giovedì 10 agosto 2017

BENEDIZIONE di Kent Haruf

Trama 5/5: Nella cittadina di Holt, in Colorado, Dad Lewis affronta la sua ultima estate: la moglie Mary e la figlia Lorraine gli sono amorevolmente accanto, mentre gli amici si alternano nel dare omaggio a una figura rispettata della comunità. Ma nel passato di Dad si nascondono fantasmi: il figlio Frank, che è fuggito di casa per mai più tornare, e il commesso del negozio di ferramenta, che aveva tradito la sua fiducia. Nella casa accanto, una ragazzina orfana viene a vivere dalla nonna, e in paese arriva il reverendo Lyle, che predica con passione la verità e la non violenza e porta con sé un segreto. Nella piccola e solida comunità abituata a espellere da sé tutto ciò che non è conforme, Dad non sarà l’unico a dover fare i conti con la vera natura del rimpianto, della vergogna, della dignità e dell’amore.
Kent Haruf affronta i temi delle relazioni umane e delle scelte morali estreme con delicatezza, senza mai alzare la voce, intrattenendo una conversazione intima con il lettore che ha il tocco della poesia. [3° volume]

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Al primo sguardo qualcuno potrebbe dire di non aver letto niente di speciale, assolutamente nessun capolavoro, quasi al limite dall'essere insignificante...
Il fatto è che il primo sguardo finisce, e poi inizia un modo nuovo di vedere le cose, e ti accorgi di avere in mano non solo un capolavoro ma una perla rara di bellezza, delicatezza e al tempo stesso spietato.
A parte il piccolissimo (e forse insignificante, non lo so, lo dirò a fine lettura della trilogia intera) particolare, che nell'edizione italiana Benedizione è il primo libro della Trilogia, ma è stato scritto nel 2013 e se poi passate a Canto di pianura, ovvero il secondo libro della Trilogia e guardate l'anno in cui è stato scritto, vi trovate il 1999 (io non capirò mai sta mania tutta italiana di cominciare sempre dal fondo), mi pare di capire comunque che i personaggi sono gli stessi, solo che in questo libro si fanno i conti con la fine (appunto, si inizia sempre al contrario noi)....
Insomma è una sorta di libro dei conti, per alcuni personaggi sono i conti dell'età intorno ai 50 circa, in cui non si ha una relazione stabile, ci sono state occasioni sprecate, oppure figli che sono mancati e quindi i genitori non sono più così atti a vivere pienamente, perché un figlio che muore è una parte di te che se ne va per sempre.... e poi c'è Dad, la voce che si fa più sentire che invece è alle prese con la fine, la fine ultima, e si sa che in punto di morte si fa ammenda, con gli altri ma soprattutto con se stessi.
Si vorrebbe riuscire a chiudere tutte le pendenze ma non sempre è possibile e ti rimane addosso il senso di colpa, il senso del "non concluso" che a me provoca una sofferenza inaudita....
Il libro è scritto con frasi brevi, non c'è spreco di parole per le descrizioni, e nonostante tutto ho percepito l'ambientazione e i personaggi in modo così vivido da lasciare senza fiato...
E ho negli occhi quella finestra sempre aperta con la tenda che si muove dentro e fuori, la brezza verso il tramonto, i colori caldi, i campi con le balle di fieno tipiche delle zone aride dell'America, un'immobilità tipica dell'estate torrida, e sentivo il frinire delle cicale, una poesia....
Credo che sia un libro immenso, un libro che non ti dice nulla se tu non sai guardare con introspezione nella tua vita, perché tutti dobbiamo fare qualche conto prima o poi...magari è un invito a farlo prima, in modo da non sprecare la nostra vita guardando solo fuori dalla finestra.
Haruf fa tanti inviti tra queste righe che potrei parlarne all'infinito... allora ne faccio uno io a voi: leggetelo!

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