lunedì 22 aprile 2013

SULL'AMORE E SULLA MORTE di Patrick Süskind

4/5 Trama: "Dall'inizio della storia e della civiltà, l'uomo in quanto creatore e, dall'età di Orfeo, l'uomo in quanto poeta si sono occupati di poche cose con tanta ostinazione come dell'amore." Sono proprio l'amore e il suo funesto doppio, la morte, che l'autore ha deciso di affrontare in questo intenso saggio breve. Come saggista, Süskind cita Platone, Socrate, Goethe, Wagner, Stendhal, e paragona il destino di Orfeo e di Gesù, poiché entrambi hanno tentato di vincere la morte in nome dell'amore.

Avviene così.
Due donne, con cui Gesù è in amicizia, lo mandano a chiamare; Lazzaro, il loro fratello, è a letto malato, le donne pregano Gesù di andare a guarirlo. E che cosa fa Gesù? Prima di tutto non va. Dice: "Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, affinché, per mezzo di essa, sia glorificato il Figlio di Dio". Si comporta (per amor di giustizia aggiungiamo: secondo l'evangelista Giovanni) non diversamente da come si comporta ogni leader politico dei tempi moderni e attuali quando si trova a confronto con un avvenimento spiacevole e inaspettato: cerca istintivamente di volgerlo a proprio favore e di sfruttarlo per farsi pubblicità. Il fatto che qualcuno sia a letto ammalato e soffra è di secondaria importanza. E' molto più importante inscenare la salvezza del malato con il massimo effetto possibile sul pubblico, per aumentare così la propria fama e rafforzare il proprio gruppo. Gesù lo fa in modo estremo, addirittura brutale. Aspetta che Lazzaro muoia e dichiara ai suoi seguaci che si rallegra di non essere stato prima da lui dicendo: "Affinché crediate". E solo allora si reca comodamente con il suo seguito nel villaggio di Lazzaro, dove arriva con quattro giorni di ritardo. Le due donne, Maria e Marta, sono comprensibilmente deluse. Marta dice: "Se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!". Gesù considera quest'affermazione come un delitto di lesa maestà, s'infuria e rimprovera le due donne davanti al corteo funebre riunito esortandole a non piangere e a non lamentarsi bensì a credere, e precisamente in lui come figlio di Dio, al quale niente è impossibile. Quindi dà ordine di condurlo alla tomba, non senza fare qualcosa durante il cammino per indurre la commozione, e cioè versare una lacrima davanti a tutti, suscitando così il successo desiderata nel pubblico. "Vedi come l'amava!" sussurra la folla. Giunto alla tomba, una specie di caverna chiusa da una lastra di roccia, Gesù ordine: "Levata la pietra!". E liquida l'obiezione di una delle sorelle di lasciarla dov'è, perchè il morto è lì da quattro giorni e puzza già, rimproverandola di nuovo: deve tacere e credere. Pardon, la citazione non è del tutto esatta, il messia si esprime un po' più elegantemente: "Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?" Così parla. E poi tolgono la pietra. E' giunto il momento decisivo. La folla trattiene il respiro. Sembra di vederla fissare dapprima la caverna scura e poi alzare lo sguardo impaziente su Gesù, sembra di vedere i seguaci e gli avversari (sono resenti anche questi) aguzzare le orecchie e metter mano allo stilo per non lasciarsi sfuggire neppure una parola o un dettaglio del maestro (il racconto di Giovanni si legge come un reportage postumo, si ha l'impressione di assistere a uno spettacolo mediatico dei nostri giorni, mancano solo le telecamere).
Poi, primo piano di Gesù: prima di passare all'azione mette in scena il culmine del dramma, aumentando ulteriormente la tensione con un momento di ritardo e al tempo stesso annunciando il suo messaggio e svelando lo scopo propagandistico dell'evento con una franchezza addirittura spudorata. Alza gli occhi al cielo verso Dio, che chiama suo padre, e dice: "Padre, ti ringrazio di avermi ascoltato, Sapevo bene che tu sempre mi ascolti. Ma l'ho detto per la gente che sta attorno, affinché credano che tu mi hai mandato". E guarda verso la caverna e grida ad alta voce: "Lazzaro, vieni fuori!". E il poveretto, che ha la testa e le membra avvolte nel sudario e già emana odore di decomposizione, esce vacillando dalla tomba nella luce abbacinante e deve esporsi alla curiosità della folla. "Scioglietelo", dice freddamente Gesù, "e lasciatelo andare".
Il successo dell'azione è, secondo il piano, schiacciante. Una gran parte degli ebrei presenti abbraccia spontaneamente il partito di Gesù; altri si mettono a girare tutto il paese per far conoscere la sua impresa gloriosa, alcuni la riferiscono direttamente ai sommi sacerdoti. E costoro, per motivi politici ben ponderati, decidono di togliere di mezzo il predicatore ambulante ribelle uccidendolo. Così la resurrezione di Lazzaro introduce immediatamente l'ultimo atto della storia del successo senza precedenti di Gesù di Nazaret: la sua morte sulla croce, da lui stesso profetizzata, voluta e provocata, cha da allora gli ha procurato una pubblicità inarrestabile...

Nessun commento:

Posta un commento