro che il fondo, c'è soltanto il sapore del
metallo e gli echi di cose andate, e giorni che sembrano bui.
PAG.52
I suoi occhi sono un vortice di azzurro e
di verde e d'oro, come la superficie dell'oceano in una giornata di sole
e, dietro quel piattume, quella calma ammaestrata, mi sembra di vedere
balenare qualcosa: un'espressione che sparisce prima che riesca a
trovarle un noome.
PAG.143
Una volta ho letto di una specie di fungo
che cresce negli alberi. Il fungo comincia a invadere le vie che portano
all'acqua e il nutrimento dalle radici ai rami. Le mette fuori
servizio, una alla volta, le soffoca. Ben presto, il fungo toglie
all'albero l'acqua e gli elementi chimici, e tutto ciò di cui ha bisogno
per sopravvivere. Contemporaneamente, piano piano fa marcire l'albero
dal di dentro, trasformandolo in marciume, minuto per minuto. E' così
anche l'odio. Ti nutrirà e allo stesso tempo ti trasformerà in qualcosa
di marcio.
PAG.148
Nei luoghi approvati, ogni storia ha il
suo perché. Ma i libri proibiti sono molto di più. Alcuni sono
ragnatele: ci si può far strada a tentoni lungo i loro fili, fino agli
angoli sconosciuti e bui. Alcuni sono mongolfiere che salgono in cielo,
del tutto indipendenti e irraggiungibili ma bellissimi da guardare. E
alcuni, i migliori, sono porte.
ASCEND - Il regno ritrovato di Amanda Hocking
3/5 Trama: Se in Switched. Il segreto del regno perduto Wendy scopriva la sua vera
natura e in Torn. Ritorno al regno perduto si trovava a dover scegliere
tra istinto e ragione, ora la nostra eroina si trova ad avere l'intero
destino di un mondo tra le mani.
Siamo alla resa dei conti finale e Wendy Everly si trova di fronte a una scelta impossibile. Ormai è una donna pienamente consapevole dei suoi poteri, ma l’unico modo per salvare i Trylle dal loro nemico mortale è sacrificare se stessa. Se non si arrenderà ai Vittra, il suo popolo dovrà affrontare una brutale guerra, ma come può Wendy abbandonare tutti i suoi amici, anche se questo fosse l’unico modo di salvarli?
La principessa deve anche decidere chi amare, se Finn o Loki, a entrambi i quali è profondamente legata. Uno di loro due è la sua anima gemella e l’ha capito solo nel momento del più grave pericolo.
Il destino di un intero mondo è nelle mani della ragazza, che seguendo il suo cuore arriverà dove nessuno era mai riuscito, là dove i due popoli conosceranno per la prima volta la pace. [3° volume]
Siamo alla resa dei conti finale e Wendy Everly si trova di fronte a una scelta impossibile. Ormai è una donna pienamente consapevole dei suoi poteri, ma l’unico modo per salvare i Trylle dal loro nemico mortale è sacrificare se stessa. Se non si arrenderà ai Vittra, il suo popolo dovrà affrontare una brutale guerra, ma come può Wendy abbandonare tutti i suoi amici, anche se questo fosse l’unico modo di salvarli?
La principessa deve anche decidere chi amare, se Finn o Loki, a entrambi i quali è profondamente legata. Uno di loro due è la sua anima gemella e l’ha capito solo nel momento del più grave pericolo.
Il destino di un intero mondo è nelle mani della ragazza, che seguendo il suo cuore arriverà dove nessuno era mai riuscito, là dove i due popoli conosceranno per la prima volta la pace. [3° volume]
[spoiler]
Che dire?
Forse tra i tre volumi è quello che ho apprezzato di più, ma il mio voto è comunque basso perchè l'ho trovato frettoloso in alcuni tratti, soprattutto la battaglia finale che tanto ho aspettato e poi in men che non si dica la cara Wendy ha decapitato il re Vittra.
In altri punto invece è stato dettagliato al limite del noiosetto...
Ma la cosa che più mi rattrista è che non ho sentito nessun trasporto ne per la protagonista ne per nessun'altro dei personaggi.
Al termine della trilogia posso dire con assoluta tranquillità (e senza perdita di appetito e/o sonno) che è perdibile!
Forse tra i tre volumi è quello che ho apprezzato di più, ma il mio voto è comunque basso perchè l'ho trovato frettoloso in alcuni tratti, soprattutto la battaglia finale che tanto ho aspettato e poi in men che non si dica la cara Wendy ha decapitato il re Vittra.
In altri punto invece è stato dettagliato al limite del noiosetto...
Ma la cosa che più mi rattrista è che non ho sentito nessun trasporto ne per la protagonista ne per nessun'altro dei personaggi.
Al termine della trilogia posso dire con assoluta tranquillità (e senza perdita di appetito e/o sonno) che è perdibile!
BARBABLU' di Amélie Nothomb
1/5 Trama: Saturnine, giovane ragazza belga, cerca un
alloggio a Parigi. Trova, per una cifra davvero modesta, un suntuoso
appartamento da condividere con l'eccentrico proprietario, il Grande di
Spagna don Elemirio Nibaly Milcar. Ma l'irriverente Saturnine non sa che
otto donne prima di lei hanno abitato quella magnifica casa, che hanno
indossato abiti dai colori meravigliosi creati dalle mani di don
Elemirio, e che di loro nessuno ha più notizie. Un romanzo che rivendica
il diritto ad avere dei segreti e che indaga i meccanismi dell'amore,
il cannibalismo sentimentale e la doppiezza della natura umana.
Non ho dubbi sul fatto che:
Amelie Nothomb è una grande scrittrice.
la fiaba di Barbablù è molto educativa sulla curiosità femminile.
Amelie Nothomb è una grande scrittrice.
la fiaba di Barbablù è molto educativa sulla curiosità femminile.
Il binomio però non mi è piaciuto.
Note
PAG.60
Innamorarsi è il fenomeno più misterioso
dell'universo. Chi si innamora a prima vista vive la versione meno
inesplicabile del miracolo: se prima non amava, è perchè ignorava
l'esistenza dell'altro. Il colpo di fulmine a scoppio ritardato è la più
gigantesca sfida alla ragione.
LA CASA PER BAMBINI SPECIALI DI MISS PEREGRINE di Ransom Riggs
4/5 Trama: Quali mostri popolano gli incubi del nonno di Jacob, unico sopravvissuto
allo sterminio della sua famiglia di ebrei polacchi? Sono la
trasfigurazione della ferocia nazista? Oppure sono qualcosa d'altro, e
di tuttora presente, in grado di colpire ancora? Quando la tragedia si
abbatte sulla sua famiglia, Jacob decide di attraversare l'oceano per
scoprire il segreto racchiuso tra le mura della casa in cui, decenni
prima, avevano trovato rifugio il nonno Abraham e altri piccoli orfani
scampati all'orrore della Seconda guerra mondiale. Soltanto in quelle
stanze abbandonate e in rovina, rovistando nei bauli pieni di polvere e
dei detriti di vite lontane, Jacob potrà stabilire se i ricordi del
nonno, traboccanti di avventure, di magia e di mistero, erano solo
invenzioni buone a turbare i suoi sogni notturni. O se, invece,
contenevano almeno un granello di verità, come sembra testimoniare la
strana collezione di fotografie d'epoca che Abraham custodiva
gelosamente. Possibile che i bambini e i ragazzi ritratti in quelle
fotografie ingiallite, bizzarre e non di rado inquietanti, fossero
davvero, come il nonno sosteneva, speciali, dotati di poteri
straordinari, forse pericolosi? Possibile che quei bambini siano ancora
vivi, e che - protetti, ma ancora per poco, dalla curiosità del mondo e
dallo scorrere del tempo - si preparino a fronteggiare una minaccia
oscura e molto più grande di loro?
Ho letto dei commenti poco entusiasti di questo libro, invece devo dire di averlo apprezzato molto.
Prima di tutto la storia si allaccia a delle foto raccolte nel volume, molto belle e particolari, anche per l'aspetto anticato dell'edizione. E poi la storia di per sè l'ho trovata davvero originale. Bambini speciali con poteri straordinari (ma non da scambiare per supereroi, mai esagerati e fastidiosi) che vivono in quello che si potrebbe definire un orfanotrofio, chiusi in un anello temporale. La loro giornata si ripete infinite volte e loro pur essendo anziani hanno sempre l'aspetto di bambini.
Possono uscire dall'anello, anche se questo li porterebbe all'invecchiamento quasi istantaneo.
Uno di loro ha scelto di uscire, si è fatto la sua vita cacciando Spettri e Vacui, che si cibano di bambini speciali. Il nipote, alla sua morte, cercherà di fare tesoro di quanto il nonno gli ha detto, anche se per un po' aveva pensato di essere pazzo. Cercherà su un'isola quasi sperduta la casa, foto e testimonianza fintanto che scopirà come entrare in questo mondo parallelo e che la nuova vita e le nuove amicizie fatte nell'anello potrebbero essere più normali per lui...
E per salvare Miss Peregrine, la direttrice, aspetteremo un seguito.
Prima di tutto la storia si allaccia a delle foto raccolte nel volume, molto belle e particolari, anche per l'aspetto anticato dell'edizione. E poi la storia di per sè l'ho trovata davvero originale. Bambini speciali con poteri straordinari (ma non da scambiare per supereroi, mai esagerati e fastidiosi) che vivono in quello che si potrebbe definire un orfanotrofio, chiusi in un anello temporale. La loro giornata si ripete infinite volte e loro pur essendo anziani hanno sempre l'aspetto di bambini.
Possono uscire dall'anello, anche se questo li porterebbe all'invecchiamento quasi istantaneo.
Uno di loro ha scelto di uscire, si è fatto la sua vita cacciando Spettri e Vacui, che si cibano di bambini speciali. Il nipote, alla sua morte, cercherà di fare tesoro di quanto il nonno gli ha detto, anche se per un po' aveva pensato di essere pazzo. Cercherà su un'isola quasi sperduta la casa, foto e testimonianza fintanto che scopirà come entrare in questo mondo parallelo e che la nuova vita e le nuove amicizie fatte nell'anello potrebbero essere più normali per lui...
E per salvare Miss Peregrine, la direttrice, aspetteremo un seguito.
LA CASA DEL SONNO di Jonathan Coe
4/5 Trama: In "La casa del sonno" si racconta l'avventura di un gruppo di giovani.
Da studenti, nei primi anni Ottanta, vivono tutti nella severa Ashdown:
Gregory, che studia medicina e ha la mania di spiare il sonno altrui;
Veronica, una lesbica volitiva, ultrapoliticizzata e appassionata di
teatro; Terry, che dorme quattordici ore al giorno e da sveglio sogna di
girare un film che richiederà cinquant'anni di riprese; Robert,
romantico studente di lettere, che scrive poesie d'amore per Sarah; e
Sarah, appunto, intorno alla quale girano le vicende di tutti gli altri.
Dodici anni dopo, Ashdown è diventata una clinica dove si cura la
narcolessia e nei sotterranei si svolgono oscuri esperimenti. E' un
autentico "castello dei destini incrociati", dove si avverano sogni e si
dissolvono visioni; dove c'è chi dorme troppo e chi troppo poco, chi
ama sognare piuttosto che vivere e chi non vorrebbe perdere un solo
minuto di vita nel sonno. E, mentre si interroga ossessivamente sul
valore e il significato del sonno, l'eterogenea comunità di studenti,
diventata adulta, inciampa nel malessere, nella follia e nelle comiche
incongruenze della vita.
All'indomani della morte di mio papà, avevo parecchi problemi
con il sonno. Incubi continui, dormite intermittenti, e casualmente mi
sono ritrovata tra le mani questo libro.
I libri non arrivano mai per caso, ne sono sempre più convinta.
I libri non arrivano mai per caso, ne sono sempre più convinta.
Nella quarta trovo questo riferimento: *Ashdown è diventata una clinica
dove si cura la narcolessia e nei sotterranei si svolgono oscuri
esperimenti. E' un autentico castello dei destini incrociati [si legga
Calvino], dove si avverano sogni e si dissolvono visioni; dove c'è chi
dorme troppo e chi troppo poco, chi ama sognare piuttosto che vivere e
chi non vorrebbe perdere un solo minuto di vita nel sonno.*
Anch'io mi sono interrogata sul sonno in questo periodo, se fosse il
momento che tanto aspettavo per rivedere mio papà e sentirlo ancora
vicino, o sperare di non sognare affatto e fuggire per qualche ora da
tutto e tutti.
Se preferire di vivere da eremita persa nel mio dolore o se ricominciare pian piano a vivere e ricercare le sensazioni di un tempo, non le stesse ma almeno tentare qualche sfumatura diversa...
Se preferire di vivere da eremita persa nel mio dolore o se ricominciare pian piano a vivere e ricercare le sensazioni di un tempo, non le stesse ma almeno tentare qualche sfumatura diversa...
Fatto sta che questo libro mi ha fatto stare bene,
non saprei dirne il motivo, non mi ha aiutato ne a dormire ne a stare
sveglia, semplicemente mi ha fatto stare. Mi ha fatto distogliere
l'attenzione dai miei sogni e visioni, e ho volto lo sguardo su questi
ragazzi, che vengono descritti e narrati su due linee temporali
parallele a 12 anni di distanza.
Ci sono amori e persone e sensazioni che ti restano appiccicate addosso per tutta la vita, nonostante le avversità.
E altri amori e persone e sensazioni che pur avendole davanti al naso tutti i giorni, non le vediamo e non le vedremo mai.
Credo mi sia piaciuto proprio per questa consapevolezza, l'avevo prima e l'avrò sempre, ci sono persone che riconoscono le proprie fortune (e non parlo di quelle economiche ma di quelle morali) e chi no. Io le ho viste, le ho toccate, e mi ritengo (nonostante le avversità) molto fortunata.
Ci sono amori e persone e sensazioni che ti restano appiccicate addosso per tutta la vita, nonostante le avversità.
E altri amori e persone e sensazioni che pur avendole davanti al naso tutti i giorni, non le vediamo e non le vedremo mai.
Credo mi sia piaciuto proprio per questa consapevolezza, l'avevo prima e l'avrò sempre, ci sono persone che riconoscono le proprie fortune (e non parlo di quelle economiche ma di quelle morali) e chi no. Io le ho viste, le ho toccate, e mi ritengo (nonostante le avversità) molto fortunata.
L'ARTE DI ASCOLTARE I BATTITI DEL CUORE di Jan-Philipp Sendker
4/5 Trama: A Kalaw, una tranquilla città annidata tra le montagne birmane, vi è una
piccola casa da tè dall'aspetto modesto, che un ricco viaggiatore
occidentale non esiterebbe a giudicare miserabile. Il caldo poi è
soffocante, così come gli sguardi degli avventori che scrutano ogni
volto a loro poco familiare con fare indagatorio. Julia Win, giovane
newyorchese appena sbarcata a Kalaw, se ne tornerebbe volentieri in
America, se un compito ineludibile non la trattenesse lì, in quella
piccola sala da tè birmana. Suo padre è scomparso. La polizia ha fatto
le sue indagini e tratto le sue conclusioni. Tin Win, arrivato negli
Stati Uniti dalla Birmania con un visto concesso per motivi di studio
nel 1942, diventato cittadino americano nel 1959 e poi avvocato
newyorchese di grido... un uomo sicuramente dalla doppia vita se le sue
tracce si perdono nella capitale del vizio, a Bangkok. L'atroce sospetto
che una simile ricostruzione della vita di suo padre potesse in qualche
modo corrispondere al vero si è fatto strada nella mente e nel cuore di
Julia fino al giorno in cui sua madre, riordinando la soffitta, non ha
trovato una lettera di suo padre. La lettera era indirizzata a una certa
Mi Mi residente a Kalaw, in Birmania, e cominciava con queste
struggenti parole: "Mia amata Mi Mi, sono passati
cinquemilaottocentosessantaquattro giorni da quando ho sentito battere
il tuo cuore per l'ultima volta".
[...]Quando veniamo fuori da qualcosa, proseguiamo per la
nostra strada lasciandoci alle spalle ciò che è passato. Ma i morti, ce
li lasciamo alle spalle o li portiamo con noi? Credo che li portiamo con
noi. Ci accompagnano. Ci restano vicini - solo in un'altra forma.
Dobbiamo imparare a convivere assieme a loro e alla loro morte.[...]
Avevo adocchiato questo libro fin dalla sua prima uscita nelle
librerie. Ma dato che i libri ci chiamano in determinato momento della
nostra vita, questo è stato il suo momento.
L'8 febbraio 2013 mio papà ha un incidente banalissimo in montagna, che però non lascia scampo. Muore tra le braccia di mia madre e di un amico che era a passeggio con loro su un sentiero senza nessuna difficoltà. Mio papà scivola sbattendo la testa.
Sono giorni che mi ripeto che mio papà non tornerà e non riesco a capire, è una frase senza senso per me.
L'8 febbraio 2013 mio papà ha un incidente banalissimo in montagna, che però non lascia scampo. Muore tra le braccia di mia madre e di un amico che era a passeggio con loro su un sentiero senza nessuna difficoltà. Mio papà scivola sbattendo la testa.
Sono giorni che mi ripeto che mio papà non tornerà e non riesco a capire, è una frase senza senso per me.
Avevo iniziato questo libro e poi l'ho abbandonato, ma in questi giorni di atroce dolore mi sono detta che dovevo continuare.
Il libro non è un capolavoro, in certi tratti ha un po' rubacchiato qualche idea da altri libri, ma arrivo alla fine.
Non so se mi ha convinto a vivere la morte di mio papà in modo diverso, non so se mai troverò pace in questa vita.
Però voglio pensare, e ne sono certa, che papà ci ha amato oltre ogni umana concezione e per questo motivo ne devo essere felice, perchè altri non hanno avuto la mia stessa fortuna.
Ma fa un gran male.
Tin Wn e Mi Mi li ho visti proprio come mio papà e mia mamma.
Solo che i libri hanno sempre un lieto fine la vita un po' meno...
Il libro non è un capolavoro, in certi tratti ha un po' rubacchiato qualche idea da altri libri, ma arrivo alla fine.
Non so se mi ha convinto a vivere la morte di mio papà in modo diverso, non so se mai troverò pace in questa vita.
Però voglio pensare, e ne sono certa, che papà ci ha amato oltre ogni umana concezione e per questo motivo ne devo essere felice, perchè altri non hanno avuto la mia stessa fortuna.
Ma fa un gran male.
Tin Wn e Mi Mi li ho visti proprio come mio papà e mia mamma.
Solo che i libri hanno sempre un lieto fine la vita un po' meno...
MODEL HOME di Eric Puchner
5/5 Trama: Uno straziante, tenero e divertente ritratto di una famiglia sgangherata
scritto dall'autore rivelazione della narrativa americana. Warren
Ziller decide di trasferirsi con la sua famiglia in California alla
ricerca di una vita più agiata, e apparentemente sembra trovarla: in un
quartiere residenziale vicino alla spiaggia nello splendore californiano
degli anni Ottanta. Ma il sogno americano della famiglia Ziller viene
bruscamente interrotto. Nonostante l'amore che nutrono l'uno per
l'altro, Warren, sua moglie Camille e i loro tre figli si sono
lentamente allontanati ritrovandosi a vivere vite parallele, distanti
come satelliti. Ma peggio ancora, Warren ha perso tutti i risparmi di
famiglia in un fallimentare investimento immobiliare: un "villaggio" di
case prefabbricate nel bel mezzo del deserto. Quando il disastro
economico irrompe gli Ziller sono costretti a trasferirsi in una delle
casette prefabbricate di Warren ritrovandosi a vivere in una specie di
villaggio fantasma. Da lì ecco scaturire una sorta di gioco al massacro
che sgretolerà la facciata di "famiglia modello": dietro i perfetti
twin-set della signora Ziller si nasconde infatti una profonda
insoddisfazione, il figlio maggiore fidanzato ufficialmente con "la
ragazza dei sogni" se la spassa di nascosto con la sorella ribelle di
lei, la figlia adolescente se la fa con il "povero ragazzo messicano" e
il piccolino di casa si ostina a vestirsi solo di arancione ...
[spoiler]
Quando ti chiedono "tu perché leggi?" sarei tentata di rispondere che mi piace andare *altrove*.
Qui invece non si va altrove perché non è un libro di fantasia che ti porta a sognare ambientazioni diverse, si va a trovare una famiglia del tutto normale, con le sue crisi le sue bugie i suoi momenti critici e tutto il resto.
E' sicuramente il senso di colpa il protagonista principale, ogni personaggio lo vive intensamente:
Warren - il capofamiglia che ha investito tutto per un progetto di casette in quartiere esclusivo tralasciando il fatto che verrà costruita una discarica appena dietro, quindi rimarranno praticamente tutte invendute. Non lo dice alla famiglia per vergogna, ha usato anche i soldi per l'università dei figli e ora stanno pignorando la macchina e i mobili.
Camille - la moglie, impegnata nelle grandi cause di fame nel mondo e povertà invece che pensare alla famiglia, trascurando i figli come se nemmeno fossero suoi.
Dustin - figlio più grande, suona in un gruppo musicale per diletto, con progetti universitari ben chiari e una fidanzatina... attenderà un anno, il loro primo anniversario per consumare il loro amore, ma un piccolo problema rovinerà tutto...lui ubriaco si farà la sorella della fidanzata.
Lyle - la sorella, anche lei idee chiare di università, si crederà innamorata di Hector ma nel momento di incontrarlo alla spiaggia, se ne vergogna e fa finta di non riconoscerlo e rimarrà tra le sue amicizie.
Jonas - il fratellino più piccolo, un po' strano, con qualche ritardo mentale se vogliamo definirlo così, anche se a volte il suo ragionare in maniera elementare gli fa vedere le cose più chiaramente del resto della sua famiglia.
Qui invece non si va altrove perché non è un libro di fantasia che ti porta a sognare ambientazioni diverse, si va a trovare una famiglia del tutto normale, con le sue crisi le sue bugie i suoi momenti critici e tutto il resto.
E' sicuramente il senso di colpa il protagonista principale, ogni personaggio lo vive intensamente:
Warren - il capofamiglia che ha investito tutto per un progetto di casette in quartiere esclusivo tralasciando il fatto che verrà costruita una discarica appena dietro, quindi rimarranno praticamente tutte invendute. Non lo dice alla famiglia per vergogna, ha usato anche i soldi per l'università dei figli e ora stanno pignorando la macchina e i mobili.
Camille - la moglie, impegnata nelle grandi cause di fame nel mondo e povertà invece che pensare alla famiglia, trascurando i figli come se nemmeno fossero suoi.
Dustin - figlio più grande, suona in un gruppo musicale per diletto, con progetti universitari ben chiari e una fidanzatina... attenderà un anno, il loro primo anniversario per consumare il loro amore, ma un piccolo problema rovinerà tutto...lui ubriaco si farà la sorella della fidanzata.
Lyle - la sorella, anche lei idee chiare di università, si crederà innamorata di Hector ma nel momento di incontrarlo alla spiaggia, se ne vergogna e fa finta di non riconoscerlo e rimarrà tra le sue amicizie.
Jonas - il fratellino più piccolo, un po' strano, con qualche ritardo mentale se vogliamo definirlo così, anche se a volte il suo ragionare in maniera elementare gli fa vedere le cose più chiaramente del resto della sua famiglia.
La prima metà del libro presenta la situazione e i personaggi, non essendo mai noioso.
La seconda metà invece tratterà una tragedia, l'esplosione della casa e il fratello più grande che rimane ustionato.
Per tutto il tempo tutti riterranno il piccolo Jonas responsabile, per il suo ritardo, lo ritengono colpevole di aver lasciato il gas aperto e di aver fatto saltare la casa, solo dopo si scoprirà la verità.
Il fatto è che la fine di questo libro non è un lieto fine, è la fine più logica di una famiglia che si porta dietro sentimenti repressi e disattenzioni e sensi di colpa, cosa che forse accomuna molte famiglie da sempre.
La seconda metà invece tratterà una tragedia, l'esplosione della casa e il fratello più grande che rimane ustionato.
Per tutto il tempo tutti riterranno il piccolo Jonas responsabile, per il suo ritardo, lo ritengono colpevole di aver lasciato il gas aperto e di aver fatto saltare la casa, solo dopo si scoprirà la verità.
Il fatto è che la fine di questo libro non è un lieto fine, è la fine più logica di una famiglia che si porta dietro sentimenti repressi e disattenzioni e sensi di colpa, cosa che forse accomuna molte famiglie da sempre.
Questo libro mi ha fatto venire in mente un messaggio
che mi era arrivato a Natale da un caro amico: "niente è più sfuggevole
dell'ovvio" e direi che calza a pennello!
TEMPO DI UCCIDERE di Ennio Flaiano
5/5 Trama: In un'Africa spogliata di ogni esotismo e folclore, un tenente
dell'esercito italiano vaga alla ricerca di un medico, guidato dal mal
di denti. Si allontana dal campo, rimane solo, si perde. E così, per
caso, che cominciano le avventure del protagonista di "Tempo di
uccidere", indubbiamente il capolavoro di Ennio Flaiano. Un susseguirsi
di casi fortuiti e banali crea le condizioni per le avventure del
protagonista, un antieroe solitario che del caso diventa prigioniero e
schiavo, tanto da arrivare a credere che la propria storia non sia
nient'altro che il compiersi di un destino prescritto. Perché alla fine,
in qualche modo, da ogni circostanza sembra scaturirne un'altra: un
incidente, l'incontro con Miriam, l'amore, lo spettro di un omicidio e
quello della lebbra. Tutto appare concatenato, tutto concorre a
trascinarlo in una cupa crisi esistenziale.
A volte succede che un libro ti cada tra le mani perché vuole essere
letto, ed è esattamente il momento giusto, non prima e non dopo, ma ora!
Così è successo.
Questa lettura si colloca dopo *La materia oscura*, isolamento nell'artico. Qui siamo al caldo dell'Africa ma il concetto è quasi lo stesso, anche se il protagonista non è proprio solo del tutto, ma è solo con se stesso, in un luogo che non è casa, e con le sue paranoie.
Nella mia mente (sempre rispetto al libro precedente) ho cambiato l'ambientazione ma la sensazione è stata la stessa, continuavo a pensare che stare soli lontani da casa, in un ambiente estremo, sia esso l'artico o l'equatore, sia per studi o per la guerra in Abissinia, crea uno scompenso a livello mentale. A me non dispiace stare sola, ma sola come lo intendo io è starmene a casa in pace, fuggendo dalla gente. Non proprio il trovarmi lontano e senza riferimenti familiari. E quindi non sarebbe poi così strano andare via di testa.
L'altra cosa che mi ha fatto venire in mente il libro, visto che il protagonista era veramente in paranoia in certi tratti e ipotizzava e dava per veri fatti che non erano mai successi e che non si sarebbero nemmeno verificati, è stata la mia gioventù. Quando ero ragazzina e avevo paura di chiedere a papà il permesso di andare per es. ad una festa, mi creavo già in testa il dialogo, la negazione, la mia reazione, la spiegazione a chi mi aveva invitato, il dare per scontata la negazione di mio padre ecc.... Alla fine mi ritrovavo un po' come alla fine di questa storia, di fronte al bivio, chiedevo umilmente, e spesso mi sono sentita rispondere SI, e me ne andavo pensando che ero una stupida ad essermi fatta già il mio bel viaggio mentale, era più facile chiedere e accettare quello che arrivava. Lo stesso nel libro, inutile pensare cosa farebbe chi, e perchè e darlo per scontato... in fondo gran parte delle paturnie del protagonista si sono rivelate infondate perchè quasi nulla è andato come prospettato.
Alla fine non so se la morale è che in condizioni estreme la mente parte, e se la mente parte si inventa un sacco di cose inesistenti, non so se tutto questo serve per tenere la mente in allenamento in modo da non gettare anche il corpo, non so se l'argomento guerra in Abissinia sia possibile metterlo sullo stesso piano di qualcos'altro (di più superfluo)...
Ad ogni modo c'è, o meglio c'era, un motivo se un libro vince un premio, e questo lo ha meritato tutto.
Così è successo.
Questa lettura si colloca dopo *La materia oscura*, isolamento nell'artico. Qui siamo al caldo dell'Africa ma il concetto è quasi lo stesso, anche se il protagonista non è proprio solo del tutto, ma è solo con se stesso, in un luogo che non è casa, e con le sue paranoie.
Nella mia mente (sempre rispetto al libro precedente) ho cambiato l'ambientazione ma la sensazione è stata la stessa, continuavo a pensare che stare soli lontani da casa, in un ambiente estremo, sia esso l'artico o l'equatore, sia per studi o per la guerra in Abissinia, crea uno scompenso a livello mentale. A me non dispiace stare sola, ma sola come lo intendo io è starmene a casa in pace, fuggendo dalla gente. Non proprio il trovarmi lontano e senza riferimenti familiari. E quindi non sarebbe poi così strano andare via di testa.
L'altra cosa che mi ha fatto venire in mente il libro, visto che il protagonista era veramente in paranoia in certi tratti e ipotizzava e dava per veri fatti che non erano mai successi e che non si sarebbero nemmeno verificati, è stata la mia gioventù. Quando ero ragazzina e avevo paura di chiedere a papà il permesso di andare per es. ad una festa, mi creavo già in testa il dialogo, la negazione, la mia reazione, la spiegazione a chi mi aveva invitato, il dare per scontata la negazione di mio padre ecc.... Alla fine mi ritrovavo un po' come alla fine di questa storia, di fronte al bivio, chiedevo umilmente, e spesso mi sono sentita rispondere SI, e me ne andavo pensando che ero una stupida ad essermi fatta già il mio bel viaggio mentale, era più facile chiedere e accettare quello che arrivava. Lo stesso nel libro, inutile pensare cosa farebbe chi, e perchè e darlo per scontato... in fondo gran parte delle paturnie del protagonista si sono rivelate infondate perchè quasi nulla è andato come prospettato.
Alla fine non so se la morale è che in condizioni estreme la mente parte, e se la mente parte si inventa un sacco di cose inesistenti, non so se tutto questo serve per tenere la mente in allenamento in modo da non gettare anche il corpo, non so se l'argomento guerra in Abissinia sia possibile metterlo sullo stesso piano di qualcos'altro (di più superfluo)...
Ad ogni modo c'è, o meglio c'era, un motivo se un libro vince un premio, e questo lo ha meritato tutto.
Note
PAG.39
Una donna che fugge attira l'inseguitore,
anzi lo crea. Istintivamente lei doveva pensare questo e perciò stava
ferma aspettando di vedermi proseguire.
PAG.55
Profonda bellezza di lei nel sonno.
Soltanto nel sonno la sua bellezza si rivelava completamente, come se il
sonno fosse il suo vero stato e la veglia una tortura qualsiasi.
Dormiva, proprio come l'Africa, il sonno caldo e greve della decadenza,
il sonno dei grandi imperi mancati che non sorgeranno finché il
"signore" non sarà sfinito dalla sua stessa immaginazione e le cose che
inventerà non si rivolgeranno contro di lui.
Povero "signore". Allora questa terra si ritroverà come sempre; e il sonno di costei apparirà la più logica delle risposte.
Povero "signore". Allora questa terra si ritroverà come sempre; e il sonno di costei apparirà la più logica delle risposte.
PAG.76
Come le persone anche i luoghi raggiungono
una loro felicità e quella piazza dimenticata e sconnessa esprimeva la
pace dei tempi che non tornano.
PAG.79
Dalla piazza partivano varie strade, una
delle quali portava alla chiesa, un edificio che vedevamo in fondo a un
cortile, tra due baracche a veranda. Era una vecchia opera del periodo
portoghese, nobilmente invecchiata, asimmetrica, in piedi per miracolo, e
ci fermammo a osservarla. Quel rivedere dopo tanti mesi una parvenza di
edificio costruito non per istinto ma per intelligenza mi dava una
gioia profonda, che non sapevo a che legare.
PAG.203
L'ingegnere e l'indigena, caro dottore, si
uccidono scambievolmente e ciascuno col mezzo di cui dispone.
L'ingegnere uccide da uomo pratico *che non ha tempo* per verificare un
fenomeno già sufficientemente controllato dall'esperienza, e senza
chiedersi quali conseguenze porterà il suo atto. L'indigena uccide come
uccide la sua terra, *con tutto il tempo*, del quale ha un concetto così
sbagliato.
PAG.236
Mi sentivo talmente indifeso che entrai
nella capanna, ma subito ne uscii ancora più inquieto, dicendomi che ,
dopotutto, preferivo vedere, volevo vedere. E allora ripensa alla
curiosità che uccide i soldati in battaglia, quando la paura fa levare
le teste, perché tutti vogliono vedere, vedere almeno il nemico, non
saperlo là davanti senza poterlo vedere.
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Non stancarsi mai di leggerlo, non stancarsi mai dei personaggi, non averne mai abbastanza.
Stare sempre all'erta per capire come i vari narcotrafficanti si muoveranno, dove andranno, che sicari recluteranno, chi faranno fuori.
E Art Keller che deve incastrarli, Nora prostituta doppiogiochista, Callan sicario innamorato, e i Barrera intoccabili, e molte altre persone che fanno di questa storia, un libro meraviglioso e appassionante.
Mi sono domandata spesso lungo il racconto, quanto ci sia di inventato e quanto di vero...
Cambiando i nomi mi sa che non ci discostiamo molto da un saggio sui narcotrafficanti del centro-sud America.