4/5 Trama: Il volume raccoglie ventitre racconti dell'autore di "Fahrenheit 451".
Ray Bradbury ha firmato queste storie inquietanti che spaziano dai più
classici temi di marziani e astronavi fino a mostrare una vena che
sfiora l'horror.
…Mi piacerebbe camminare in una notte di primavera, sai, una di quelle
notti che sono sempre calde fino all’alba. Sì, camminare. Con una
ragazza. Andare avanti per un’ora, per arrivare in un posto dove puoi
appena vedere e sentire qualcosa. Salire una collina e sedervi in cima.
Guardare le stelle. Tenendo tra le mie la mano della ragazza. Mi
piacerebbe sentire il profumo dell’erba e del grano dei campi, e sapere
di essere al centro del Paese, ma con le città e le autostrade
lontanissime, e senza che nessuno sappia che noi due siamo lì, in cima
alla collina, sull’erba, a contemplare la notte. E sarebbe già bello il
solo fatto di tenerle la mano. Puoi capire questo? Sai che tenere la
mano di qualcuno può essere una cosa importante? Una cosa che le tue
mani accarezzano pur senza muoversi. Una cosa così la puoi ricordare,
più di ogni altra, per tutta la vita. Unicamente, tenersi per mano può
avere un significato del genere, insuperabile. Io ci credo. Quando tutto
è ripetitivo, si perpetua, diventa abitudine, sono le prime cose che
contano anziché l’ultima…
Così mi piacerebbe rimanere seduto lassù, senza dire una parola. Non vi sono parole per una notte come quella, io e lei neanche ci guarderemmo. Vedremmo le luci della città lontana, sapendo che altre persone, prima di noi, hanno scalato altre colline, e che nulla di meglio al mondo esiste. Nulla potrebbe essere migliore; tutte le case e le cerimonie e le garanzie che ti può dare il mondo sono nulla in confronto a una notte come quella. Le metropoli e la gente nelle stanze di quelle case cittadine sono una cosa quando scende la notte; le colline, l’aria aperta, le stelle e la mano nella mano sono qualcosa d’altro. E poi, alla fine, senza parlare, lei e io gireremmo il capo, alla luce della luna, e ci guarderemmo l’un l’altra. E rimanere così, su quella collina, tutta la notte. C’è qualcosa di male in questo? Puoi onestamente dire che vi sia qualcosa di male?...
No, l’unica cosa di male in una notte come quella che dici tu, è che esiste un mondo, al quale tu devi tornare.
Così mi piacerebbe rimanere seduto lassù, senza dire una parola. Non vi sono parole per una notte come quella, io e lei neanche ci guarderemmo. Vedremmo le luci della città lontana, sapendo che altre persone, prima di noi, hanno scalato altre colline, e che nulla di meglio al mondo esiste. Nulla potrebbe essere migliore; tutte le case e le cerimonie e le garanzie che ti può dare il mondo sono nulla in confronto a una notte come quella. Le metropoli e la gente nelle stanze di quelle case cittadine sono una cosa quando scende la notte; le colline, l’aria aperta, le stelle e la mano nella mano sono qualcosa d’altro. E poi, alla fine, senza parlare, lei e io gireremmo il capo, alla luce della luna, e ci guarderemmo l’un l’altra. E rimanere così, su quella collina, tutta la notte. C’è qualcosa di male in questo? Puoi onestamente dire che vi sia qualcosa di male?...
No, l’unica cosa di male in una notte come quella che dici tu, è che esiste un mondo, al quale tu devi tornare.
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