giovedì 18 aprile 2013

RACCONTI CHE FANNO LE FUSA di Julia Deuley

3/5 Trama: La saggezza dei gatti è insondabile. Magica, imprevedibile, graffiante,maliziosa. E' una saggezza vecchia di millenni, ma eternamente giovane. Igatti hanno strani poteri. Ci confondono con la loro grazia, ci ammaliano conil mistero dei loro occhi che scrutano nel buio e ci incuriosiscono con quelloro sofisticato distacco. E sono proprio loro, i gatti, i grandi protagonistidi questi racconti: gatti che incontrano il Creatore, sfidano la Morte, nontemono la Grande Sfinge, ingannano uomini e animali.

SEMPLICEMENTE GATTI
Sono balzato sul ramo.
I miei artigli lacerano il vento.
Non lasciano alcuna traccia.
Più il soprammobile è fuori portata, più la sua
caduta è divertente.
Dopo anni di ricerca infruttuosa
al fine ho scoperto la bella vita:
sono immobile.
I gatti sono creature molto pudiche. Una notte la
luna li spiava da un punto così basso dell’orizzonte
che essi decisero di punire una curiosità così
intempestiva. Con un salto prodigioso, tutti i gatti
del mondo saltarono sull’astro pallido e tagliuzzarono
le sue guance paffute a colpi di artigli. Da quel giorno
la luna è segnata un po’ ovunque da buchi e crateri.
La grondaia è instabile.
Le zampe sono infallibili.
Le ore fuggono ad ali spiegate.
Il merlo qui accanto ignora le buone maniere.
Anche una piccola piuma h un retrogusto d’infinito.
Il sole picchia.
La canicola arroventa le tegole del tetto.
Niente di buono fuori casa.
Gli angoli sono pieni di minuscoli odori deliziosamente ambigui.
L’acqua fredda è un insulto.
Il pesce rosso deve stare attento.
Niente mai mi distrae.
La strada si perde nell’infinito.
Non c’è fretta.
Del resto, non c’è mai nessuno.
Cammino lentamente con la coda alta.
Le carte sono sacre.
Ma l’inchiostro si secca troppo in fretta.
Le parole sono graffi sulla pagina bianca.
I pensieri sono più fugaci dei mosconi.
Accanirsi con un fiocco di neve.
Disdegnare il vento della tempesta.
Sparire nella nebbia.
Io ho fiducia solo nelle tenebre.
Le tende sono delle ali.
Dome mai si nasconde l’uccello?
Bisogna romperle per obbligarlo a mostrarsi.
Ogni mensola è un tempio.
Ogni cartone un hotel a quattro stelle.
Dal veterinario, aspettare e fare finta di niente.
Schizzare ogni tanto, giusto per ragioni di convenienza.
Il latte è insapore, ma rinfresca i baffi.
I croccantini sono insipidi, ma crocchiano allegramente sotto i denti.
Nulla vale le prelibatezze destinate ad altri.
Amo teneramente gli uccellini.
Che si avvicinino pure senza paura.
So bene come scaldarli.
I miei baffi mi indicano la direzione del vento.
Mi rigiro su me stesso per rendere il luogo più attraente.
Un eccesso di euforia mi spinge a rompere una porcellana rara.
Nella gabbia di vimini
Sono un povero prigioniero che viene insultato.
Hanno ucciso il vento
e confiscato l’aria libera.
Amo le geometrie improbabili.
La sera faccio schizzi folli.
Per dare respiro al tappeto, mi capita di camminare di
Sghimbescio.
Stringo gli occhi per vedere le cose di profilo.
Ho il mento carezzevole.
Le mie guance fremono.
Niente minaccia impunemente la mia lentezza.
Un nonnulla destabilizza la quiete del giorno.
Il mistero permane.
La mia furia resta intatta.
Quando socchiudo un occhio.
Il cielo va in vacanza.
Il giorno si ferma.
Il mistero si infittisce.
Il volo delle mosche è sacrilego.
Basta una farfalla per profanare la santa immobilità del luogo.
Fortunatamente, io vigilo.
In incognito, né visto né conosciuto.
Avanzo travestito.
Le mie pupille sono gli artigli della luna.
Spadaccino delle grondaie, la mia follia è una grazia.
L’imprevedibile è la mia sola disciplina.
Nemmeno la voce del poeta riesce a scalfire il mio mistero.
Perché si affaticano tanto a darmi un nome?
Per quanto mi chiamino, non risponderò mai.
Vado e ritorno seguendo solo il ritmo del mio desiderio.
Io mi circondo di riti.
Poveri umani,
è necessario almeno rassicurarli un po’.
Ignoro il mostro che si nascondo dietro la porta.
Ma il più piccolo foglio di carta che mi tocca mi fa sussultare.
Per acchiappare una foglia morta in pieno volo.
Cambio ogni volta la mia posa.
Mi illumino al cambio delle stagioni.
Sul tappeto verde del vento.
Il tempo è una statua di sale.
Immergo i miei baffi nell’ignoto.
La notte è il mio terzo occhio.
La mia coda è anche un segno per indicare il punto di non ritorno.
Ma, al tempo stesso, è una vipera assopita.
La sua danza da rettile è un progetto omicida.
Gli imbecilli credono di avere il potere di uccidermi.
Il mio potere è assai più considerevole: ho il potere di farmi uccidere da loro.
Io sono una nutrice compassionevole e carezzevole.
Venite fragili bestiole impaurite.
Venite a rifugiarvi nella mia stretta carnivora.
Io sono il portiere dell’eternità.
Con me, le ore devono avere le carte in regola.
Principe dei nottambuli, onnipresente e invisibile
niente sfugge al mio voyeurismo.
I piccioni sono degli stupidi.
Si dondolano a cielo aperto sul davanzale della finestra.
Il crepitio ottuso delle loro zampette mi fa drizzare i baffi.
Mi vendicherò.
Incido il mio nome sul cuoio delle poltrone.
Ma questi stupidi non sanno leggere.
Mi piacerebbe moltissimo partecipare ai silenziosi conciliaboli dei pesci.
Ma io ha un bel chiamarli. Fanno finta di non sentirmi.
Finirò per rompere l’acquario.

È grattando le piccole cose da nulla
Che si trova infine la vera gioia.

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