3/5 Trama: Il sogno, il destino, il desiderio, l'amore e la morte... i temi eterni e
universali della letteratura reinterpretati dalla prosa potente e
visionaria di García Márquez. Dodici racconti sul filo misterioso della
memoria nei quali l'autore colombiano rivive e reinventa le tappe
avventurose del suo girovagare in Europa e nel mondo, i suoi soggiorni a
Roma, Barcellona, Parigi, L'Avana, Napoli, Vienna, Ginevra e altre
ancora. In ognuno di questi racconti l'autore di Cent'anni di solitudine
riannoda i suoi ricordi personali con le vicende di personaggi reali o
verosimili, ricostruendo le atmosfere e gli ambienti più caratteristici
di ciascuno dei luoghi visitati. Una raccolta insolita, una serie di
storie bizzarre e affascinanti nelle quali la cultura del vecchio mondo
si mescola all'inarrestabile vivacità tropicale della fantasia del
Caribe.
… La prima idea mi venne all’inizio degli anni Settanta, a proposito di un sogno chiarificatore fatto dopo cinque anni che vivevo a Barcellona. Avevo sognato di assistere al mio funerale, a piedi, camminando in mezzo a un gruppo di amici vestiti a lutto stretto, ma in vena di bagordi. Sembravamo tutti felici di stare insieme. E io più di ogni altro, per via di quella grata occasione che mi offriva la morte di ritrovarmi con i miei amici dell’America latina, i più vecchi, i più amati, quelli che non vedevo da più tempo. Al termine della cerimonia, mentre cominciavano ad andarsene, io avevo tentato di seguirli, ma uno di loro mi aveva fatto notare con una severità risoluta che per me la festa era finita. “Sei l’unico che non può andarsene” mi aveva detto. Solo allora avevo capito che morire è non ritrovarsi mai più con gli amici…
… La prima idea mi venne all’inizio degli anni Settanta, a proposito di un sogno chiarificatore fatto dopo cinque anni che vivevo a Barcellona. Avevo sognato di assistere al mio funerale, a piedi, camminando in mezzo a un gruppo di amici vestiti a lutto stretto, ma in vena di bagordi. Sembravamo tutti felici di stare insieme. E io più di ogni altro, per via di quella grata occasione che mi offriva la morte di ritrovarmi con i miei amici dell’America latina, i più vecchi, i più amati, quelli che non vedevo da più tempo. Al termine della cerimonia, mentre cominciavano ad andarsene, io avevo tentato di seguirli, ma uno di loro mi aveva fatto notare con una severità risoluta che per me la festa era finita. “Sei l’unico che non può andarsene” mi aveva detto. Solo allora avevo capito che morire è non ritrovarsi mai più con gli amici…

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